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Le lame di Myra, Licia Troisi – recensione3 min read

3 Novembre 2016 3 min read

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Le lame di Myra, Licia Troisi – recensione3 min read

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articolo pubblicato su Wired.it

Le lame di Myra (Mondadori), in libreria e negli store online dal 25 ottobre, è il primo capitolo de La saga del Dominio, nuova avventura fantasy scritta da quella che ormai, con 4 milioni di copie vendute, è considerata la regina italiana del genere, Licia Troisi. Per certi versi il romanzo propone tematiche già affrontate dalla Troisi, sebbene in una nuova veste, per altri segna un’evoluzione, soprattutto sul piano della scrittura.

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Partiamo dalle tematiche che ritroviamo in quest’opera e avevamo già incontrato nella prima trilogia, quella del Mondo emerso. Come Nihal, l’eroina della prima trilogia, Myra è un’adolescente a cui hanno ucciso il padre. E come Nihal anche Myra diventa un guerriero, disumanizzata dalla tragedia personale. E pure lei s’imbatterà in un drago in cui, dopo un approccio diffidente, troverà un fedele alleato. Dopo una simile premessa potrebbe sembrare quasi che Le lame di Myra sia una riedizione di Nihal della terra del vento, ma non è così. Prima di tutto siamo calati in un altro mondo, quello del Dominio, che, grosso modo, almeno a giudicare dalla mappa che accompagna il romanzo, si ispira per conformazione al continente europeo. Si tratta di un mondo bene articolato dall’autrice caratterizzato da vari idiomi e dove regnano il freddo e il ghiaccio. Un freddo tale che nelle Terre Ghiacciate di Asgaro, la regione più a nord, i cadaveri non vengono sepolti ma dati in pasto ai draghi bianchi, e anche sul versante meridionale di Metalia, seguita a nevicare.
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Il Dominio è un mondo diviso da potere militare e magia. Da una parte abbiamo Acrab un comandante determinato a estendere la propria influenza ovunque e a cui Myra si sente profondamente legata dall’altra abbiamo la magia dei Camminanti che, con crudeli incantesimi, imprigionano gli elementali al fine di potenziare le proprie. C’è poi l’Immacolato, figura enigmatica a capo del Consesso, istituzione che riunisce i Puri, maghi che vorrebbero operare a fin di bene ma ai fatti fanno tutt’altro. Sull’identità dubbia dell’Immacolato, indaga Kyllen che non si riconosce più nel Consesso. Anche Myra indaga. La versione raccontatagli da Acrab, cioè che suo padre era stato ucciso per una questione di possedimenti terreni, non la persuade più. Così, un giorno, abbandona l’esercito e intraprende il suo viaggio verso sud, alla ricerca della verità.
È l’elemento dell’indagine a costituire una novità, in questa saga, rispetto alla prima. La scrittura è rapida, tesa nel percorrere il viaggio verso la conoscenza di Myra da una parte e di Kyllen dall’altra. Fatti e personaggi sono presentati in rapida successione e la lettura ne risulta scorrevole e appassionante. Quello che è un romanzo fantasy a tratti assume i ritmi di un thriller, come ha suggerito la stessa Troisi durante la presentazione del romanzo a Lucca Comics 2016, insieme al suo editor Sandrone Dazieri. Se in Nihal della terra del vento, i personaggi risultavano a tratti prevedibili, qui la varietà dell’azione e dei punti di vista rende tutto più intrigato e godibile. A ogni capitolo spuntano gladiatori da affrontare, schiavi da liberare, libri da decifrare e territori da espugnare. Non ci si annoia e alla fine ci si perde volentieri in quella che è una storia assai sfaccettata. Ecco perché questo romanzo non scontenterà i fan dell’autrice e potrebbe sorprendere chi ancora non l’ha letta.
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