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Cose da scrittori

Numeri in narrativa: cifre o lettere?2 min read

24 Gennaio 2017 3 min read

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Numeri in narrativa: cifre o lettere?2 min read

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Numeri: in che modo vengono inseriti in un testo narrativo?
Anche qui, come nel caso delle virgolette, dipende molto dalla singola casa editrice e dalla sua rigorosità.
Prendiamo le unità di misura di peso, lunghezza, superficie ecc. In un testo letterario, di solito, scriveremo simboli e numeri per esteso. Quindi non “5 m”, ma “cinque metri”. Teniamo presente che qualora volessimo adottare la forma più breve, al numero deve seguire il simbolo e non la parola (non “5 metri”).

Di solito, in letteratura, i numeri vanno scritti per esteso, a meno che non si tratti di orari o percentuali.
Quindi:
“Ho vinto mille euro al tavolo del poker”.
“Gli anni Ottanta” e non “’80”; “Primo Novecento” e non “Primo ‘900”.
“Ho l’autobus alle 7.30 del mattino”.
“Ho investito il 15% del mio patrimonio”.
Quando un numero si fa complesso, allora si preferisce scriverlo in cifre.
“I morti sono 4509”.

Quando un numero è maggiore di dieci molti editor preferiscono la forma scritta, quando è minore, quella a cifre. Di solito, però, se in una stessa riga o in un medesimo discorso, compaiono due cifre, una maggiore di dieci e l’altra minore, si tende a uniformare.
Esempio:
“Siamo arrivati in 7 su 32 che erano partiti”.
In ogni caso, a inizio periodo si usano le cifre:
“Duemila cavalieri sferrarono l’attacco”.
Può darsi che il numero in lettere sia molto complesso, allora il consiglio è di iniziare il periodo in modo da posporlo, usando le cifre:
“Verso sera, 4309 cavalieri tornarono stremati dalla battaglia”.

Valori definiti e valori indicativi: per i primi si usano le cifre, per i secondi le lettere, quindi: “Sugli spalti c’erano 30.000 persone”; “Sono state raccolte circa mille firme”.
Di solito, le migliaia sono separate dal punto, quando scritte in cifre (non “17000”, ma “17.000”). Questo, però, non vale per i numeri decimali per cui si usa la virgola: “Sono alto 1,75”; “Peso 88,9 kg”.

Nell’indicare un periodo storico, magari riferendoci a un re o a un papa, si usa il numero romano: “Nel V secolo”.

Negli intervalli di cifre dipende se si opra per una forma sintetica o meno.
Ad esempio: “Alla fine abbiamo girato senza sosta per tre forse quattro volte”; “Si liberano dai venti ai trenta posti ogni ora”; “Ci saremmo stati 6-7 volte”.

Datazione: in letteratura, di solito, giorno e anno sono scritti con i numeri: “Francesco nacque il 7 aprile 1976”.
Nelle ricorrenze, il mese e il giorno possono essere in maiuscolo e per esteso: “Il Primo Maggio”.

Riguardo agli orari, come dicevamo prima, si possono usare le cifre, ma in un contesto discorsivo, si usano le lettere: “Prese il treno delle 20”; “Prese il treno alle 13.02”. Stessa cosa l’età, in un contesto discorsivo, dove si va per approssimazione, le lettere, altrimenti, le cifre: “Nei miei vent’anni…”; “Avevo 29 anni, il giorno in cui…”.

La questione dei numeri è assai più complessa di come l’abbiamo trattata qui. Per approfondire l’argomento, il testo consigliato è:
Piccolo manuale di editing, a cura di Ferdinando Scala e Donata Schiannini per la Modern Publishing House.
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