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Intervista a Paola Chiozza, autrice di "Kajira" e "Politicamente scorretto"10 min read

16 Aprile 2016 8 min read

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Intervista a Paola Chiozza, autrice di "Kajira" e "Politicamente scorretto"10 min read

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Su Wattpad Paola Chiozza è una delle autrici italiane più lette: la sua trilogia distopica Kajira: la schiava ribelle ha ottenuto più di 1 milione e 700 mila visualizzazioni. Grazie a Kajira, al riscontro favorevole con i lettori, Paola ha continuato a scrivere e a febbraio ha esordito su Amazon non come self author ma come autrice pubblicata da una casa editrice, la Tombolini Editore, con Politicamente scorretto. Avevo già avuto il piacere di conoscerla, insieme a Irene Pistolato, altra autrice che ha spopolato sulle writing community con Ti va di rischiare, e Leonardo Patrignani, autore Mondadori di There e Multiversum, al Salone del libro di Torino nel 2015. Visto il suo successo passato attraverso la rete, ho pensato che fosse interessante intervistarla e porle domande sul mestiere di scrivere e gli strumenti offerti dalla realtà digitale a chi ha storie da raccontare e vuole condividerle.

POLSCOR
Prima di tutto aggiornaci sulla tua produzione letteraria. Sappiamo della trilogia di Kajira che ha avuto un grande successo. Ora, con Politicamente Scorretto, sei passata su Amazon pubblicata dalla Tombolini Editore. Qual è la differenza tra pubblicare su una writing community e farlo su uno store digitale per conto di un editore?
La grandi differenze sono prezzo e qualità del romanzo. Gli utenti su Wattpad desiderano leggere gratis, e accettano il compromesso di attendere che i capitoli a puntate vengano pubblicati, correndo il rischio di non vedere mai la fine di un’opera. Purtroppo centinaia di libri incompleti, alcuni con un buon potenziale, sono stati abbandonati sia dagli autori che dai lettori. Wattpad è un social che accoglie tutti coloro che vogliono coltivare un hobby, anche in modo discontinuo. Le opere vengono pubblicate così come sono, senza badare troppo a forma e contenuto — in nome della pura e semplice passione per la scrittura.
Pubblicare con una casa editrice è completamente diverso. Un team di persone lavora sul romanzo, lo revisiona, modifica e corregge. Lo scopo è offrire all’acquirente un prodotto che valga il denaro che ha speso per comprarlo. Non si tratta più di scrivere solo per il piacere di farlo. Il lettore che sceglie di acquistare un libro si aspetta ciò che spesso non si trova sulle writing community: qualità, innovazione, creatività, editing rigoroso.
kajira
La scelta di una trilogia come Kajira è stata casuale o ponderata?
La trilogia di Kajira è nata due anni fa. Stavo pensando a qualcosa di nuovo e innovativo, quando ho deciso di raccogliere tutte le idee che avevo e concentrarle in un unico romanzo. Nella mia testa c’era materiale per almeno quattro, cinque libri. Ricordo di aver pensato: “perché non buttare tutto nel calderone? Perché non provarci?”. La parola Kajira nasce dalla mente dello scrittore americano John Norman e significa “schiava”. L’ho utilizzata come piccolo omaggio nei suoi confronti, essendo uno degli autori che più mi hanno influenzata. E così è nata la trilogia. Ho unito l’ambientazione di un futuro distopico, di per sé già affascinante, con un contesto di usi e costumi di stampo medievale. Automobili e armi da fuoco, ma anche matrimoni combinati e compravendita di esseri umani. Ho creato un mondo in cui la negatività e il regresso sono stati portati agli estremi. Volevo che la storia della schiava Isadóra, venduta dal padre e portata in un harem di concubine ai confini della Norvegia, suscitasse nei lettori rabbia e disgusto, tanto quanto la sua passione incestuosa per il fratello. Una delle particolarità della trilogia di Kajira è la continua regressione dello scenario in cui si muovono in personaggi: se nel primo romanzo si trovano oggetti tecnologici, nel terzo c’è un totale ritorno alla vita pre-industriale.
Perché secondo te ha incontrato tanto successo?
