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Grandi autori che proprio non digerisco3 min read

23 Giugno 2017 3 min read

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Grandi autori che proprio non digerisco3 min read

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Non parlo, si sappia, di quei libri che molto in teoria “bisognerebbe” aver letto in quanto classici intramontabili e basilari della letteratura mondiale, fondamenta della nostra cultura, cemento delle nostre menti e quant’altro. Pirandello, per fare un esempio a caso. Dante, Manzoni. Virginia Woolf. Oscar Wilde – per inteso, l’unico tra le teste di diamante citate che io abbia davvero gradito fino in fondo è stato Oscar. Che a me La signora Dalloway ha lasciato un po’ freddina, senza nulla togliere a Virginia. Il mio non è un giudizio, ma una constatazione; non è una scrittrice per me, e io non sono una lettrice per lei. Capita.
No, parlo di altro.
Degli autori che sono il collante del tuo genere diletto, le voci in comune nella testa degli amici lettori e che… beh, per una ragione o per l’altra a te non piacciono. Cioè, a me. E ogni volta che mi trovo a dover confessare ‘sta cosa mi tremano un poco le vene ai polsi. (Va bene, lo ammetto, Dante alle superiori mi era piaciuto. La cosa delle vene ai polsi ha una forza che levate.)
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Elric di Melniboné, di Michael Moorcock. Ha influenzato mezzo immaginario fantasy, siamo a livelli di tolkeniana potenza. Dalla letteratura al cinema, per non parlare dei giochi di ruolo.
E a me? E a me… meh. L’ho provato, davvero. Ma non era per me. Potrei cercare di dare delle motivazioni che, almeno alla me che l’aveva letto anni fa, parevano sensate e oggettive; ma sono una codarda, so dove mi trovo e temo il linciaggio.
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E poi? E poi China Mieville; incompatibilità cui accompagno un lieve imbarazzo, poiché il suo Perdido Street Station me l’hanno regalato degli amici per il compleanno di diversi anni fa, e dopo averci arrancato sopra per settimane, l’ho abbandonato mesi e mesi fa. Uno di quei casi in cui viene da dire “troppa ambientazione”, insieme a un “troppo poco dei personaggi”. O forse sono io che non riesco a entrare abbastanza in quei personaggi, e non per colpa loro. Forse sono così distanti dalla mia esperienza che non riesco a entrare in contatto con loro, chissà.
E… Jack Vance. Ho letto il primo libro della serie del pianeta Tschai, e diamine, ho gradito l’ambientazione quanto non ho sopportato i personaggi. Solo che per me i personaggi sono la parte più importante di una qualsivoglia lettura; Vance sarà un apporto incalcolabile alla fantascienza, ma davvero non è mio.
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E ora l’ultimo, il più difficile.
H. P. Lovecraft. Colui che ci ha dato Cthulhu, che ci ha donato l’Abisso e l’Abominio, la cui influenza risulta così evidente da non aver bisogno di spiegazioni. È Lovecraft, suo è il volto dell’Orrore, e l’Orrore stesso lo teme.
Solo che a me non piace.
C’è sempre ‘sta faccenda dei personaggi, che se non riesco a entrare in contatto con loro, poco mi interessa di tutto il resto. È attraverso i loro occhi che vivo un contesto orrorifico, se i loro occhi mi sono preclusi in me non riesce a scattare nulla, e la lettura mi risulta arida, meccanica, quasi uno studio.
Perdonatemi, compagni lettori, perché ci sono autori che ci hanno dato tanto, e che tuttavia non riesco ad apprezzare.
(C’è anche da dire che fa bene buttare fuori ‘ste cose. Mi sento già meglio.)

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