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Solo il tempo di morire di Paolo Roversi – recensione3 min read

17 Giugno 2016 3 min read

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Solo il tempo di morire di Paolo Roversi – recensione3 min read

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recensione comparsa su Bolabooks

Voto:  7,5


Di cosa parla?
Milano nell’immaginario italiano è un po’ è la città della gente snob, dei locali da fighetti, la capitale della moda e del denaro. Però prima di essere la Milano da bere ha vissuto una stagione ad alta tensione fra le contestazioni di piazza, il terrorismo e soprattutto è stata teatro di una sanguinosa guerra per il potere fra organizzazioni criminali di vario genere.
Questa stagione lunga 12 anni, dal 1972 al 1984, è il tema del romanzo di Paolo Roversi Solo il tempo di morire. Un romanzo ricco di personaggi; su tutti emergono tre importanti figure: Faccia d’Angelo, il mafioso che voleva far diventare Milano la Las Vegas italiana; il Catanese, l’uomo che per primo aveva capito le potenzialità del traffico della cocaina; Vandelli, il bandito dagli occhi di ghiaccio un cane sciolto senza paura e senza padroni.
Le loro vicende si intrecciano lungo tutto il romanzo in un’avvincente sequela di bische, traffici di droga, rapine, sequestri, fiumi di denaro che vanno e vengono, sparatorie , donne bellissime e pericolose, intrighi con lo stato e intanto, attorno a loro, il paese cambia dando fine ad una stagione e iniziando gli anni 80 un’altra stagione che porterà con se grosse novità.
Commento:
Il romanzo soddisfa tutte le aspettative nei confronti di un thriller e l’autore usa sapientemente gli ingredienti a sua disposizione intrecciando le storie dei malavitosi con quelli della polizia e con gli eventi che caratterizzano l’epoca. Non mancano infatti il sequestro Moro, il terrorismo, l’attentato al papa, la festa per i Mondiali dell’82, l’avvento della tv commerciale eccetera.
L’autore è molto meticoloso nel ricostruire l’epoca con i suoi usi e costumi con le pettinature alla Bobby Solo, le giacche in pelle e i pantaloni a zampa d’elefante, sovente vengono citate le auto di quel periodo storico e i successi che la radio trasmetteva (da Mina alla Nannini, passando per Jim Morrison). Leggendo si viene catapultati direttamente in quegli anni.
Io amo molto i personaggi singolari e originali dei romanzi criminali e qui devo dire che la storia ne è davvero ricca; le vicende si intrecciano di continuo e anche se questo può rendere difficoltoso seguire la trama ritengo sia l’elemento di maggior pregio per quanto riguarda il piacere della lettura.
Ben spiegati i meccanismi dietro le attività criminali e circolo vizioso che ne consegue, così troviamo il piccolo criminale che inizia ad accumulare denaro con rapine e furti, per poi investirli nelle bische o nel traffico della droga e trovarsi con più soldi ancora, più persone da controllare e più agganci politici ma soprattutto più nemici che vogliono la sua testa e il suo posto.
In definitiva bisogna fare i complimenti all’autore in merito al difficile lavoro di ricostruzione dei fatti e degli usi dell’epoca senza però che questa prenda il sopravvento sul romanzo e sui suoi personaggi. Forse l’unico appunto che farei è uno sviluppo un po’ scarso della personalità  dei protagonisti, vediamo gli eventi che li coinvolgono, le loro scelte e le loro reazioni ma manca un po’ quel dialogo interiore che li rende umani, spesso però questo elemento per alcuni autori è un pericoloso boomerang e nel caso di un romanzo criminale direi che è un aspetto non troppo rilevante.
Credo che questo sia un romanzo che possa affascinare per lo scorrere rocambolesco della storia criminale di un pezzo d’Italia.

Ci faresti un film?
Più che un film ci farei una serie tv che ad oggi è il format più adatto per questo genere di storie.

Citazione:
C’è un istinto, però, che non riesco a sopire: quando sento l’odore del sangue non posso trattenermi, devo ballare.

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