Credo che il mio romanzo sia ciò che i lettori aspettavano da tempo. Un’opera diversa, non per forza in senso positivo. La trilogia di Kajira è fitta di contraddizioni, mostra i personaggi come esseri umani, ben più simili alle bestie che agli eroi del bene. Il primo libro della saga non vuole lasciare insegnamento alcuno a chi legge: vuole solo mostrare quanto sia fallibile l’uomo, imperfetto e incapace di riscattare se stesso. Nessuno dei personaggi esce vincitore dal dramma che è la vita. Kajira: la schiava ribelle manca totalmente di personaggi positivi.
Quando e come scrivi? Ci sono orari, situazioni che ti ispirano più di altri?
Lo faccio quando ne sento il bisogno. Scrivere per me è una necessità, non un hobby né un dovere. La mente di uno scrittore è in costante movimento, per questo consiglio di tenere sempre a disposizione una penna e un taccuino per annotare ogni idea.
Non c’è un orario per produrre, o meglio: dipende da ciò che si vuole scrivere. Se devo stendere un capitolo ponderato, a cui sto lavorando da giorni, preferisco farlo di mattina, nel momento in cui la mente è più riposata. Quando invece scrivo di getto, seguendo l’istinto, non guardo l’orologio.
Tutto quello che mi circonda è per me fonte d’ispirazione. Le persone, i loro atteggiamenti, il modo in cui agiscono e si relazionano con gli altri. Una semplice azione come attraversare la strada, chinarsi e raccogliere una moneta caduta, può rappresentare un’idea. Molti dei dettagli narrati dei miei romanzi sono presi dalla realtà. Anche i luoghi, gli odori, le consistenze sono importanti. Uno scrittore deve trasformare in parole tutto ciò che lo circonda.
Se dovessi descrivere la tua scrittura, lo stile, in poche parole, cosa diresti? È descrittivo? È portato all’azione? Aggettivi ne usi o tendi a scrivere in modo semplice e diretto?
Il mio obiettivo è fare in modo che il lettore entri nella storia e si senta parte di essa. Di solito tendo a optare per uno stile descrittivo, lasciando comunque buono spazio all’immaginazione. Uso molte figure retoriche, ossimori, sinestesie e similitudini in abbondanza. Ho scelto di introdurre nel testo arcaismi che vadano a braccetto con il contesto distopico-medievale della trilogia.
Definisco ricercato lo stile dei romanzi, e al contempo cerco di assicurarmi che i lettori non siano costretti a rileggere due, tre volte una frase per capirla. È importante trovare il giusto compromesso tra eleganza e chiarezza.
Mi ritengo un’autrice versatile. Tento di non fossilizzarmi su un unico genere letterario. La trilogia di Kajira è un’opera di base distopica, mentre Politicamente Scorretto è un chicklit irriverente e comico.
Cosa ti ha intrigato nel descrivere un personaggio come Kajira?
Kajira Isadóra e io non abbiamo nulla in comune. Scrivere e vivere attraverso i suoi occhi ha tirato fuori il peggio di me, arrivando anche a influire sui miei atteggiamenti nella vita reale. Credo che lei rappresenti la parte più esasperante, remissiva, egoista e subdola di ognuno di noi. Isadóra è stato per me il personaggio più odiato e credo che la mia mente lo abbia creato per estirpare qualcosa di negativo che avevo dentro. Quando ho concluso il primo libro ho pianto di gioia, non per aver raggiunto il mio obiettivo ma per essermi finalmente liberata della protagonista. Ci sono personaggi che sfuggono di mano agli scrittori, Kajira Isadóra è uno di questi.
È importante per te fare degli schemi prima di iniziare a scrivere o, semplicemente, siedi al computer e ti lasci andare all’immaginazione?
In un romanzo corale è facile confondersi o dimenticare qualche dettaglio. Per quanto riguarda la trilogia di Kajira, ho creato una mappa dei territori e un albero genealogico. In genere i miei schemi sono mentali. Cerco di annotare le caratteristiche principali di ogni personaggio, sia fisiche che psicologiche, ma solo dopo aver abbozzato qualche capitolo. Preferisco lavorare dando spazio all’istinto e alla fantasia, e solo più tardi gettare le fondamenta per qualcosa di più solido.
TESSERA
Kajira è una fiaba, se vogliamo a tratti crudele e perversa, ma pur sempre una fiaba. In un certo senso anche Cinquanta sfumature lo è. Pensi che le lettrici di oggi cerchino soprattutto questo? Fiabe, storie d’amore dove ritrovare un ordine dei propri sentimenti?
