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New Life, la fantascienza iperconnessa di David Fivoli7 min read

24 Maggio 2016 6 min read

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New Life, la fantascienza iperconnessa di David Fivoli7 min read

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Quando Penne Matte nacque, nel giugno 2014, si propose fin da subito di essere una piattaforma di condivisione di storie e di consigli utili ai tanti scrittori e lettori della rete. Una piazza dove gli appassionati di letteratura potessero virtualmente incontrarsi e conoscersi. E grazie anche a Wired, il social network cominciò subito alla grande con un contest letterario, il #FantasyContest che approdò a Lucca Comics e si avvalse di una giuria di tutto rispetto tra cui figuravano Licia Troisi e Alan D. Altieri.

Tra le tante opere ci colpì un racconto semplice e simbolico scritto da un certo Bango Skank, si intitolava Oltre lo specchio e poneva a confronto due civiltà e due modi d’essere, uno basato sulla tecnologia e l’altro sulla magia, uno sul progresso a tutti i costi e l’altro sulla saggezza del cuore.  Bango Skank è David Fivoli che oggi pubblica con Delos Digital una saga scifi di racconti lunghi, New Life. Lo abbiamo incontrato e per porgli qualche domanda sul suo nuovo lavoro.
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Ciao David. Parlaci un po’ di te: chi sei, come è nata la passione per la scrittura.
Un saluto a te e a Penne Matte, innanzi tutto.
Sono nato nel 1974 ad Anagni, dove vivo. Nel 2000 mi sono laureato con lode in Storia e Critica del Cinema presso La Sapienza di Roma. Tra le mie passioni ci sono narrativa, cinema, board games, giochi di ruolo. Sono conosciuto in rete con lo pseudonimo di Bango Skank e dal 2009 sono socio del Mensa Italia.
Sono cresciuto leggendo narrativa di ogni tipo e genere, dai classici russi ai gotici ottocenteschi agli sperimentatori ultramoderni.  Dai romanzi storici alle sceneggiature teatrali alle saghe fantasy. Mi è sempre piaciuto scrivere e sperimentare, e difatti per anni ho scritto di tutto. Da sconcissime poesie giovanili a racconti brevi dei generi più disparati, da sceneggiature cinematografiche a testi teatrali. Una volta un mio ex compagno di scuola, compositore, mi propose di scrivere il libretto per un’opera. Mi manca solo quello, credo. E prima o poi magari lo farò.

Noi ti abbiamo conosciuto col concorso di Penne Matte #FantasyContest del 2014 che hai vinto. Il tuo racconto trattava il tema del confronto tra due civiltà. È un qualcosa che hai affrontato anche nelle storie pubblicate con Delos Digital?
In Oltre lo specchio la nostra civiltà era messa a confronto con quella di maghi meno dotati tecnologicamente ma con più buon senso di noi, nella saga New Life il confronto, tutto interno alla civiltà umana, è già terminato all’inizio della storia: l’umanità ha deciso di vivere perennemente connessa a un sistema di realtà virtuale. Una scelta, non una costrizione. Il protagonista non è il classico tipo da film americano che “vuole distruggere il sistema”. È un ragazzo che anzi non vede l’ora di connettersi per esplorare il sistema e i suoi 100 scenari.

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Descrivici un po’ New Life, l’universo che fa da sfondo alle tue storie.
New Life – Disconnettiti o muori è una serie in dieci capitoli ambientata nel 2050, in un mondo nel quale quasi tutta la razza umana vive connessa a un sistema di realtà virtuale dove tutto è reale, morte compresa. Nel sistema ci sono 100 scenari divisi in dieci livelli di difficoltà progressiva, e ogni scenario ha un’abilitazione specifica per armi, tecnologia e magia. Immaginate un videogame in cui il proprio personaggio, partendo dallo scenario base del sistema, possa decidere di avventurarsi in uno scenario fantasy, in uno scenario post apocalittico, in uno scenario futuristico e in tanti altri scenari ancora. Immaginate ora che il videogame sia la realtà. Questo è New Life, all’interno del quale il protagonista viaggia di livello in livello alla ricerca di nove misteriose sfere.
Non giudico questo mondo. Non giudico giusta o sbagliata la scelta dell’umanità di vivere connessa a un sistema, perché è così che probabilmente andranno le cose, in futuro. Basti pensare all’impatto dei social network sulle nuove generazioni e agli smartphone, vere e proprie “appendici” senza le quali ci si sente zoppi, monchi, tagliati fuori dal mondo. Il protagonista della serie ama il sistema, non lo disprezza, non vi combatte contro. Quello su cui mi sono interrogato non è stato: “è giusto o sbagliato vivere così?”, quanto “cosa succederebbe se tutti gli uomini fossero liberi di vivere nel modo che più preferiscono, rinunciando a una vita normale per essere protagonisti di ambientazioni da videogame o da serie televisiva?”

