blog di Alberto Grandi
Articoli

Tre autori fantasy e i motivi del loro successo4 min read

23 Marzo 2016 3 min read

author:

Tre autori fantasy e i motivi del loro successo4 min read

Reading Time: 3 minutes

Schermata 2016-03-23 alle 09.14.13
NEIL GAIMAN
Ci sono autori che danno il meglio di sé negli incipit. Neil Gaiman (inglese, 1960) è uno di questi. Quasi tutti i suoi romanzi iniziano alla grande, proseguono bene, poi nel corso della trama, pur tenendo alta l’attenzione, finiscono col confondersi e confondere. Il problema di Gaiman è anche la sua cifra stilistica: riesce a giocare con così tanti elementi in una singola opera che alla fine ne perde un po’ per strada. American Gods (2001) è un urban fantasy che parla di consumismo, capitalismo, politeismo, divinità, fede, mito. Mette un sacco di carne al fuoco. L’autore deve rivoltare così tante salsicce sulla griglia che è normale che qualcuna gli esca troppo cruda o troppo cotta. Più riuscito e unitario, secondo me, è Il figlio del cimitero (2008). Anche qui, Gaiman è bravo a bilanciare vari registri in una sola opera. A tratti ci sembra di leggere Harry Potter a tratti di finire in un incubo noir alla Tim Burton.
Perché ha successo
Il punto di forza? Saper combinare la cultura alta e quella bassa, ripescare il mito e renderlo attuale e divertente. Ovvero pop.
Schermata 2016-03-23 alle 09.14.50
GEORGE R. R. MARTIN
Ho letto le Cronache del ghiaccio e del fuoco (pubblicato negli Usa vent’anni fa) dopo aver visto la serie tv del Trono di spade. Nella mia immaginazione Eddard Stark, Tyrion Lannister e Jon Snow avevano già un’identità precisa. Dunque, la sfida per la saga scritta era notevole: competere con un universo divenuto fenomeno massmediatico, radicatosi nell’immaginario collettivo. Martin l’ha vinta. La presenza dell’autore, che aleggia impalpabile e onnisciente come lo spirito del Creatore tra le pagine della saga, è assente nella serie tv ed è uno spirito che fa la differenza. Se la morte di un personaggio a cui ci eravamo affezionati, nella serie tv sembra rispondere alle esigenze di un team di sceneggiatori che devono garantirsi una fetta di pubblico sempre più ampia, in Martin la morte più che un colpo di scena è  un gioco del fato crudele. Il fatto che la saga sia narrata dalla prospettiva di un singolo individuo che dà il nome al capitolo, ci fa affezionare ancora di più ai suoi personaggi e ci fa sentire ingiustamente separati da essi quando muoiono nei modi più crudeli. Ciò che nella serie tv è condensato in singoli episodi, in Martin è descritto con calma. Quando la violenza arriva, la prosa non si fa problemi nell’essere descrittiva: “L’acciaio morse la carne appena sopra la vita dell’uomo, il suo ventre si squarciò dall’ombelico fino alla colonna vertebrale, eruttando nella polvere viscere pulsanti. Mentre il perdente dava gli ultimi sussulti di agonia, il vincitore afferrò una donna, nemmeno la stessa per la quale aveva combattuto, e la penetrò da dietro. Gli schiavi portarono via il cadavere, e le danze ripresero“.
Perché ha successo
La grandezza della saga? Non essere scontata. Fingere di non appartenere al fantasy e immergere il lettore nella psicologia di personaggi che, per quanto numerosi, si distinguono l’uno dall’altro.

LICIA TROISI
Licia Troisi (Roma, 1980) ha venduto più di tre milioni di copie nella sua carriera di scrittrice che dura ormai da più di dieci anni. Oltre che l’autrice fantasy più venduta in Italia, è anche la più criticata. Silvio Sosio, giornalista , editore, esperto di letteratura fantasy e scifi, in un vecchio post la prendeva ad esempio di una logica editoriale che punta sul boom delle vendite a tutti i costi. “Alla faccia di tutti gli scrittori che fanno gavetta, spendono anni a migliorare la propria scrittura”. Poi, c’è stato il caso di Gambery Fantasy, popolare e controverso blog che sulla Troisi ha speso fiumi di inchiostro e veleno ai limiti della querela. Non ho letto tutti i libri della Troisi, ma limitandomi alla prima trilogia del Mondo Emerso e a Pandora, faccio fatica a criticarle qualcosa. I suoi personaggi potranno essere ricorrenti di certa letteratura, ma non risultano ripetitivi. Le sue trame saranno prevedibili, ma lineari e solide. Infine a quanti le imputano di avere una lingua povera, ricordo un’affermazione di Dino Buzzati: “quando scrivo la mia massima preoccupazione è di non rompere l’anima al lettore”.
Perché ha successo
Proviamo a considerare quella cifra – tre milioni di copie vendute – e invece che giudicarla il sintomo di una editoria degenere e di un pubblico grossolano, quello di un talento che non fa scintille ma c’è. Vedremo che semplicità e linearità invece che difetti sono pregi.
foto: Wikipedia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano i (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (technical cookies), per generare rapporti sulla navigazione (statistics cookies). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.