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Recensione del fumetto distopico "Tokyo Ghost Volume 1"3 min read

16 Marzo 2017 3 min read

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Recensione del fumetto distopico "Tokyo Ghost Volume 1"3 min read

Reading Time: 3 minutes

articolo di Lorenzo Fantoni per Wired.it
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La storia di Tokyo Ghost (Bao Publishing) è la storia di molte distopie cyberpunk che abbiamo avuto modo di vedere in questi anni. L’umanità fa ancora più schifo di adesso e vive in perenne stato di catatonia tecnologica indotta da pubblicità, trasmissioni trash, degrado culturale e droghe emozionali, strumenti necessari per sopportare le orribili condizioni in cui vive la maggior parte della gente.
Ovviamente le forze dell’ordine non esistono più, così come i governi, tutto è gestito da multinazionali che hanno  l’interesse a mantenere uno status quo in cui da una parte rubano risorse e dall’altra elargiscono divertimenti di basso livello. L’ordine sociale è mantenuto da agenti potenziati con tecnologie di ogni tipo e Led Dent, il protagonista, è proprio uno di loro.
L’altro personaggio principale è la sua storica compagna e collega, Debbie Decay. A differenza di Led, che conosce fin dall’infanzia, Debbie è una delle poche persone al mondo rimaste senza impianti di alcun tipo. I due vengono inviati dal proprio capo a fare un ultimo lavoretto prima di ritirarsi: devono andare a Tokyo per recuperare alcune risorse che potrebbero migliorare le condizioni della popolazione di Los Angeles, un inizio semplice che svelerà una storia ricca di colpi di scena, vendetta, amore e atroci violenze.
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Se la descrizione iniziale vi ha lasciato freddini vi capisco, perché di distopie ne abbiamo viste tante e il topos dell’umanità instupidita e soggiogata dalla tecnologia parte da lontano e inizialmente fa sembrare Tokyo Ghost una versione adulta di Wall-E, uno dei tanti moniti che ignoreremo nella nostra corsa verso l’innovazione. Ma via via che la storia prosegue svela i suoi aspetti più interessanti che la rendono un’opera complessa con molti livelli di lettura nascosti sotto uno strato di ultraviolenza.
C’è il tema del bullismo e di come rischia di innescare una spirale di violenza che può lasciare cicatrici così profonde da non sparire mai, c’è un filone psicologico legato al bisogno di certe persone di prendersi cura degli altri come se fosse l’unica cosa che li rende felici, c’è il già citato tema dell’eccesso di stimoli di una cultura pop fuori controllo e infine c’è un’interessantissima analisi del crollo della figura maschile come unica depositaria dell’eroismo. Non voglio scendere troppo nei dettagli ma leggendo si scoprono molte cose su Led e Debbie che li fanno diventare qualcosa di ben diverso dal classico tizio tutto muscoli aiutato da una bella ragazza.
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Tuttavia questa è solo una parte del tutto, perché molto del fascino e della personalità di Tokyo Ghost viene anche dal bellissimo lavoro di Sean Murphy il cui stile spigoloso riempie perfettamente pagine e pagine fitte di dettagli e strizzatine d’occhio alla società contemporanea che poi aprono in scenari ampi alla Blade Runner che per certi versi ricordano il Miller di Ronin. Ogni splash page riempie gli occhi di scenari grotteschi, tetri e decadenti, alternati a sprazzi di bellezza e tranquillità. L’uso dei chiaroscuri, delle ombre e dei colori è assolutamente spettacolare e ogni scena violenta è mostrata in tutta la sua eccessiva e caricaturale cattiveria o attraverso l’uso di silhouette, in base al bisogno. L’unico rimpianto è che disegni così fitti non abbiano trovato spazio in un’edizione dal formato più grande, in grado di dar loro il giusto respiro.
Bisogna veramente fare i complimenti a Rick Remender per aver creato una storia che ti fa sentire a tuo agio con un’ambientazione cyberpunk per poi stravolgere tutto un paio di volte con colpi di scene che ti lasciano assolutamente spiazzato. Tokyo Ghost riesce a trovare il bilanciamento giusto tra azione e contenuto. Forse alcune parti della sua satira sociale sanno di già visto e sono quasi sicuro che scivoleranno in una banale satira verso Trump, ma nel contesto della storia funzionano alla grande e onestamente non vedo l’ora di leggermi il secondo capitolo.
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