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Amazon apre 400 librerie. Reali (non virtuali)3 min read

4 Febbraio 2016 3 min read

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Amazon apre 400 librerie. Reali (non virtuali)3 min read

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articolo di Francesco Gungui per Wired.it

Quando mi dissero che i miei libri sarebbero stati presto disponibili in formato e-book, ricordo che pensai: “i miei lettori non si compreranno mai i miei romanzi in formato digitale”. E andò più o meno così, come appresi quando mi arrivarono i nuovi rendiconti con le royalties che avevo maturato. La sproporzione tra le vendite dei libri cartacei e quelli digitali era enorme. Per molti – case editrici, scrittori, librai – quello era un fatto normale, ci voleva tempo, bisognava attendere che gli e-reader si diffondessero capillarmente nella popolazione. La rivoluzione digitale sarebbe poi arrivata.
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Ciò non significa che i molti di cui si è detto fossero entusiasti di questo cambiamento. Tutt’altro. Gli e-book furono accolti con terrore dai librai – ma è naturale, lì la prospettiva era quella di chiudere bottega – e con una certa diffidenza anche dalle case editrici. Tutti sapevano però che quello era il futuro e quindi, volenti o nolenti, bisognava farci i conti. Inutile fare i conservatori; meglio cavalcare l’onda, aggiornarsi, muoversi per primi per arrivare primi.

Il libro cartaceo sembrava destinato a morire. Era già tutto pronto per i suoi funerali. Restava solo da capire quanto tempo sarebbe durato il lento, agonizzante, calo delle vendite. E per un po’ di tempo, i fatti confermarono queste ipotesi: tra il 2008 e il 2012, le vendite degli e-book aumentarono del 1.260%!

Ma veniamo al presente e a una notizia di un paio di giorni fa: Amazon starebbe per aprire tra i 300 e i 400 bookstore negli Stati Uniti dove, per intenderci, Barnes&Noble, una delle poche catene rimaste oltreoceano, ne ha 640. Un bookstore esiste già, a dir la verità, è stato aperto lo scorso novembre a Seattle, dove la compagnia ha la sua sede. L’idea alla base di questa operazione è quella di unire i vantaggi dell’online e dell’offline. In parole povere: selezionare i libri cartacei secondo il principio della rete (valutazioni dei clienti, vendite, popolarità su Goodreads) e non secondo le valutazioni degli editori. È già in parte quello che accade anche qui da noi, anche se in maniera diversa, quando per esempio gli editori scelgono di pubblicare un libro dopo averlo testato in versione digitale.

Non sarà del tutto un caso il fatto che questa notizia sia trapelata proprio ora. A gennaio, infatti, il New York Times aveva pubblicato i dati di un’inchiesta secondo cui la vendita degli ebook sarebbe calata del 10% mentre sarebbe in ripresa il mercato del cartaceo.
Tutto ciò mi ha fatto pensare a un video molto divertente che gira in rete da alcuni anni mostrando come in fondo il libro cartaceo sia, da un punto di vista tecnologico, ampiamente superiore all’ebook. Non ha bisogno di carica batterie, connessione internet o di costosi aggiornamenti, ogni pagina è scandita otticamente e registra le informazioni direttamente nel cervello. Una provocazione? Sì, in parte, ma fa riflettere.

Questo video riassume bene il mio punto di vista sulla questione. Se vogliamo che la tecnologia sia al servizio dell’uomo – e non viceversa – dobbiamo essere pronti a prendere in considerazione questa inversione di tendenza non come una scelta reazionaria e conservatrice. Potremmo un giorno arrivare a capire che il libro cartaceo è già il mezzo migliore per la fruizione dei suoi contenuti da parte dei lettori. E in un paese in cui si legge in media un libro all’anno, è proprio necessario progettare memorie digitali sulle quali si possono caricare migliaia di libri?

Infine, per quanto non mi senta di aggregarmi ai nostalgici del profumo della carta e della colla – qualcuno aveva proposto di venderlo a parte in piccole boccette personalizzate insieme agli e-reader – sono ancora convinto che il libro cartaceo contenga una sua forza espressiva unica, che risalta invece di scomparire in un’era in cui pare che ogni funzione umana debba avere una versione o applicazione digitale. Forse questa scorpacciata di mezzi informatici della nostra era, l’open-bar di applicazioni per tutti gli usi e tutte le età, potrebbe essere riconsiderato alla luce delle nostre reali esigenze di esseri umani. Forse, a volte, abbiamo solo voglia e bisogno di leggere un buon libro.

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