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Le armi della fantascienza: parte 2 – le armi improprie4 min read

20 Giugno 2017 4 min read

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Le armi della fantascienza: parte 2 – le armi improprie4 min read

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Come vi ho promesso qualche giorno fa, torniamo a parlare di armi nella sci-fi letteraria. La scorsa volta ci siamo occupati delle armi “proprie” ossia di tutti quegli strumenti che in un certo senso provocano dolore fisico o che comunque nascono a questo scopo. Ora è il turno delle armi “improprie”.  Con questo termine intendo tutti quegli strumenti, materiali o meno, con i quali l’uomo ha potere sugli altri o subisce gli altri, della sua specie o meno, senza che ci sia un danno fisico. Ho individuato quattro macro categorie con relativi esempi a seguito. Ovviamente se ve ne vengono in mente altri non esitate a commentare.

La conoscenza o la privazione di essa. Il sapere le cose, in generale, è fonte di potere e lungimiranza. Lo sa bene Hari Seldon, protagonista in un certo senso invisibile della saga della Fondazione di Isaac Asimov. La psicostoria, una complessa disciplina da lui messa appunto in un futuro dove la galassia pullula di pianeti e società, permette agli abitanti del pianeta Terminus di osteggiare il caos e l’anarchia previsti e di costituire una Enciclopedia Galattica che mantenga intatto il sapere tecnologico. Nel corso della saga, il potere acquisito dalla comunità di scienziati permetterà loro di lottare, e vincere, i diversi usurpatori dell’Impero Galattico e di fondarne un nuovo nucleo. In Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, il potere è invece nelle mani di chi la conoscenza la distrugge. In un mondo in cui la lettura dei libri è proibita, Montag, il protagonista della storia, inizia a chiedersi quale sia il contenuto di questi libri per i quali la gente è risoluta a perdere la propria libertà. Durante la sua fuga si renderà bene conto della potenza che la conoscenza riserva a coloro che la possiedono.

Il controllo e i mass media. Una romanzo distopico che si rispetti ha di certo al suo interno il tema del controllo delle masse. Si pensi al più che famoso 1984 di George Orwell e al suo noto Grande Fratello, controllore dell’intimità di tutta la popolazione. Lo spiare le vite dei singoli, unito al lavaggio del cervello coatto da parte dei sistemi d’informazione, porterà all’assopimento delle razionalità dei singoli e al concentramento del potere nelle mani di chi i mass media e l’informazione li gestisce. Una versione più moderna di questo tipo di distopia si trova in Infinite Jest di David Foster Wallace. Questo è un romanzo post-moderno e ( a mio parere, poco) fantascientifico ambientato in un futuro prossimo in cui gli anni sono “sponsorizzati”, nel senso che prendo il nome dal loro sponsor aziendale. Tra le svariate vicende narrate c’è quella di un film disperso e denominato “l’intrattenimento”, o Infinite Jest, che provoca un’estasi catatonica negli spettatori facendo perdere loro interesse per qualsiasi altra cosa che non sia il film stesso.

La droga. Di questa arma di controllo ne abbiamo già parlato in maniera esauriente qui e non mi dilungherei oltre. Ci tengo solo a fare una distinzione tra la droga come strumento di controllo sociale (tra tutti citerei il soma de Il mondo nuovo di Aldous Huxley) e come invece amplificatrice dei poteri psichici della mente (come avviene per esempio con il melange di Dune di Frank Herbert, la droga che ha origine del ciclo vitale del verme delle sabbie di Arrakis).

La mente. Da ultimi, ma non per importanza, ho voluto inserire tutti i poteri della mente: telecinesi, previsioni del futuro, lettura del pensiero e chi più ne ha più ne metta. In questo Philip K. Dick è stato un maestro. Si pensi a Ubik, romanzo ambientato in un futuro in cui lo spionaggio commerciale è diventato una guerra combattuta con poteri paranormali, o poteri psi. Qui, i cosiddetti psicog, si sforzano di carpire i segreti delle grandi aziende multinazionali o vengono assunti da agenzie per neutralizzare le spie dotate di questi poteri. Ancora Dick, in Rapporto di minoranza, ci descrive un mondo dove la polizia precrimine riesce a prevenire gli omicidi grazie alle visioni di esseri mutanti veggenti. Anche nel cyberpunk i poteri della mente sono fondamentali. Si veda Johnny Mnemonic di William Gibson, in cui i dati innestati nella memoria del protagonista, e inaccessibili senza una adeguata password, possono essere materiale di ricatto e origine di pericolose avventure.
Volevo citare, infine, anche l’arma “impropria” del recente La terza memoria di Maico Morellini, e che stupirà non pochi di voi. In questo romanzo l’autore descrive la scrittura, ormai appannaggio di pochissimi, come un vero e proprio dispositivo energetico che possiede una potenza inaudita tanto da rivoltare la terra e sterminare interi eserciti. Davvero ne uccide più la penna che la spada…

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