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Stranger Things, se ti è piaciuta la serie tv leggi questi libri!3 min read

28 Luglio 2016 3 min read

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Stranger Things, se ti è piaciuta la serie tv leggi questi libri!3 min read

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articolo scritto da Paolo Armelli per Wired.it
In molti l’hanno già definita la serie dell’estate: Stranger Things, che ha fatto il suo debutto su Netflix lo scorso 15 luglio, ha catturato i fan con il suo mix di elementi horror, fantascientifici e retrò. Nostalgia e citazioni sono i due termini più utilizzati per parlarne. Alcuni hanno però storto il naso di fronte all’evidente impronta derivativa della serie, che guarda in toto agli anni Ottanta, e ciò vale anche in campo letterario: perché se a livello filmico sono evidenti i tributi a registi come Steven Spielberg e John Carpenter, la trama deve molto anche a un maestro del genere come Stephen King.

Quei film e quei libri sono stati una parte importante della nostra infanzia,” hanno ammesso al Wall Street Journal i fratelli Matt e Ross Duffer, creatori della serie. “Ciò che rendeva grandi quelle storie e le connetteva le une alle altre era l’esplorazione del punto in cui l’ordinario incontra lo straordinario“. In effetti, Stranger Things parla di un gruppo di ragazzini che, in un normalissimo paese dell’Indiana, si mettono alla ricerca del loro amico scomparso misteriosamente nel nulla, entrando in contatto con mostri, telecinesi, cospirazioni e dimensioni parallele.
Già da questi pochi accenni alla trama il richiamo alle opere di King è piuttosto lampante, confermato anche che in una scena un poliziotto di guardia all’obitorio sta leggendo il suo romanzo del 1981, Cujo. Ovviamente il link più forte lo si ha con It, in cui sette amici devono salvare la loro città da un mostro multiforme che ricompare poi a distanza di trent’anni. Ma la placida atmosfera di cittadina in mezzo ai pini si ritrova anche ne Le creature del buio, dove un’astronave rinvenuta in un bosco conferisce ai cittadini di Haven pericolosi poteri soprannaturali.
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Dalla ragazzina con capacità pirocinetiche de L’incendiaria (Firestarter) ai mostri nelle pareti di Terre Desolate, poi, l’inventiva di Stephen King e dei film tratti dai suoi libri è diffusa in quasi ogni singolo fotogramma della serie. Ma c’è spazio anche per altri grandi autori di genere, come il Ray Bradbury de Il popolo dell’autunno, in cui due adolescenti nati entrambi la notte di Halloween devono far fronte a un circo di freak che vogliono rubare l’anima alle persone. Ma si pensi anche a Philip K. Dick e al suo racconto Minority Report (molto più bello di film e serie che ne hanno tratto): anche in questa storia sono centrali gli sviluppatissimi poteri mentali di alcuni giovani.
Dunque una serie che deve così tanto a opere cinematografiche e anche letterarie già vecchie di decenni può davvero essere originale? In realtà sì, perché crea un universo narrativo proprio fondendo tutte queste coordinate. Per di più genera storie che sono estremamente familiari a chi guarda, accendendo al contempo un serie di legami, correlazioni e accenni interessanti da scovare e approfondire.


Per chi è rimasto affascinato dal legame fra la vita e la morte e l’inesausta speranza di un collegamento fra queste due dimensioni,  ad esempio, un titolo da leggere, anche se più recente, è sicuramente Amabili resti di Alice Sebold, in cui una ragazzina appena cerca di comunicare dall’aldilà il colpevole del suo omicidio. Per chi invece è incuriosito dal mondo di Dungeons&Dragons, il gioco di ruolo che unisce i protagonisti fin dall’inizio della serie, sono uscite negli anni innumerevoli saghe romanzesche: fra queste la più famosa è forse quella dei Forgotten Realms di R.A. Salvatore.
Insomma Stranger Things, attingendo dal calderone del fantastico e dell’onirico, ha risvegliato una serie di interessi che avevamo in qualche modo relegato a una dimensione lontana di giovinezza, spensieratezza e magari anche di inquietudini sommerse. Ora quella dimensione si è risvegliata e, in attesa della molto probabile seconda stagione, abbiamo nel frattempo un universo intero da leggere o da vedere. In cui, insomma, perderci.
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