blog di Alberto Grandi
Cose da scrittori

6 errori da evitare quando si scrive un fantasy3 min read

21 Marzo 2016 3 min read

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6 errori da evitare quando si scrive un fantasy3 min read

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Non cominciare con lunghe descrizioni
È una tentazione forte per gli autori di questo genere letterario. Tolkien si prende tutto il tempo per descrivere la contea degli Hobbit, ma il fantasy è cambiato. E meno male.
Evita i cliché
È un errore in cui si cade facilmente quando si scrive fantasy.
I cliché sono tanti: il cavaliere che si sacrifica, il mago che prepara una pozione, il signore oscuro che si risveglia da un sonno millenario.
La sfida è proprio quella di partire da una nuova prospettiva nel raccontare la storia.
Ricordi l’incipit di American Gods di Neil Gaiman?
Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l’aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava i giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto la amava“.
Sembra una crime novel, invece è uno dei fantasy più letti degli ultimi anni.
Non eccedere con la magia
Dato che il fantastico sarà un elemento fondante del tuo romanzo, utilizzalo con cautela. Ricorda la lezione del Trono di spade: a parte qualche raro volo di drago o comparsa di estraneo, ciò su cui si basa la saga sono i rapporti di potere e la passione che sfocia spesso nel sangue. La magia ci deve essere come ci deve essere un delitto perché Hercule Poirot cominci a indagare, ma se gli omicidi divenissero dieci, più che un giallo di Agatha Christie ci verrebbe il sospetto di stare leggendo un hard boiled di James Ellroy.
Occhio alle battaglie (sul tema leggi anche questo post)
Stai per scrivere una cruenta scena di guerra tra l’esercito degli orchi e quello degli umani. Voleranno teste, le viscere cadranno dai ventri squartati, il sangue irrorerà la terra. Prima di dar sfogo alla tua fantasia splatter, documentati. Non sei mai stato in guerra, scommetto, e men che meno in una combattuta con archi e frecce, giusto? Però ne hai combattute un’infinità alla PlayStation dove i guerrieri volavano come acrobati e maneggiavano spadoni come fossero forchette. La letteratura, perfino quella fantastica, proprio per rendere il sovrannaturale verosimile, necessita una certa quota di realismo.
Visita i siti internet sulle armi del passato e i forum degli appassionati. Cerca di capire che sforzo reale implica tendere un arco prima di scoccare una freccia.
Power up e armi magiche
Va bene, siamo in un fantasy e la spada che impugnerà l’eroe potrebbe anche conferirgli poteri sovrumani perché fu forgiata dagli antichi dei delle origini con la lava dei vulcani e blablaba. Però, se spada magica deve essere, che non sia conficcata in una roccia in attesa che il predestinato la estragga. Fai sì che la magia insita nell’arma risulti inaspettata, qualcosa che né l’eroe né il lettore si aspettavano di trovare. E magari rendila difficile da possedere e non un power up che il cavaliere di un videogioco ha ottenuto rompendo un’anfora (qualcuno ha detto Ghost ‘n Goblins?)
Non scrivere all’infinito
Di solito i lettori di questo genere letterario non si lasciano spaventare da lunghi tomi. Si aspettano di entrare in un mondo e visitarlo in ogni suo anfratto con i dovuti tempi. Però, non esagerare. Casi come quello de La ruota del tempo di Robert Jordan (una saga di quattordici libri) o la Spada della verità di Terry Goodkind (quindici libri) non sono la regola. Di norma una saga si compone di un trittico. E se alla fine del terzo libro, il cattivo sarà morto e tu avrai venduto 100 milioni di copie, stai tranquillo, potrai sempre inventarti un fratello gemello altrettanto cattivo che minaccia la nuova pace nella seconda trilogia.

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