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Lansdale: "Da tempo penso di ambientare una storia in Italia"5 min read

9 Novembre 2015 4 min read

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Lansdale: "Da tempo penso di ambientare una storia in Italia"5 min read

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articolo di Michele Bellone per Wired.it

Joe Lansdale è alto e schietto, con un’intensa parlata texana. Era in Italia per presiedere la giuria internazionale del Premio Asteroide del Trieste Science+Fiction Festival (vinto ieri dall’australiano Wyrmwood). L’abbiamo incontrato al Teatro Miela, dove hanno avuto luogo buona parte delle proiezioni che hanno animato la città, e la nostra chiacchierata non poteva che cominciare proprio dal concetto di genere letterario. E già qui Lansdale è stato netto. “È un’etichetta che non ha nulla a che vedere con la qualità”, ci ha detto. “Per me esiste un solo genere: la fiction. E al suo interno ci sono buoni libri, pessimi libri e libri mediocri. Chiudere una storia in una scatola con una targhetta sopra serve soprattutto per questioni di marketing, oppure per cercare di orientarsi. Non critico chi lo fa, ma è una distinzione che non mi interessa, né ho problemi quando mi definiscono un autore di genere. Se sono un buon autore di genere significa che sono un buon scrittore, e per me è questo quello che conta”.

(immagine: Mario Alberti)
La locandina del Trieste Science+Fiction festival (immagine: Mario Alberti)

E di generi Lansdale ne ha esplorati tanti, nel corso della sua lunga e prolifica carriera. Nato in Texas nel 1951, ha scritto più di venti romanzi e centinaia di racconti nei quali si intrecciano influenze western, noir, horror, pulp, fantasy, weird, sempre condite da una forte vena di ironia, brillante e tagliente. Lettore avido, da Mark Twain a Raymond Chandler, da Philip Dick a Ernest Hemingway, fino al suo preferito, Philip Josè Farmer, senza dimenticare i fumetti, che da ragazzo divorava e per i quali ha scritto diverse sceneggiature.

Una vasta produzione nella quale spesso affiora la sua terra, il Texas dove è nato e dove vive tuttora. “Scrivo spesso del Texas” ha ammesso. “Ogni tanto scrivo di altro ma anche in quei casi penso di averlo sempre in testa, perché è il mondo che conosco. Non è una scelta volontaria, mi viene spontaneo. Una volta stavo lavorando a un episodio di una serie animata di Batman e a un certo punto mi sono accorto che tutti i personaggi parlavano come se venissero dal Texas orientale e ho dovuto rivederlo”. Scrivere di ciò che si conosce è una costante del suo approccio alla narrativa e ci ha tenuto a ribadirlo. “Non importa che tipo di storia si stia costruendo, si sta sempre e comunque parlando del presente. Qui e ora. Anche quando usa ambientazioni futuristiche o storiche, un autore sta parlando del suo mondo, sulla base del proprio vissuto e della propria sensibilità nel cogliere certi dettagli di ciò che lo circonda”.

La maggior parte delle ambientazioni di Lansdale sono contemporanee, a partire dalle sue opere più famose: il grottesco ciclo del Drive-in, da molti considerato il suo capolavoro; la fortunata serie di Hap e Leonard, di cui uscirà a dicembre per Einaudi un nuovo episodio e che l’anno prossimo debutterà sul piccolo schermo in una serie firmata Sundance tv; racconti surreali come Bubba Ho-Tep, di cui esiste una trasposizione cinematografica poco conosciuta ma molto apprezzata. Ciò non toglie che la sua passione per la fantascienza sia forte e radicata. “L’aspetto che trovo più interessante della fantascienza è il modo in cui esplora il rapporto delle persone con la tecnologia, soprattutto da un punto di vista antropologico e sociologico”, ha spiegato. “La forza della fantascienza, e della buona fiction in generale, sta nel suo essere molto metaforica ed è aiutata in questo dal suo allontanarsi dal realismo”.

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La copertina dell’edizione italiana del Ciclo del Drive-In

Le sue parole fanno pensare a un dibattito innescato dallo scrittore americano Neal Stephenson, secondo il quale il tecno-ottimismo della Golden Age della fantascienza ha lasciato il posto a storie scritte in toni più cupi, scettici e ambigui, che a loro volta hanno influito negativamente sulla nostra capacità di immaginarci un futuro migliore. “Io di natura sono una persona ottimista, sono convinto che domani possa essere un giorno migliore. È un approccio molto americano, che percepisco nelle altre persone nella vita reale, ma che vedo poco nella fiction. Sono quindi d’accordo con Neal, bisognerebbe dare più spazio a questa positività, ma ciò deve provenire da una spinta naturale. Molti autori esprimono l’umore della loro generazione ed è difficile forzarsi a uscire da questo contesto. Il rischio è di risultare artificiosi, di perdere spontaneità”.

E la spontaneità, per Lansdale, è importante. “Quando scrivo non cerco mai di dare un messaggio. Cerco di scrivere una storia e se ho qualcosa da dire allora quel qualcosa troverà il modo di emergere. Ma non faccio piani, non mi impongo di parlare, che so, del collasso della società dei consumi o del razzismo. Cerco di evitarlo, anche se ogni tanto mi rendo conto di averlo fatto”. Non si può non citare uno dei suoi racconti più appassionanti, Mulo bianco, maiale pezzato, della raccolta Altamente esplosivo. Una storia ironica e malinconicamente assurda di dedizione e amicizia, che ha come protagonisti il mulo e il maiale del titolo. Ha sorriso nel ricordarlo. “Non mi sono seduto alla scrivania pensando di scrivere una storia sull’amicizia, ma man mano che ci lavoravo quel tema si è intrufolato nel racconto e lo ha pervaso”, ha detto.

Joe Lansdale (foto: Larry D. Moore)
Joe Lansdale (foto: Larry D. Moore)

Spontaneo, aperto, schietto. Tutte caratteristiche che per Lansdale fanno parte della sua natura texana e che ritrova in noi italiani. “Penso sia per questo che qui da voi ho così tanto successo”, confessa. E in effetti, l’Italia è il secondo paese in cui vende di più dopo gli States. Ha intenzione di scrivere una storia ambientata nel nostro paese? “Mi piacerebbe, ma tutte le volte che ci provo mi sembra di non riuscirci come vorrei. Forse perché sono troppo texano. Ma è un qualcosa che ho in testa da molto tempo”.

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