blog di Alberto Grandi
Recensioni

La colonna di Antanacara, un fantasy italiano alla Dungeons & Dragons4 min read

15 Giugno 2017 3 min read

author:

La colonna di Antanacara, un fantasy italiano alla Dungeons & Dragons4 min read

Reading Time: 3 minutes

Ordunque, La colonna di Antanacara – Avvento di Ronnie Pizzo e Nicolò Parolini, edito da Gainsworth Publishing nel 2014.
Di questo libro ho già chiacchierato, in termini abbastanza vaghi, in uno dei post della rubrica Scribacchiolando – alias Risposte a domande sulla scrittura che a nessuno verrebbe mai in mente di pormi – in quanto trattasi di un romanzo fantasy che, per varie ragioni, va a titillare i miei sensi di giocatrice di ruolo; sono diversi gli aspetti che mi hanno portata a fare il collegamento tra La colonna di Antanacara e – nella fattispecie – D&D.
Primi tra tutti l’attenzione al rispetto delle regole su cui si basa l’universo di Dungeons and Dragons – gli elfi e i nani che si guardano storto, i chierici che non possono usare armi da taglio e che indossano sempre un simbolo della loro divinità, la magia che viene studiata in modo quasi scientifico in un’apposita Accademia etc – e la ridanciana tracotanza che traspare dai dialoghi degli scapestrati che vanno a formare il gruppo degli Eroi. Sono cose che è difficile spiegare a chi non si è mai trovato a ingozzarsi di birra e patatine intorno a un tavolo, magari con gli occhi che iniziano a bruciare perché sei in piedi dalle sei e finché non arrivate al dungeon la sessione non finisce, ma sai che continuerete a fare tardi perché la scena in cui siete immersi merita il suo tempo, e qualche battuta ogni tanto continua a interrompere la giocata, anche se il master giura di farvela pagare se continuate e distrarvi.
953259546
Ecco, quelle serate lì. Sono serate belle. Magari che io stia paragonando siffatto romanzo a un GDR a certi potrà sembrare una cosa negativa; io che adoro quel senso di cameratismo e tracotanza, di epicità e massacri, personalmente gradisco molto.
Qual è la storia, vi chiederete, visto che finora non ne ho fatto nemmanco cenno?
Tanto per cominciare sono tante le storie che si incrociano.
Ci sono i nostri Eroi, il classico “party” di masnadieri che tra loro in comune non hanno nulla, eppure ce li ritroviamo fin dall’inizio uniti come un’allegra e litigiosa famiglia. Il leader senza macchia, il guerriero Sadhyen; l’orgoglioso mago con la puzza sotto il naso, Mydion; il saggissimo chierico Akim e la violentissima nana guerriera Lyda – tanto per essere chiari, ella da brava tank è la mia preferita. Agire prima di parlare; prima si sfonda la porta, poi semmai si bussa. Rendimi fiera, Lyda. Il gruppo è stato mandato per conto dell’Imperatore a recuperare uno stolto e giovane nobile, il figlio di un duca che è stato catturato dall’ultimo focolaio di ribelli presenti ai limiti di un Regno appena ricostituito sotto l’egida di un sovrano parimenti giovane, ma decisamente più illuminato. E una missione che avrebbe dovuto essere appena più impegnativa di una scampagnata per siffatti famosi Eroi si rivela, sempre per via dell’idiozia del nobile virgulto, una questione assai più complessa; enormi bestie da combattere, individui bizzarri da liberare. Non entrerò nei particolari, per ovvie ragioni.
E oltre alle vicende degli Eroi seguiamo quelle di Isyl, una giovane orfana scelta per diventare Paladina del modestissimo villaggio di pescatori in cui ha sempre vissuto. Un’anima semplice, gentile e imbranata. Sarebbe perfetta per diventare Paladina, non fosse che le statistiche dell’imbranataggine sforano quel tot che… beh, lasciamo stare.
E ci sono altri due abitanti dello stesso villaggio, Jake – il figlio del capo, spiccio e volenteroso – e Seymour, il suo migliore amico, che passa le sue giornate tra gli obblighi di pesca e la capanna di un anziano burbero che, quando non lo manda a fare commissioni, gli insegna qualche trucchetto di magia.
Capita poi che un viaggiatore giunga al villaggio dei pescatori, cosa più unica che rara. Arriva ferito, a dorso di un cavallo.
E la storia va avanti, si snoda, si ingarbuglia. E visto che si tratta del primo volume di una vicenda ben più lunga, non è che si sia poi così vicini al momento in cui i nodi verranno al pettine.
Nel frattempo, io la consiglio. Non mi capita più così spesso di appassionarmi a un fantasy così classico; sarà, come dicevo, l’allegra tracotanza dei personaggi. Sarà che a tratti pare di essere con Lyda e gli altri a lanciare occhiatacce agli elfi e a sfondare porte.
(che comunque sono esperienze da fare almeno una volta nella vita).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano i (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (technical cookies), per generare rapporti sulla navigazione (statistics cookies). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.