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400 anni di Shakespeare: il più grande di tutti?5 min read

22 Aprile 2016 4 min read

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400 anni di Shakespeare: il più grande di tutti?5 min read

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Quattrocento anni fa – il 23 aprile 1616 – moriva William Shakespeare, poeta, attore, ma soprattutto drammaturgo inglese (era nato nel 1564 a Stratford ove trovò la morte).
Il più grande di tutti?
T. S. Eliot diceva che Dante e Shakespeare si sono diviso il mondo senza lasciare posto a un terzo. Nel suo Canone Occidentale, dove stabilisce in senso gerarchico, chi sono le grandi personalità letterarie che hanno segnato la nostra cultura, il celeberrimo critico Harold Bloom inserisce in prima posizione Shakespeare e poi Dante. Questo per dire che da quattro secoli a questa parte, nessuno mette in discussione il primato di Shakespeare se non affiancandogli un altro gigante delle lettere, Dante, ma dal confronto il bardo inglese esce quasi sempre vincitore.
Dire: “Shakespeare è il più grande di tutti” è un’affermazione che, pur nel suo massimalismo, può essere condivisibile.
Dunque, perché a 400 anni dalla sua morte, Shakespeare è ancora il migliore?
A mio modesto parere, le motivazioni sono sono piuttosto evidenti.

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1) L’attualità della sua arte. Shakespeare è uno scrittore calato nel suo tempo ma che lo prescinde. Le sue tragedie sono veramente eterne nel senso che sollevano questioni che riguardano l’uomo fin dalla notte dei tempi e sempre lo riguarderanno. Prendiamo Macbeth: è la storia di un re e una regina, di come abbiano messo le mani sulla corona e di ciò che scoprono di essere in grado di fare per raggiungere i loro obiettivi. Ma è soprattutto la storia di due persone avide, disposte a tutto per ottenere il successo. Difatti, nella sua trasposizione cinematografica, Polanski sottolinea la loro ambizione senza scrupoli che potrebbe essere anche quella di una coppia borghese. Ci sono poi diverse trasposizioni delle tragedie shakesperiane in epoche attuali (Romeo + Juliet) o più vicine alla nostra (Riccardo III di Richard Loncraine, nella Londra del 1930) che provano che l’opera di Shakespeare può adattarsi a qualsiasi periodo.
2) La varietà tematica. T. S. Eliot disse che la grandezza di Dante stava nell’aver descritto anche il Paradiso. Nell’arte, diceva Eliot, è più facile immedesimarsi nell’Inferno, nelle passioni della carne, nelle contraddizioni dell’animo, che nella bontà. Dante riuscì ad essere completo. Lo stesso discorso possiamo farlo per Shakespeare. L’Amleto è una tragedia che si apre a ventaglio contemplando tutti gli stadi dell’essere. Parte da una situazione tradizionale per una tragedia della sua epoca – la vendetta di un principe per l’assassinio del padre – poi diventa qualcosa di più ampio e inafferrabile e attraversa temi come il potere, l’incesto, l’amore, la follia, il sovrannaturale… Shakespeare nella sua opera tocca l’oscurità e la luce. Si va dal Tito Andronico, la prima tragedia, la più violenta e sanguinosa di tutte, alle commedie della maturità, equilibrate e luminose come Sogno di una notte di mezza estate.
3) Shakespeare è “twitterabile”. Certi brevi passaggi divenuti saggezza collettiva contano meno di 140 caratteri: “Essere o non essere, questo è il dilemma” (40 caratteri); “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” (120 caratteri). In teoria anche Dante è “twitterabile” – “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura“: due terzine per 66 caratteri – ma ha la sfortuna di aver scritto in una lingua che il resto del mondo legge e parla solo per passione.
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4) È Il trono di spade, i Soprano e tante altre serie tv. Frank Underwood è shakesperiano fin nel midollo a tal punto che in molti considerano House of Cards una sorta di Macbeth aggiornato. Il Trono di spade attinge a piene mani da Shakespeare, soprattutto quello delle tragedie, come Tito Andronico la cui violenza sembra presagire quella di certo cinema. I Soprano è la storia di una famiglia mafiosa e dei rapporti di potere dei suoi componenti. La mafia, così come ce l’hanno presentata cinema e letteratura, ha molto di Shakespeare. Anche Il Padrino, film capolavoro di Francis Ford Coppola, ispirato all’omonimo best seller di Mario Puzo, è spesso citato come una rivisitazione dei temi shakesperiani in chiave moderna.

5) Perché era sessualmente eclettico. Era gay, etero o bisex? Certi sonetti dedicati a una fantomatica Dark Lady e a un giovanotto (“Fair Youth”) lasciano supporre che avesse tendenze omosessuali. Così come i rapporti poco buoni che ebbe con la moglie, sintetizzati dallo scarno lascito testamentario: “il secondo miglior letto”. Molto è stato speculato sulla coppia. Il fatto che al momento di sposarsi, la donna, Anne Hatheway, fosse incinta e avesse 8-9 anni in più dello sposo, lascia pensare che quello tra i due fosse stato un matrimonio riparatore. Accanto alla presunta omosessualità di Shakespeare, Hollywood ha creato  la figura di un giovane scrittore profondamente innamorato di una donna, Shakespeare in Love. Insomma, anche la poca chiarezza della sessualità del bardo ne fa un personaggio dei nostri tempi.

6) La qualità insuperata della scrittura. Ricordo che mentre stavo leggendo Che la festa cominci, di Niccolò Ammaniti, ad un certo punto del romanzo, Zombie uno dei personaggi scalcinati, citava un passaggio letto da qualche parte. Sul momento non avevo riconosciuto chi ne fosse l’autore, ma era così bello che mi ero domandato “Ma chi l’ha scritto?”, poi nel romanzo veniva fatto il nome di Shakespeare.
È tratto dall’Amleto e sono poche righe grandiose, eccole:
Da qualche tempo, non so perché, ho perso tutto il mio buonumore e ho abbandonato ogni esercizio. E in realtà son così giù d’umore che questo bell’edificio, la terra, mi sembra un promontorio sterile, questa volta d’aria stupenda, quello straordinario firmamento lassù, quel tetto maestoso trapuntato di fuochi d’oro, ebbene a me non pare che una massa lurida e pestifera di vapori. Che opera d’arte è l’uomo, com’è nobile nella sua ragione, infinito nelle sue capacità, nella forma e nel muoversi esatto e ammirevole, come somiglia a un angelo nell’agire, a un Dio nell’intendere: la beltà del mondo, la perfezione tra gli animali, eppure, per me, cos’è questa quintessenza di polvere? L’uomo non mi piace e nemmeno la donna“.

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