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Cosa ci spinge a scegliere una storia anziché un’altra3 min read

6 Giugno 2017 3 min read

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Cosa ci spinge a scegliere una storia anziché un’altra3 min read

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Sei in libreria.
Hai voglia di leggere una storia.
Non la storia di cui tutti parlano, il bestseller postato chissà quante volte su Facebook e che ha smosso fior di psicologi affinché motivino il suo successo.
Non un classico, il libro che ti ripromettevi di leggere da chissà quanti anni, che tutti ti hanno consigliato, ma che non avevi ancora trovato il tempo di leggere.
Non un altro libro che nessuno conosce tranne un tuo amico, un lettore bravo, esperto, i cui consigli si sono sempre confermati azzeccati.

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No, entri in libreria, con l’intenzione di comprare e immergerti in una nuova storia, ma senza alcuna bussola che ti indichi la via.
A questo punto che cosa scatta in te? Quali sono i meccanismi che ti orientano su una scelta piuttosto che un’altra?
Difficile da spiegare. A me più volte è capitato di trovarmi nella situazione sopra descritta. Cioè quella di desiderare immergermi in una storia nuova ma che dietro non avesse alcun incoraggiamento, alcuna forma di marketing.

Credo che inconsciamente, quando ci troviamo in questa condizione di indefinita voglia di leggere qualcosa ma non sappiamo cosa, in realtà la storia che stiamo cercando è quella che vorremmo scrivere noi, se siamo scrittori, o semplicemente vivere, se scrittori non siamo.
Questa situazione di voler leggere, ma liberi da ogni condizionamento esterno, pregresso, può portarci a compiere gesti superficiali, in libreria, che, in un secondo tempo, a libro aperto, possono rivelarsi provvidenziali.
Ricordo, ad esempio, anni fa quando entrai in libreria deciso a leggere la storia di un autore italiano. Ero stufo di autori inglesi e di bestseller. Volevo confrontarmi con qualcosa scritto da qualcuno che parlava la mia lingua. Allo stesso tempo però, tutti gli autori italiani che mi venivano in mente, non mi ispiravano niente di che.
Baricco?
Un autore italiano che sembrava troppo poco italiano.
Benni?
Un autore italiano bravo, per carità, ma dopo aver letto La compagnia dei celestini, Elianto e Bar Sport, avevo voglia di qualcosa di meno comicamente surrealista.
Eco?
Già letti due libri: Il nome della rosa (piaciuto tantissimo), Il pendolo di Foucault (piaciuto un po’ meno).
Camilleri?
No, basta commissari di provincia, non ne potevo più.

Vagavo annoiato e un po’ disperato tra gli scaffali, quando, improvvisamente, mi ero imbattuto in questa copertina:
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Non so perché ma l’immagine di una lampadina simile a un teschio tratteggiata su sfondo blu, mi aveva attratto. Non conoscevo l’autore, Gianluca Morozzi, sicché non avevo nessun pregiudizio su di lui.
Avevo pescato il libro, lo avevo sfogliato e poi avevo letto le prime righe, ecco cosa dicevano:

Ferro lava il coltello sotto il rubinetto fischiettando Don’t Be Cruel, e il sangue scende nello scarico in rivoletti di un rosso scolorito e pallido.
   “Per Aldo Ferro la musica è iniziata con Elvis ed è finita con Elvis, non c’è niente prima di Elvis, non c’è stato niente dopo Elvis. Se Gesù è già sceso in Terra, dice sempre, dopo non ci si accontenta del primo profeta che passa per strada. Questa sparata fa sempre colpo, con le amiche di sua moglie.

Non so perché ma queste poche righe, la descrizione di un tizio che divaga su Elvis mentre lava un coltello sporco di sangue, mi avevano incuriosito, spinto a capirne di più, scoprire come mai stava lavando un coltello sporco di sangue e chi era esattamente, Aldo Ferro, a parte uno a cui piaceva Elvis Presley.
La lettura di Blackout si era rivelata appassionante (ancora oggi, secondo me, è uno dei thriller italiani più validi), ma soprattutto mi aveva fatto scoprire un bravo autore, Morozzi, e altri suoi libri non meno belli, come Despero e L’era del porco.
Ecco, ora mi trovo nella stessa identica condizione di quel giorno.
Tra poco, forse stasera, forse domani, andrò in libreria. Non ci andrò per comprare Camilleri o Stephen King, ma qualcosa di possibilmente ignoto e italiano. Una storia che racconti il mio paese, la mia lingua, da un nuovo punto di vista. Che racconti me.
Lo so che non ci conosciamo e non sapete come sono fatto, ma se aveste consigli, ve ne sarei grato.

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