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Di San Valentino e di altri demoni2 min read

14 Febbraio 2016 3 min read

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Di San Valentino e di altri demoni2 min read

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Céline considerava l’amore “l’infinito alla portata dei barboncini”.
In una magistrale prova d’attore, Al Pacino, ne L’avvocato del Diavolo definisce l’amore “sopravvalutato. Biochimicamente non è diverso da una scorpacciata di cioccolata…”.
Per Bukowski: “L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo”.
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Tutte queste frasi che penalizzano l’amore a istinto biologico o cotonatura per cervelli vuoti, mi fanno venire in mente una cosa che T. S. Eliot disse a proposito di Dante. Eliot considerava Dante e Shakespeare i due massimi autori nella storia della letteratura che si erano divisi il mondo, senza lasciar posto a un terzo. Ebbene di Dante Eliot diceva che era grande anche perché aveva saputo cantare il bello e il brutto dell’uomo, l’inferno e il paradiso, la passione dell’odio come l’estasi dell’amore, quando agli artisti veniva (e viene) più facile concentrarsi sul lato oscuro dell’uomo, sull’inferno, sull’odio, le viscere, le passioni istintive e tutte quelle cose lì.
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Insomma, Céline potrà anche aver ragione, ma il suo cinismo lo limita come artista. Anche per questo, pur trovando Viaggio al termine della notte un capolavoro di stile, non è tra i libri che mi porterei sull’isola deserta. Va bene massacrarsi e considerarsi degli aninali ma fino a un certo punto.
Certo, è vero che ogni volta che si parla e si scrive di amore si rischia di scivolare nella banalità, nella piattezza. A meno che l’amore non sia materiale per letteratura di genere, storie ideate e scritte per un target preciso di lettori, come quelle firmate da Moccia, da Anna Todd eccetera, oppure a meno che all’amore non si accompagni una qualche lordura che ne macchia il candore di sentimento altissimo e purissimo, come la passione per le ninfette in Lolita o in Vergogna.
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Io concordo con Eliot: è più facile scrivere di odio che di amore; allo stesso modo penso che sia più facile scrivere romanzi tristi che allegri, storie che fanno piangere piuttosto che altre che facciano ridere.
L’amore rimane una sfida in letteratura. C’è chi ha il coraggio di accettarla a proprio rischio e pericolo; c’è chi persegue nel fare il cinico, il maledetto e non si innalzerebbe (in realtà, abbasserebbe) a scrivere di certi argomenti.
L’amore è un demone che va domato prima di metterlo su pagina, e non a caso, Gabriel Garcia Marquez, che lo seppe domare, scrisse un romanzo (non il suo migliore, a dire il vero) intitolato proprio Dell’amore e di altri demoni.
Qui su Penne Matte c’è chi ha avuto il coraggio di parlare d’amore. Con quali esiti? Per scoprirlo leggete le opere caricate alla sezione Sentimentale, alcune le sto postando oggi che è San Valentino.
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