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Che cosa insegnano i Griffin a chi scrive oggi3 min read

9 Maggio 2016 3 min read

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Che cosa insegnano i Griffin a chi scrive oggi3 min read

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A livello puramente linguistico, ogni tanto la letteratura compie un miracolo, e questo miracolo si concretizza nella mente del lettore con una domanda: «Perché nessuno ha scritto così prima?»
Se siete lettori allenati sarà capitato anche a voi. Aprite un romanzo, cominciate a leggerlo e vi rendete conto che l’autore scrive cose che voi sapevate già, erano nell’aria ma misteriosamente nessuno aveva captato prima di lui. Scrive in un modo che vi è familiare e, allo stesso tempo, è innovativo.

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A me, ad esempio, è capitato con James Ellroy. Non avevo mai letto nessuno che scrivesse così veloce, in modo così sintetico, lasciandosi alle spalle ogni digressione, dando un calcio a ogni barocchismo descrittivo, ma mettendo in fila le parole necessarie per descrivere un fatto. Solo quelle. Anche Carver mi fece lo stesso effetto: era quotidiano in un modo tremendo. Scriveva di prati da tosare, di gente che va dal barbiere, di persone che ricevono telefonate nel pieno della notte e dietro questo si muoveva – non scritta – la materia oscura e inquietante della sua poetica.
Immagino che qualcosa di analogo, nella prima metà del Novecento, ma in una scala molto maggiore, dovette suscitare la pubblicazione di Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Céline. L’autore portava il parlato nel romanzo francese. Scriveva come parlava. Rendeva la prosa qualcosa di musicale e immediato, allo stesso tempo.

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Ora, io penso che in Italia, oggi, manca un autore che abbia compiuto questo miracolo. Ammaniti è bravissimo nel costruire trame e nel tenere avvinto il lettore alla sua narrazione, ma dal punto di vista linguistico non dice niente di nuovo. Baricco, nei suoi romanzi, fornisce prove di stile, ma la sua scrittura sembra l’eco dei maestri che egli ha letto attentamente. Busi, che si auto celebra il più grande romanziere italiano, francamente non l’ho mai considerato tale. Scrive per se stesso più che per noi, per dire quanto è bravo. Il problema dei nostri autori è che alle volte sembrano essere poco attuali, poco attuali dal punto di vista espressivo, non solo per le cose che dicono ma per come le dicono.

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Ecco perché la sera, quando mi capita di vedere una puntata dei Griffin, alla tv, rimango di sasso e mi dico: questi qui, Peter, Brian, Lois, Quagmire, parlano esattamente come parlano le persone oggi. Come parlano individui diciamo tra i 15 e i 45 anni di età che vivono collegati a Internet, guardano siti porno, smanettano al cellulare, e sono sfiorati più o meno direttamente, da questioni come aborto, diritti lgbt, pedofilia, pornografia, disoccupazione, disabilità, razzismo. Nei Griffin tutto è attuale, allo stesso modo in cui attuale e ascoltare due adolescenti che parlano di sesso. I Griffin hanno rotto un tabù dal punto di vista linguistico. Hanno portato in superficie temi di cui tutti parliamo, ma stranamente fatichiamo a riconoscere a livello espressivo in forma di romanzo. E ciò è molto più scandaloso di una scena soft porno del Trono di spade. Ecco perché, secondo me, hanno molto da insegnare a chi scrive: è venuto il tempo di scrivere come parlano Lois, Peter, Brian, Stewie e Quagmire. È venuto il tempo di scrivere come parliamo noi.

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