L’insostenibile leggerezza di una prosa veloce

Alberto Grandi

Young funny man in glasses writing on typewriter
Credo che la velocità, nella scrittura, sia un dono assai prezioso. Un libro che si legge velocemente, è un libro che accede in modo diretto e sicuro al cuore e all’immaginazione del lettore. Lo colpisce con continue immagini e informazioni. Il lettore si sente investito dalla lettura e sfoglia una pagina via l’altra avido di approfondire la vicenda e arrivare alla fine.
Scrivere velocemente, o meglio, scrivere in una prosa rapida e immediata, è sia una questione di tecnica che di talento.
Tecnica: prendete un manuale di scrittura e capirete quanto si possa risparmiare in una frase per renderla più semplice e immediata. Seguite i consigli e apprenderete l’arte della sottrazione, proverete un segreto piacere nell’eliminare ripetizioni, avverbi, inutili aggettivi, spurgare un periodo arrivando alla certezza di aver ottenuto il massimo in termini di economia del linguaggio.
Talento: in certi casi la velocità è un dono o comunque una scelta di stile. Inoltre ci sono certi autori per cui la rapidità della prosa è funzionale alle storie che scrivono, agli ambienti che evocano.

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Leggete qui:
Si faceva sempre alla luce del televisore.
Alcuni latinoamericani agitavano armi da fuoco. Il capo del gruppo si piluccava insetti dalla barba e fomentava i suoi. Immagini in bianco e nero: tecnici della Cbs in divisa mimetica. Cuba, brutta storia, disse un annunciatore. I ribelli di Fidel Castro contro l’esercito regolare di Fulgencio Batista.
Howard Hughes trovò la vena e si iniettò la codeina. Pete lo osservò di soppiatto: Hughes aveva lasciato la porta della camera socchiusa“.

Veloce, eh? È l’incipit di American Tabloid, scritto da James Ellroy, forse l’autore più veloce che abbia mai letto. Le sue storie narrano di omicidi e poliziotti corrotti. Hanno lo stile rapido e asciutto di un rapporto di polizia o dello stralcio del taccuino di un giornalista. In questo Ellroy è simile a un altro autore americano, considerato un po’ il suo maestro, Dashiell Hammet, il capostipite del romanzo hardboiled, poche frasi e molte pallottole. Se Ellroy avesse scritto romanzi storici ambientati alla corte di un re, il contesto fatto di rituali, etichette e galanterie avrebbe predisposto la sua penna in altro modo. Ma per raccontare l’America dei Kennedy il suo stile è perfetto.

Certo, una narrativa rapida esclude digressioni e indagini psicologiche che vanno oltre il momento dell’azione e, dal punto di vista dello stile, la possibilità di variare. Questo mi spinge a credere che per un autore di lingua inglese sia più facile essere rapido che per uno italiano: l’inglese è più semplice e, in un certo senso, infallibile. Sarà anche per questo che americani e inglesi scrivono bestseller e noi no?
Alla fine dipende tutto dalle intenzioni dell’autore. La rapidità e l’essenzialità sono premesse irrinunciabili se volete scrivere un romanzo che incolli il lettore alla pagina e venda un fracasso di copie.
Se invece volete scrivere un romanzo che esprima semplicemente la vostra sensibilità, allora sostituite alla parola “velocità”, “incisività“. Essere se stessi ed esserlo in modo incisivo, senza incertezze, infingimenti e divagazioni, facendo della scrittura uno strumento di onestà, trasparenza, una dichiarazione di odio e amore, significa essere veri scrittori. Veri artisti.
Certo, nell’essere voi stessi, non scordate quello che disse Dino Buzzati (altri maestro di rapidità e semplicità) circa la preoccupazione prima allorché cominciava una storia: “non rompere l’anima al lettore“.
Insomma, va bene dichiararsi, ma anche una dichiarazione d’amore, per quanto mossa da nobile intento, può rivelarsi uno strazio. Persino per chi la riceve.

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