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"Solo per sempre tua" la distopia sull’ossessione della femminilità4 min read

8 Maggio 2016 3 min read

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"Solo per sempre tua" la distopia sull’ossessione della femminilità4 min read

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articolo di Eleonora Caruso per Wired.it
Le protagoniste di questo libro parlano continuamente di aspetto. Chi è grassa e chi magra, chi è venuta bene e chi male in foto, chi può portare o non portare i leggins, chi sembra in forma e chi stanca. Postano selfie sui social network, inviano messaggi vocali anziché scrivere e ne ascoltano anziché leggere. Paragonano continuamente le altre tra loro, e poi se stesse alle altre, sentendosi segretamente sollevate quando i loro capelli sono più in ordine e la loro pancia più piatta, ma abbattute quando molto più spesso succede il contrario e si trovano inferiori. Più grassa di, più sciatta di, più brutta di.
Niente di strano, vero?
Aggiungiamoci questo.
Le protagoniste di questo libro studiano per sedici anni alla Scuola, senza vedere il mondo esterno. Non imparano a leggere e scrivere, ma a truccarsi, abbinare i vestiti e contare le calorie. La loro mensa è divisa in due parti: il buffet Miglioramento, dove le brave ragazze si nutrono di frullati ipocalorici, e il buffet Grasse, dove chi non riesce a resistere alla tentazione del cibo può ingozzarsi, ritirare lo sciroppo ipecac fornito dalle insegnanti e chiudersi nel Vomitorium, che è proprio lì accanto. Vivono in stanze le cui superfici sono coperte di specchi e se piangono o si arrabbiano finiscono in isolamento, a curare la loro Isteria Femminile. Sono a un soffio dalla perfezione, ma non è abbastanza, perché il motto della scuola recita: “C’è sempre un margine di miglioramento”. E loro devono essere le migliori, se vogliono realizzarsi nello scopo della loro vita: essere scelte dagli uomini. Vi ricorda Il Racconto dell’ancella di Margaret Atwood? Avete ragione, ma c’è dell’altro.
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Il libro è Solo per sempre tua, di Louise O’Neil, ed è in uscita per Hot Spot, nuovo marchio Crossover de Il Castoro. È ambientato in un mondo distopico, dove le donne nascono in laboratorio e crescono sotto la stretta sorveglianza di altre donne, che le preparano al giorno in cui gli Eredi – cioè pochi coetanei maschi cresciuti nel mondo esterno – andranno a sceglierle. Per ogni Erede nato vengono fatte nascere tre donne. Una diventerà la loro Compagna, le altre verranno smistate tra Concubine e caste, cioè nuove insegnanti. La Compagna avrà il dovere di generale più figli maschi possibili (i feti femminili verranno abortiti) fino a quarant’anni, quando verrà disattivata. Con suo sollievo, perché le hanno insegnato ad avere orrore della vecchiaia.
Come in tutte le – rare – distopie davvero ben riuscite, Solo per sempre tua è in disturbante odore di attualità. Perché tolti quegli stilemi di genere che dettano l’ambientazione estrema, ai limiti a volte del didascalico, niente di quello che viene narrato ci sembra impossibile. È un libro che funziona perché penetra i profondità nelle ferite imbarazzanti delle donne e le denuda.
La volta che abbiamo finto di gioire insieme a un’amica, mentre in realtà ne eravamo invidiose, la volta in cui abbiamo detto che lei non può mica “permetterseli”, certi vestiti, la volta che siamo rimaste incantate ad odiarci davanti allo specchio, maledicendo la nostra pelle e strizzando la nostra buccia d’arancia, la volta che abbiamo abbozzato anziché difendere dalle offese un’altra ragazza, che abbiamo lasciato che ci paragonassero una con l’altra come se fossimo intercambiabili, o che ci siamo sentite inutili e brutte perché un uomo non ci ha scelte.
Tutte le volte in cui abbiamo detto “donna con le palle”, “ho le mie cose”, “auguri e figli maschi”, “no, figurati, non sono femminista” (a proposito: nel mondo della storia, la “parola con la F” è il peggiore degli insulti).
Solo per sempre tua è un libro durissimo sull’ossessione per il corpo delle donne e i tentativi di controllarlo. freida, isabel, megan (con le lettere minuscole) sono ragazze che non scelgono da sole, anche se lo credono, perché in realtà scelgono tra le possibilità già scremate per loro dagli uomini. Eppure non dovete pensare che questo sia un libro che si scaglia a priori contro gli uomini, anche perché hanno già fatto tutto da soli: gli Eredi sono pochi perché le guerre hanno decimato la popolazione maschile e solo alcuni di loro, nel nuovo ordine, hanno il diritto di riprodursi. Piuttosto, è un libro che analizza con lucidità tagliente il modo in cui le donne si scagliano una sull’altra, spinte da una società che le cresce ponendole in competizione.
È un libro che ci dice (ma qualcuno lo sapeva già) che la letteratura Young Adult non è fatta solo di triangoli sentimentali e relazioni che travestono di romanticismo l’abuso, ma anche di scritture intelligenti, brillanti e talvolta feroci – come in questo caso, in cui l’autrice cala il bisturi sui nostri lividi senza mai allontanare lo sguardo, più di tanti colleghi che scrivono solo “per adulti”.
È un libro scorrevole, avvincente, che si legge in fretta, ma risuona a lungo. Ed è soprattutto un libro importante, che ci ricorda quanto coraggio ci serva talvolta per dire: questo è il mio corpo.

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