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Scribacchiolando – Nelle tue storie senti il bisogno di spiegare ogni cosa?2 min read

29 Maggio 2017 2 min read

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Scribacchiolando – Nelle tue storie senti il bisogno di spiegare ogni cosa?2 min read

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E dunque, il “Ma come è possibile?”, duplice dilemma, lama a doppio taglio della narrativa, specie se irta di elementi fantastici. C’è chi non spiega nulla e chi spiega troppo. Personalmente trovo che il primo caso sia anche la soluzione migliore, a meno che non si tratti di semplificazioni date dall’impossibilità di dare una ragionevole spiegazione a qualcosa. Penso che sia preferibile lasciare insoluti aspetti come il funzionamento sotterraneo della magia, o l’origine di certe creature mitologiche, o perché il mondo fantastico sia sorretto da regole strane e ferree.
Cioè, perché i licantropi reagiscono all’argento mentre le creature fatate reagiscono al ferro? Sono cose che vanno lasciate stare, alzata di spalle e via. La risposta è che è sempre stato così, lo sa l’autore e lo sa il lettore. Perfino il personaggio, ne avesse la possibilità, scrollerebbe la testa e mostrerebbe i palmi delle mani per farci vedere che sono privi di risposte.
Però anche dal “non spiegare nulla” sorgono i problemi, soprattutto quando il racconto vira su elementi che sono vicini al nostro mondo. Mi irrita sempre moltissimo leggere del comportamento incomprensibile di un personaggio, curiosamente risolutivo per la trama, e di cui però non viene data alcuna spiegazione. Che non deve essere necessariamente esplicitata, tutt’altro, però ci vorrebbe.
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Io ho il problema inverso, purtroppo. Mi viene da spiegare qualsiasi cosa, davvero qualsiasi cosa. Magari evito lo spiegone, e cerco di spezzettare nozioni e informazioni utili alla decodifica del problema nei dialoghi, in brevi descrizioni dei comportamenti, magari un paio di righe di racconto. Però potessi spiegherei pure da dove vengono i nomi dei personaggi, com’è che quando sorridono lo fanno in un certo modo, perché preferiscono una cosa all’altra. Cerco di dare spiegazioni al rapporto tra licantropi e luna piena, alla simpatia di un tizio, alla diffidenza dell’altro, ai raggi del sole che bruciano i vampiri. A tutto, dall’ovvio al comprensibile, dall’improbabile al superfluo. Soprattutto al superfluo.
È un orrido vizio di cui sto cercando di disfarmi, e spero di esserci riuscita negli ultimi tempi. Ci sono cose che più le spieghi e più si rovinano. Anche quando continuano ad avere senso, perché sono più belle con un velo di non detto sopra. Come una strizzata d’occhio da scrittore a lettore.
Ci sono storie per le quali la sospensione dell’incredulità è un castello di carte traballante. Più la situazione è improbabile e a forte rischio di incoerenza, e più il lettore deve essere lasciato a crearsi da solo le sue risposte. Altrimenti da una risposta data nascerebbe un’altra domanda, ancora più pignola, e così via.
Qualcuno scribacchiola e presenta simili disordini dello scrivere? E da che lato del problema vi ponete, dal “troppo” o dal “niente”?

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