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Mattia Loroni – Il ragno: il problema del protagonista e del genere3 min read

2 Maggio 2017 2 min read

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Mattia Loroni – Il ragno: il problema del protagonista e del genere3 min read

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Leggere il racconto di Mattia Loroni, Il ragno, ha suscitato in me due questioni che possono essere rivolte direttamente ai fruitori della nostra community di scrittori e lettori: quella dell’importanza e della caratterizzazione del protagonista della storia, e quella del genere al quale una storia può o meno appartenere.
La prima questione emerge da un commento di un lettore lasciato in coda al racconto. “Bella storia”, scrive Giuseppe, “scritta in modo pulito e coinvolgente. Peccato per il Ragno (che essendo il vero protagonista avrebbe dovuto avere una migliore caratterizzazione)”. Il lettore dà per scontato, stimolato forse dal titolo del racconto, che il protagonista fosse il Ragno, una creatura proveniente da un altro universo capace di prevedere il futuro e che farà passare a Francesco, l’io narrante della storia, un brutto quarto d’ora. Ma è davvero il ragno il protagonista? L’autore risponde al commento: “Dal mio punto di vista, il protagonista è Francesco, mentre il ragno è più una sorta di co-protagonista. Per questo ho cercato di caratterizzare meglio il narratore e ho lasciato un po’ il ragno da parte”. Difficile dire chi abbia ragione… probabilmente però dare un approfondimento del perché quella creatura si trovi lì e cosa ci sia all’origine dei suoi poteri potrebbe rendere il tutto più accattivante.
Il ragno
Ma un giudizio di questo tipo già ci porta alla seconda questione: il problema del genere. All’inizio infatti ero un po’ stupito che il racconto fosse stato inserito nel filone fantasy. La mia visione è però forse viziata da Il signore degli anelli, Il trono di spade e altre storie che hanno creato un certo standard del genere, e mi aspetto sempre l’apparizione di creature come draghi, maghi o folletti. Secondo Wikipedia in realtà nel genere fantasy “gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica”. Di qui la differenza con la fantascienza e di qui la correttezza, o almeno la plausibilità, della scelta di Mattia.
Certo, si sa, i generi non vanno intesi come contenitori a tenuta stagna. Nel racconto in questione ci ho visto anche degli accenti horror e drammatici. L’escalation di tragedia che coinvolge la vita del protagonista mi ha ricordato un po’ Apocalisse di Tiziano Sclavi, sebbene non sia presente il taglio ironico tipico della prosa del creatore di Dylan Dog.
Il Ciclo di Cthulhu di Lovecraft è horror o fantasy? E Dune di Herbert è più fantascienza o fantasy? Tutte queste domande hanno senso fino ad un certo punto, ma di certo il genere e le scelte narrative possono influenzarsi reciprocamente. Probabilmente se Il Ragno fosse stato scritto da Lovecraft o da Poe, avremmo avuto una descrizione a tinte macabre della creatura o un riferimento ad una qualche mitologia cosmica arcana ed incomprensibile (e forse Giuseppe sarebbe stato più soddisfatto). Se l’autore fosse stato invece Asimov, di certo avremmo avuto una spiegazione razionale e dettagliata dell’esistenza aliena della creatura (e questo probabilmente avrebbe soddisfatto me medesimo!).
Ma ogni autore sa, o almeno dovrebbe sapere, quello che vuole comunicare, e di certo può farlo al meglio intrecciando temi e caratterizzazioni tipiche di uno o di un altro genere, intrigando il più possibile il suo pubblico di riferimento.

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