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Crepapelle, di Paola Rondini – recensione2 min read

6 Giugno 2017 3 min read

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Crepapelle, di Paola Rondini – recensione2 min read

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Articolo pubblicato su Wired.it
Sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica è un atto di coraggio o una vigliaccheria? Mentre leggevo Crepapelle (Intrecci edizioni, 14 euro), il romanzo di Paola Rondini, che affronta (anche) questo tema, me lo domandavo. E pensavo alle tante attrici penosamente sacrificatesi sull’altare della chirurgia estetica, nel nome di un’ideale di bellezza irraggiungibile, trasformate in caricature di se stesse sui red carpet di qualche festival.
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Forse un po’ di coraggio è necessario per sottoporre la propria pelle, la percezione che si ha di sé a un drastico cambiamento, ed è il coraggio che possiede Greta, cinquantenne fiorentina, che non accetta di invecchiare e malgrado i consigli delle amiche a desistere, entra nella clinica Monteverde dove esercita un noto chirurgo estetico.
Più giovane di lei, il dottor Giacomo Selvi è l’emblema dell’uomo sicuro di sé che basa il suo successo sull’insicurezza altrui. Un single con un incrollabile fiducia nelle proprie capacità e pieno di donne.
Il giorno prima dell’intervento, però, un vecchio lascia scivolare nell’auto di Giacomo un foglio firmato “Crepapelle” e con scritte delle frasi apparentemente incomprensibili: “Due espressioni / Vedi l’occhio diverso? /Vibrazioni, spostamenti / La porta è sempre aperta“.
La lettura di quei versi, minerà l’edificio interiore del dottore, metterà in crisi il suo intero sistema di valori. Con conseguenze sull’intervento di Greta.
Queste le premesse della trama narrata in terza persona che, tra un capitolo e l’altro, ci racconta un’altra storia, narrata in prima, quella di Crepapelle.
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Il Big Bang del romanzo è il corpo che non è mai solo se stesso, materia bruta che la giovinezza perfeziona e la maturità e la vecchiaia corrompono. Il corpo a cui l’autrice è interessata è piuttosto quello che abita la nostra mente e che, più che l’inesorabile incedere del tempo, sembra minato dai condizionamenti sociali e dalla storia personale di ciascuno di noi. C’è un filo conduttore tra l’infanzia di Giacomo, all’ombra di un padre pieno di amanti e di una madre bella e lasciata sola a consolarsi bevendo, e la maturità vissuta a “riparare” corpi di donne, quasi effettuando un intervento di chirurgia estetica sul proprio passato, aggiustando quel senso di dolorosa e appassita maturità trasmesso dalla figura materna.
La vita di Giacomo, dunque, è un atto programmatico lungo binari suggeriti dalla madre che gli ripete da bambino quant’è bello e quanto bravo sarà da adulto, e dal suo ego. Lo è anche il tentativo di Greta di far sì che il corpo reale corrisponda all’ideale tramite la chirurgia estetica. Ma sarà il caso, scatenato come già detto dal foglio e dalle strane parole, a sottrarre i due dai loro programmi di finta felicità e a fargli scoprire nuovi valori.
Romanzo introspettivo, portato avanti da una scrittura che opera in senso chirurgico ma per scavare e analizzare, non semplicemente abbellire, Crepapelle ci racconta che la scoperta di se stessi passa attraverso l’accettazione del tempo che cambia il nostro corpo e del caso che può cambiare la nostra vita.
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