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“Gli scaduti” di Lidia Ravera – recensione Sarah Violante2 min read

6 Novembre 2015 2 min read

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“Gli scaduti” di Lidia Ravera – recensione Sarah Violante2 min read

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di Sarah Violante
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È immaginabile un mondo alla rovescia in cui la saggezza è un peso e la parola “esperienza” non ha più nessun significato? Lidia Ravera ce lo presenta nel suo ultimo romanzo: Gli scaduti. Un romanzo distopico che esce dal cliché della distruzione di massa, della catastrofe ecologica, del “big crash” moderno, e ci consente, seppure con un livello di cecità che ci fa comodo, di sentirci lontani dall’atmosfera apocalittica, quasi che non ci appartenga. L’autrice racconta una condizione che ci appare così possibile e così vicina che ci impone di riflettere e di non pensare: “è altro e lontano da me”.

Le orme del romanzo sono quelle classiche di “1984” di Orwell. È rappresentato un mondo in cui tutto è organizzato, preordinato e pianificato come in un globale “Grande Fratello”. La società resta giovane e produttiva grazie alla rottamazione degli anziani (considerati tali a 60 anni), in una logica del tutto utilitaristica in cui un “vecchio” non produce e quindi è semplicemente inutile, pronto per essere rinchiuso in una misteriosa quanto mortifera casa di riposo. A nulla vale l’esperienza accumulata nella vita, perché la vita è strutturata con lo scopo di essere semplicemente efficiente. La giovinezza e la sua “scontata” vitalità diventano il fulcro di un mondo in cui la dittatura biologica viene usata come dispositivo di organizzazione politica e sociale. Da una parte, la società impone un finto recupero delle vecchie tradizioni, che sembrano voler responsabilizzare i giovani attraverso il matrimonio e la maternità (le primipare non devono superare i 25 anni, pena l’essere marchiate come difettose). Dall’altra parte, questa presunta responsabilità non è frutto di una scelta personale, ma solo adesione passiva ed obbligata ad un modello imposto dall’esterno. Non c’è nessuna elaborazione del vissuto, nessuna analisi delle possibilità, perché non ci sono possibilità, non c’è esperienza né libertà di pensiero.

La storia si sviluppa intorno a una coppia innamorata di “inutili anziani”, che si sottrae alla tirannia di un mondo che li vuole divisi, isolati e avviati inesorabilmente sulla via del tramonto. La mancanza di amore tra la bella e vuota Francesca e Matteo, loro figlio, darà a quest’ultimo la spinta per ribellarsi. Matteo, che inizialmente appare colluso con il sistema, farà infatti una scelta etica coraggiosa, mettendo a rischio il suo matrimonio e la sua libertà per aiutare i genitori e sabotare il regime.

A differenza di “1984”, dove l’amore dei due protagonisti viene torturato e ucciso, Lidia Ravera ci regala la speranza che le cose possano cambiare, lottando per il bene individuale e collettivo, affinché i sogni utopici e gli incubi distopici si trasformino in realtà concreta e positiva.

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