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Storie che crediamo di conoscere: dal libro al film3 min read

10 Maggio 2017 4 min read

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Storie che crediamo di conoscere: dal libro al film3 min read

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Tralasciamo la vecchia diatriba “È meglio il libro o il film?”. Anche perché sappiamo benissimo che si tratta – o dovrebbe trattarsi – di una domanda puramente retorica, che le volte in cui un film supera il libro si possono contare sulle dita di una mano. Mozza. Con le unghie smangiate.
Ci sono delle storie che crediamo di conoscere, principalmente perché abbiamo visto i film, interi o qualche stralcio. Storie che siamo convinti di aver capito e di cui invero ci sfugge moltissimo, perché i registi si sono presi tante di quelle libertà che tanto valeva si scrivessero il soggetto daccapo.
Ora, tra tutti quelli che mi vengono in mente – che non sono poi molti, a ben vedere – ce ne sono tre che si meritano, a mio dire, il podio come “Storia famosa ma allo stesso tempo misconosciuta”.
Vediamo quali.
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Al terzo posto piazzo Il castello errante di Howl, scritto da Diana Wynne Jones nel 1986 e ripreso nel 2005 da Hayao Miyazaki, che ne ha tratto una meravigliosa quanto poco attinente versione cinematografica. Nel film, per ovvie ragioni di tempistiche, le avventure di Sophie e Howl sono assai più circoscritte e mancano molti personaggi; Howl, per quanto comunque capriccioso, nel film appare più gentile e litiga meno con Sophie. Rimane comunque un film riuscitissimo, per quanto come adattamento non aspiri propriamente alla perfezione; e rimane il mio film preferito dello Studio Ghibli.
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Al secondo posto, in seguito a un’attenta e decisiva analisi, metto La storia infinita di Michael Ende, uscito per la prima volta nel 1979. Non riesco neanche a ricordare la prima volta che ho visto il film – firmato Wolfgang Pietersen, 1984; probabile che me lo sia trovato davanti ben prima dell’età della comprensione, tra il primo vagito e il primo ricordo. È uno di quei film che per me sono sempre esistiti, un cult personale oltre che un cult nel vero senso della parola. Il libro invece l’ho scoperto di recente, non più di tre anni fa. E? E non c’entra niente. Diciamo che il regista ha preso una storia meta-storia complessa e involuta e ce ne ha presentato l’incipit. Non a caso Michael Ende fece causa alla produzione, visto come la sua storia era stata vituperata. Quello che molti ignorano della Storia Infinita è che si tratta di una storia sull’importanza delle storie, sulla loro origine, sugli archetipi letterari. È anche la storia di Bastian, dell’Infanta Imperatrice, di Atreiu. Ma diamine, è anche molto ma molto di più.
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E infine, al primo posto, scelgo di piazzare Frankenstein di Mary Shelley, scritto tra il 1818 e il 1817 e pubblicato per la prima volta nel 1818. Tanto per cominciare non sono pochi a credere che il Mostro, privo di nome fino alla fine, si chiami Frankenstein, quando Victor Frankenstein è il nome del dottore. Non sono nemmeno pochi a credere che il Mostro sia incapace di pensiero e di parola, che riesca appena a mugugnare prima di esplodere nella violenza, che abbia una moglie con una pettinatura a dir poco peculiare, che venga stanato insieme alla famiglia del dottore da una manica di popolani armati di torce. Questo per via dei due adattamenti di James Whale, Frankenstein (1931) e La moglie di Frankenstein (1935). Mi ha colpita non poco scoprire, leggendo l’opera fonte qualche anno fa, che il Mostro non soltanto non era muto, ma era piuttosto eloquente, dedito alla filosofia e ansioso di disquisire col suo creatore del senso della vita.
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Il mio podio è pieno, ma sono ben conscia del fatto che si tratti di scelte arbitrarie e dunque di una classifica inesatta. E intendo specificare, a scanso di equivoci, che non ho granché da ridire sui titoli che ho elencato, né sui registi che si prendono libertà sull’opera fonte. A volte secondo me vale la pena di cambiare la storia per meglio adattarla al media. Anche se magari l’affezione che proviamo per la storia può farci stridere le vene ai polsi.
A meno che, certo, il risultato non sia pessimo – sto parlando di te, La regina dei dannati, simil-adattamento dell’omonimo romanzo di Anne Rice. Perché esisti, La regina dei dannati, specie dopo quella riuscitissima meraviglia che è stata Intervista col Vampiro di Neil Jordan (1994)? Perché?
Ma soprattutto, visto che la mia classifica non è che un soggettivissimo abbozzo, quali titoli vorreste aggiungere?

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