Che cosa ti ha ispirato – letture, film, fumetti… – nell’elaborarlo?
Un po’ di tutto. New Life si definisce  “Urban Techno Weird” perché si tratta di una fantascienza atipica. Pur prendendo spunto dal filone culturale “virtuale” (i lettori troveranno tematiche proprie di film come eXistenZ, Matrix, Avatar) la serie ha contaminazioni urban e fantasy, anche se molto deviate. Ci sono elfi in giacca e cravatta che fanno gli agenti immobiliari e maghi che usano armi laser. Il migliore amico del protagonista pratica uno sport ultra violento, lo Skullball, che inventai anni fa giocando a GURPS (un gioco di ruolo da tavolo che pratico da oltre vent’anni). A questo si aggiungono continui rimandi alla musica rock e alla cinematografia di genere.

Ogni capitolo ha due ambientazioni. Una “fissa”, Babilonia, la megalopoli futuristica che è lo scenario base del sistema (e in minor misura una Roma spettrale in cui si muovono solo androidi e senzatetto) e una “dinamica”, che cambia di livello in livello. Si spazia da scenari post apocalittici a scenari con gli zombie, da scenari gotici a scenari western, da scenari futuristici a scenari fiabeschi e neri. Lo stile e il ritmo rimangono gli stessi, ma ogni diverso livello ha in sottofondo un richiamo alla cinematografia di genere. All’interno della serie cito, tra gli altri, i film di Leone e Pulp Fiction di Tarantino. Il settimo capitolo, il mio preferito, è un dichiarato omaggio a Mad Max e alla musica Punk.

New Life non ha una morale, perché la domanda a cui ho cercato di rispondere mentre scrivevo non era di ordine morale, ma sociologico. Vi faccio un esempio: tutti conosciamo The Walking Dead. Ora, chi vorrebbe mai vivere in quel mondo? A naso, direi nessuno. Eppure molti degli spettatori si esalterebbero all’idea di vivere quelle avventure, magari solo per poco, con la possibilità di poter tornare indietro.
Immaginate di connettervi a un sistema di realtà virtuale avanzatissimo, di scordarvi del vostro corpo “da questa parte”, di avere la possibilità di andare in uno scenario senza leggi, senza regole, magari con gli zombie, proprio come in The Walking Dead. Siete proprio sicuri che nessun essere umano lo farebbe, anche a costo di rischiare grosso?

Evidentemente ti piace la fantascienza. Perché prediligi questo genere rispetto ad altri?
Perché è un genere che ti permette di volare con la fantasia, e uno dei miei punti di forza è, appunto, la fantasia. Chi ha letto i miei racconti brevi in questi ultimi anni mi ha spesso e volentieri definito un “visionario”.


Si parla spesso di crisi della fantascienza, ma a giudicare dalle storie che vengono pubblicate online non sembrerebbe, tu che ne pensi?
Noi italiani in quanto a creatività non siamo secondi a nessuno. Quello del “fantastico italiano” è un settore che potrebbe essere una corazzata. Se rimane una piccola imbarcazione lo dobbiamo a una certa (e ingiustificata) soggezione culturale da una parte, a una mancanza di spinta degli investitori forti dall’altra. Pensate a Lo chiamavano Jeeg Robot. Mainetti ha girato per 5 anni bussando alle porte di tutti i produttori italiani. Ha detto che rispondevano sempre: “Non abbiamo i mezzi qui in Italia, ci costerebbe troppo”, oppure “Il cinema di genere da noi non funziona. O fai film d’autore, o fai commedie”. Quando si capirà che investire in questo settore non significa suicidarsi ma l’esatto contrario, ci sarà una svolta per tutti?

Che consiglio ti sentiresti di dare ai ragazzi con la passione della scrittura con il sogno di vedersi pubblicati?
Due sole parole: umiltà e sacrificio. Gli aspiranti scrittori devono prima di tutto essere avidi lettori, poi devono scrivere tanto, farsi leggere da altri scrittori e da lettori critici e obiettivi. Essere ricettivi alle critiche e ai consigli dei professionisti del settore è fondamentale. Oggi tutti vogliono scrivere e pubblicare, ma in pochi hanno l’umiltà di lasciarsi guidare da chi ne sa più di loro.

Link alla prima puntata della serie New Life

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