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Distopia Young Adult e distopia per adulti3 min read

5 Ottobre 2016 3 min read

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Distopia Young Adult e distopia per adulti3 min read

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Un tempo la distopia non era argomento letterario per un pubblico giovane, di età compresa tra i 14 e i 21 anni (la fascia a cui si fa riferimento oggi quando si parla di “Young Adult”). Pensiamo a 1984 di Orwell o a Fharnheit 451 di Ray Bradbury. Non si trattava di romanzi indirizzati a un target di ragazzi, almeno non negli intenti originali. Pensiamo a Solo il mimo canta al limitare del bosco di Walter Tevis, in cui si affronta il tema degli psicofarmaci e dell’ignoranza come strumenti di controllo delle masse, o a Il mondo nuovo di Huxley che tratta di eugenetica.

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A pensarci bene, la letteratura distopica è sempre stata contraddistinta da un “nichilismo per adulti”. Prendiamo I viaggi di Gulliver. Non è un romanzo distopico in senso classico, in quanto le società visitate da Gulliver non sono umane, ma rappresentano in chiave satirica, diversi lati dell’umanità. Ebbene, anche lì, le descrizioni dei popolo di Lilliput o degli Yahoo non lasciano margine di speranza. L’eroe, lungi dall’essere un salvatore, è un osservatore impotente dei difetti altrui e, di riflesso, dei propri. Un’amarezza simile la ritroviamo in una distopia più recente, Viaggio a Soror, di Pierre Boulle, da cui è stato tratto il film Il pianeta delle scimmie. Anche lì, gli esperimenti che le scimmie evolute svolgono sui rozzi umani, non sono che un ribaltamento di quelli che noi umani compiamo sugli animali.

Quando la distopia è diventata una costante nella letteratura per ragazzi? Alcuni parlano The Tomorrow City, romanzo della scrittrice Monica Hughes nel 1978, altri vedono invece il primo esemplare di una specie letteraria che avrebbe invaso le librerie, moltiplicandosi in saghe e versioni cinematografiche in The Giver di Lois Lowry. In effetti questo romanzo ha tutte le caratteristiche della distopia Young Adult: in una società dove le emozioni sono state cancellate e al 18esimo anno di età i ragazzi vengono destinati al lavoro che svolgeranno tutta la vita, uno solo diventa Accoglitore di Memorie, cioè colui che sopporta il fardello di sentire tutte le emozioni dell’umanità, inclusa la sofferenza.

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In questo romanzo ci sono ingredienti che ritroveremo nelle saghe di Divergent, Hunger Games, Maze Runner eccetera, ovvero una società comandata dai vecchi e basata sull’omologazione, il conformismo, un giovane predestinato a cambiare le cose. Se nelle distopie per adulti il finale è spesso amaro, in quelle dedicate al pubblico giovane, può essere ambiguo, ma lascia un margine di speranza.

Venendo alla domanda con cui abbiamo cominciato, la distopia è diventata il genere prediletto dagli adolescenti per motivi abbastanza facili da intuire. L’adolescenza è l’età della ricerca di se stessi che porta, per forza di cose, la propria individualità a scontrarsi con il sistema messo in piedi dai genitori; è una lotta contro il conformismo e la visione di un mondo che vuole ingabbiarti in un processo produttivo (i lavori seriali di The Giver e Divergent) oppure sfruttare la tua giovinezza come carne da macello nell’arena dello showbusiness (i giovani sacrificali di Hunger Games non sono alla fin fine dei concorrenti del Grande Fratello, la cui bellezza e energia sono esposte in vetrina per il gaudio di una platea di spettatori vecchi?).
La distopia YA quindi, è una riproposizione in chiave sociale delle incertezze dell’adolescenza. Un modo un po’ superficiale di guardare a questa età, se consideriamo altri romanzi che hanno trattato lo stesso tema in tutt’altra chiave, come Il giovane Holden o Meno di zero. Il paradosso è che un genere letterario alimentato da una sana ribellione di giovani contro adulti, trasforma quella stessa ribellione in prodotti seriali che lasciano alla fin fine poco spazio a una vera critica sociale, né danno forma a un profondo disagio esistenziale.
Leggiamoli e divertiamoci, senza prenderli troppo sul serio.

 

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