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L’insostenibile fatalismo nei titoli dei romanzi d’amore3 min read

20 Marzo 2017 2 min read

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L’insostenibile fatalismo nei titoli dei romanzi d’amore3 min read

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E non solo d’amore.
In un recente post parlavamo dei titoli e della loro importanza nel decretare il successo di un romanzo. Cercavamo anche di formulare la regola (impossibile) del titolo perfetto. In realtà, se siete autori sotto contratto presso una casa editrice, il più delle volte i titoli non saranno una vostra scelta, ma dovrete accettare quelli imposti dall’editor o, nella migliore delle ipotesi, contrattare.
Sì, perché i titoli spesso fanno l’identità di una casa editrice, esattamente come il formato e la copertina o il tipo di romanzi pubblicati. Un caso lampante, in questo senso, è rappresentato dalla Garzanti: se leggete i titoli del suo catalogo sembrano scritti quasi tutti dallo stesso autore, ma non è così. Sono titoli spesso al passato, con un soggetto preciso (Il vecchio che… La donna che… Il gatto che…). Quasi un incipit in copertina.
Eccone alcuni:
La voce nascosta delle pietre
Lo stupore di una notte di luce
Il libro delle verità nascoste
La donna che sparì con un libro
Ci proteggerà la nave
Il linguaggio segreto delle pietre
L’uomo che inseguiva i desideri

In certi casi, Garzanti ha deciso di non avere inibizioni e optare per il titolo lungo, un titolo che è come l’indicazione per il sentiero del paese delle meraviglie che il lettore potrà trovare solo comprando il romanzo.
La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola (sottotitolo: Non è mai troppo tardi per essere felici)
Schermata 2017-03-20 alle 16.09.03
I titoli di questo tipo, che cominciano già un dialogo col lettore e basano il loro potere non sulla presa iconica di una singola parola o di una cifra (1984, Ulisse, Ubik), funzionano, c’è poco da dire. Sono come esche, specie se combinati a una copertina dove c’è un altalena appesa a un albero (La donna che sparì con un libro), un albero dalla chioma a forma di cuore (L’uomo che inseguiva i desideri) e una ragazza con pennello su un aereo di carta (La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola). Funzionano sicuramente per i romanzi d’amore ma anche per quelle storie che non nascondono il loro intento edificante, porsi come delle parabole morali (del tipo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, romanzo che ha inaugurato la serie di titoli pedagogici che dura tutt’oggi, tra gli ultimi, sempre di Garzanti, Il gatto che insegnava a essere felici). E non c’è niente di male, in ciò. Il titolo pone già il lettore in una condizione mentale, il dovere dell’autore, e della casa editrice, sta nel prolungare quella magia anche quando dallo scaffale della libreria si passa alla lettura nella poltrona di casa.
Certo, oggi questa tipologia di titoli è ormai inflazionata e ci si chiede cosa salterebbe fuori se i classici del passato fossero vittima sul tavolo degli editor contemporanei.
Ad esempio:
1984 sarebbe forse L’uomo che era stufo di essere spiato
It: Il clown che sbucava dai tombini delle fogne
Il Padrino L’uomo che ti faceva proposte che non potevi rifiutare
Don Chisciotte
non potrebbe che essere Il cavaliere che combatteva i mulini a vento
La divina commedia ovviamente L’uomo che attraversò l’inferno e il purgatorio per vedere Dio
E l’Amleto Il principe che non sapeva se vendicare suo padre o parlare con i teschi

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