blog di Alberto Grandi
Cose da scrittori

L’uso del corsivo nel testo3 min read

2 Marzo 2017 3 min read

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L’uso del corsivo nel testo3 min read

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Il corsivo, all’interno di un testo, viene utilizzato per dare rilevanza a determinate parole o differenziarle.
Di solito, in corsivo vanno i titoli delle opere dell’ingegno come film, romanzi, saggi, lp musicali, spettacoli teatrali eccetera. Mentre il corsivo si mantiene anche per i titoli dei giornali – L’Italia è campione del mondo! – per i nomi delle testate si preferisce il tondo chiuso dalle virgolette.
Quindi:
«Oggi ho visto La dolce vita di Fellini
«Oggi ho letto un articolo sul “Corriere dello Sport”.»
Sempre in corsivo vanno i nomi di certi mezzi di trasporto o luoghi come cinema e teatri:
«L’astronave Gaia atterrò sul pianeta alieno.»
«L’Amerigo Vespucci ora si trova…»
«A Milano hanno chiuso il cinema Apollo
Il corsivo si usa anche per i nomi dei documenti ufficiali come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, o nei nomi scientifici per determinare specie animali e vegetali, ovvero:
«Il panthera pardus, detto comunemente leopardo…»
In corsivo vanno anche espressioni straniere o termini dialettali.
«Vedi di non agitarti, take it easy.»
Oppure quelle parole che vogliono caricarsi di senso ironico.
«Si è trattato di un’azione di guerra delicata
Riguardo alle espressioni straniere, è bene ricordare che le citazioni vengono di solito scritte in tondo e tra virgolette. Altra cosa: se una parola straniera è in tondo, perché di uso così corrente nella nostra lingua da non costituire di per sé una rilevanza all’interno del discorso, è sempre scritta al singolare, anche quando intesa al plurale (“i party”, “i tantissimi fan”), quando è scritta in corsivo, allora si porta dietro il plurale della sua lingua d’origine.
Il corsivo è utilizzato quando si intende una parola in quanto tale e non per il suo significato:
“La parola soprattutto contiene quattro t”.
Oppure quando si usa una parola per dare una spiegazione:
“Nel suo caso, bastardo non è un complimento”.
O anche per rimarcare un’azione o uno concetto:
“Devi obbedire, non scegliere”.
Di solito, in un romanzo, se una parola straniera, non di uso comune nella nostra lingua, ricorre più volte nell’opera, viene messa per la prima volta in corsivo e poi in tondo.
Riguardo alla punteggiatura: all’interno di un corsivo è anch’essa in corsivo, prima e dopo, in tondo.
L’uso del corsivo può anche essere a discrezione dell’autore o della casa editrice. Prendiamo Stephen King: nel Gioco di Gerald, ma anche in altri romanzi, il corsivo è usato per distinguere i pensieri del protagonista dal discorso diretto e indiretto.
In alcuni romanzo ci sono capitoli o brani scritti interamente in corsivo che vanno intesi come una pausa tra i capitoli che costituiscono la narrazione vera e propria. Prendiamo Il gioco di Ender di Orson Scott Card: ogni capitolo inizia con alcune battute scritte in corsivo tra due personaggi non identificati da nomi. Si tratta di militari adulti che commentano il percorso di formazione che il protagonista, Ender, sta compiendo per diventare soldato e andare in guerra. Questi brevi dialoghi ci forniscono una traccia dei suoi progressi che poi troveremo esplicata nel corso della narrazione vera e propria.
In altri romanzi, il corsivo è inteso come il frammento di un altro documento, magari parti di un diario inframezzate all’interno della narrazione.
Quindi, riassumendo il corsivo si usa:
* per i titoli delle opere dell’ingegno
* per i nomi di luoghi o mezzi di trasporto
* per dare rilevanza a una parola che non si limita al suo significato
* quando si inseriscono espressioni dialettali o di altra lingua
* in sostituzione delle virgolette, per delimitare il pensiero di un personaggio
* per isolare parti di un romanzo tra un capitolo e l’altro o all’interno dei singoli capitoli

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