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Libri che fanno morire dal ridere2 min read

18 Febbraio 2016 2 min read

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Libri che fanno morire dal ridere2 min read

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FG
Scrivere un romanzo che fa ridere è difficile. Più che scriverne uno che fa piangere. Quando parlo di “ridere” intendo risate a crepapelle. Roba che non stai più in piedi e ti fanno male i muscoli addominali. Insomma, risate vere.
Ci tengo a fare questa premessa perché non sono pochi i romanzi che si definiscono “agrodolci” o “ironici” o “intelligenti” o “che fanno sorridere e riflettere” ma alla fine fanno ridere proprio per niente. Ad esempio, Guida galattica per autostoppisti può essere un romanzo scifi filosofico, intelligente, ironico, intriso di un pungente humor tipicamente british, ma non mi smuove nulla di viscerale. Invece, sempre rimanendo nell’ambito della fantascienza ma non mainstream, un romanzo che mi aveva fatto sganasciare dalle risate (e riflettere) è Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut. Un libro pacifista, disperato, così disperato che la risata è l’unica alternativa al pianto.
Comunque, qui di seguito una breve lista di opere che mi hanno fatto ridere, breve perché sicuramente ce ne sono altre che non ho letto ma anche perché le opere che fanno ridere sono poche.
Se ne avete da aggiungere, mai consiglio fu più gradito.
Mattatoio n. 5 – Kurt Vonnegut; disperato, grottesco, assurdo come assurda è la guerra che racconta. Un riso che scuote come le bombe che hanno raso al suolo la città di Dresda. Difficile rendere l’ilarità di questo libro che a conti fatti dovrebbe far piangere. Dello stesso autore consiglio anche Le sirene di Titano e La colazione dei campioni.
Il giovane Holden – JD Salinger; questo romanzo è ufficialmente la storia di un adolescente che non riesce a integrarsi nel mondo adulto abitato, secondo lui, da “fasulli”, ufficiosamente il resoconto dell’esperienza di guerra dell’autore che tornò a casa esaurito – passando prima per un ospedale psichiatrico – senza mai riuscire a integrarsi nel mondo dei civili. La parte divertente del libro? Il senso di inadeguatezza del protagonista che con l’andare avanti della storia diventa sempre più patologico.
L’Adalgisa, disegni milanesi – Carlo Emilio Gadda; giudicato da Goffredo Parise l’autore italiano con più sense of humor, particolarmente divertenti i racconti Quando Girolamo ha smesso… e Quattro figlie ebbe ciascuna regina.
Musica per organi caldi – Charles Bukowski; un po’ tutto Bukowski fa ridere, a volte poco a volte meno; questa raccolta di racconti è onesta per stile e per tematiche, cioè il vecchio Buk non fa il verso a se stesso come avviene, secondo me, in Storie di ordinaria follia, quindi nelle sue pagine esilaranti, lo è davvero
Lamento di Portnoy – Philip Roth; l’unico romanzo che legittima la fama di genio contemporaneo che i critici hanno conferito a Roth; memoriabile la scena in cui si masturba in autobus accanto alla ragazza che dorme. Ma anche quella in cui si masturba e, inavvertitamente, schizza in un occhio e torna a casa piangendo e temendo di diventare cieco. Avrete capito che questo è un romanzo dove ci si masturba parecchio.
Drive-In – Joe R. Lansdale; i primi due capitoli della saga, umorismo molto americano, esagerato, dinamitardo, splatter.

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