blog di Alberto Grandi
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Lasceremo che un avatar balli al posto nostro?3 min read

6 Febbraio 2017 2 min read

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Lasceremo che un avatar balli al posto nostro?3 min read

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Introduzione alla raccolta di racconti di fantascienza Noi Umani, di prossima pubblicazione

Che cos’è la fantascienza oggi?
   Difficile dare una definizione. Il solo termine “fantascienza” evoca nella mia mente immagini di navi spaziali, invasioni aliene e viaggi nel tempo. Ma la mia è una mente nata nel 1973, e si è formata in epoca analogica. Se dovessimo chiedere a un nativo digitale che cosa sia per lui la fantascienza, forse gli alieni non sarebbero il suo primo pensiero, né i viaggi interstellari o l’esplorazione di nuovi pianeti. Il mondo è cambiato e insieme a esso i generi letterari che lo interpretano e rappresentano.
Le nuove tecnologie hanno accorciato le distanze della comunicazione e anche il presente rispetto al futuro, se è vero che l’informazione viaggia in tempo reale.
Non si fonda più un’impresa, si lancia una start-up e per farlo sono sufficienti un minimo di intraprendenza e una buona idea.
Per pubblicare un libro, basta scriverlo e affidarsi a una delle tante piattaforme di self publishing.
Per creare oggetti che un tempo richiedevano competenze, fabbriche, macchine all’interno delle fabbriche e operai specializzati, oggi ci avvaliamo della stampa 3D.
Gli esperti ipotizzano un’era molto vicina dominata dall’internet delle cose, un’estensione della grande rete che metterà (e ha già messo, in alcuni casi) in relazione gli oggetti gli uni o con gli altri, permettendo il passaggio di informazioni utili a farci vivere meglio.
Che cos’è la fantascienza, oggi? Per uno come me, formatosi nell’era analogica e oggi uomo in quella digitale, è il mondo che stiamo vivendo: tecnologico, connesso, all’apparenza semplice ai fatti complesso. La fantascienza siamo noi. La domanda, a questo punto, è: se la nostra vita è segnata da una continua evoluzione sul piano tecnologico e scientifico, possiamo dire che lo sia anche su quello umano?
Nel cercare di rispondermi, mi viene in mente un grande umanista, scomparso nel 2007, un autore che usò la fantascienza per rappresentare e interpretare il mondo – per quanto la sua sia stata una fantascienza improntata alla satira e del tutto personale; parlo di Kurt Vonnegut, che disse: “Le comunità virtuali non costruiscono nulla. Non ti resta niente in mano. Gli uomini sono animali fatti per danzare”.
Forse, se oggi la fantascienza ancora esiste come genere letterario, il suo nuovo topos consiste nel capire se riusciamo ancora a danzare. L’esperienza della danza ha ancora una sua valenza o lasceremo che un avatar balli al posto nostro? Siamo ancora uomini coscienti di esserlo o viviamo in una perenne distrazione per ciò che la tecnologia ci promette di diventare?
Consapevolmente o meno, sono queste le questioni in cui si sono imbattuti molti dei racconti che hanno partecipato al concorso letterario Noi umani. La realtà virtuale quanto ci allontana dalla realtà vera? La possibilità di potenziare il corpo con protesi meccaniche, quanto toglie alla nostra unicità di individui? L’industria dell’intrattenimento che ci coinvolge fino ad assuefarci, ci sta forse rendendo dimentichi di cosa sia il vero divertimento? I social ci aiutano a conoscere gli altri o sono una nuova forma di solitudine?
Se c’è un pianeta a cui bisogna ritornare, una dimensione che va riscoperta è quella di un’umanità da cui, un mondo sempre più simile ai romanzi della “vecchia fantascienza”, ci ha allontanati.
Ecco, dunque, la sfida della “nuova fantascienza”, ritornare alla propria umanità, indagando con lo sguardo non nuove galassie, ma quella singolarità spaziotemporale misteriosa che è la nostra anima.
I 10 racconti selezionati in questa antologia, che si leggono nell’ordine di una classifica, dal primo, il più bello a nostro giudizio, all’ultimo, l’hanno raccolta, e voi?

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