Chi legge Cinquanta sfumature cerca una piccante storia d’amore, perfetta sotto l’ombrellone. Cerca la storia di un uomo che decide di cambiare per il bene della donna con la quale ha scelto di passare la vita. Cinquanta sfumature è un romanzo rosa che, grazie alla potente macchina pubblicitaria, ha conquistato il cuore di milioni di donne.
Chi legge Kajira cerca evasione e confronto. Evasione dalla realtà, in un’ambientazione che sembra essere ben lontana dalla quotidianità. Confronto, tra il contesto attuale e quello distopico, ma anche tra protagonista e lettore. Le scelte di Isadóra spesso sono così incoerenti da spingere il chi legge a scavare dentro se stesso e chiedersi se, in quella situazione, avrebbe agito in egual modo. Per questa ragione ritengo che la trilogia di Kajira sia un viaggio, non solo in un mondo diverso, nato dalla mia penna, ma soprattutto dentro se stessi, alla ricerca dei propri limiti. La spirale di violenza in cui i personaggi si muovono spinge il lettore a chiedersi quanto sottile sia il confine che separa gli esseri umani dalle bestie.
A quale opera senti più affine la tua trilogia?
Paragonerei il primo volume di Kajira a Cime tempestose. Credo che le donne cerchino nei romanzi l’amore tormentato, perverso, il lato negativo e mortale del sentimento che muove il sole e l’altre stelle. La ragione ce la spiega Wallace con questa frase: «Nel mondo reale tutti soffriamo da soli; la vera empatia è impossibile. Ma se un’opera letteraria ci permette, grazie all’immaginazione, di identificarci con il dolore dei personaggi, allora forse ci verrà più facile pensare che altri possano identificarsi con il nostro. Questo è un pensiero che nutre, che redime: ci fa sentire meno soli dentro».
Vedo che mantieni un costante rapporto con i tuoi lettori tramite la newsletter. È uno strumento utile?
La newsletter è un modo come un altro per accorciare le distanze con chi mi segue. Ritengo che il potere delle writing community risieda nella comunicazione tra scrittori e lettori. Tenere aggiornati i follower, renderli partecipi del proprio lavoro, significa tenere a loro.
Twitter, Facebook, Google+, Instagram: quali usi e in che modo ciascuno ti è utile nella promozione della tua scrittura.
Per fortuna credo ancora nella meritocrazia. Se il romanzo è di qualità, non servono advertising pressanti, spam o strategie di marketing volte a esasperare gli utenti. Sono convinta che la migliore pubblicità per un libro sia il libro stesso, nella sua totalità. Da lettrice, ciò che mi spinge ad acquistare un’opera è il primo impatto, non la propaganda che le gira intorno.
Siamo circondati da libri spazzatura che ci vengono proposti come grandi best seller, e di fatto lo diventano solo grazie a fascette che riportano numeri esponenziali di copie vendute, reclame martellanti in radio, televisione e sul web.
Ho scelto di non fare parte di questo sistema malato, che di fatto si basa solo sul guadagno e non sul talento. Quante meteore abbiamo visto scivolare di fronte ai nostri occhi? Quanti presunti casi letterari durati il tempo di un battito di ciglia? Non voglio che i miei romanzi finiscano nel dimenticatoio e io non voglio essere una meteora vista come una momentanea macchina da soldi. Per questo motivo ho affidato Politicamente Scorretto ad Antonio Tombolini Editore: perché credo nella nuova editoria, credo in chi crede negli esordienti e nelle loro potenzialità. Credo che la crepa nel vecchio ambiente editoriale italiano possa, e debba, diventare una voragine dalla quale far emergere chi davvero ha talento.
Scrivere è un piacere, ma per te che hai ottenuto così tante visualizzazioni, oggi costituisce anche un profitto?
L’unico, vero profitto che per me conta è sapere che i lettori hanno apprezzato i miei romanzi. Poter leggere i commenti colmi di parole emozionanti, ringraziamenti e suggerimenti è il guadagno più grande che possa esistere per un autore. Finché sarà la passione a spingermi a scrivere, continuerò a farlo.
Perché è questo, in fondo, l’obiettivo di un vero scrittore: la condivisione.

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