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Perché l’Europa di Grexit e Merkel è il territorio perfetto per una distopia3 min read

29 Luglio 2015 3 min read

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Perché l’Europa di Grexit e Merkel è il territorio perfetto per una distopia3 min read

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Credo che non ci sia posto più adatto, al mondo, oggi, dove ambientare una distopia dell’Europa.
Il vecchio continente è attualmente attraversato da tutti quei topic che, sapientemente “coltivati” possono delineare, nella mente di un autore, uno scenario futuro e distopico altamente probabile.
Vediamo di elencarli.

Precariato – divario giovani – vecchi
Tra i temi cari alla distopia c’è quello dello scontro generazionale. Lo si è visto in Hunger Games, Divergent e The Giver. I vecchi controllano, comandano, i giovani sono trattati come schiavi o nella migliore delle ipotesi, eseguono. Nell’Europa (specialmente quella del centro-sud a cui l’Italia appartiene a pieno titolo) il precariato e la disoccupazione giovanile sono realtà drammatiche quanto reali. La generazione attuale è la prima a guadagnare meno dei propri genitori. I giovani di oggi sognano molto meno di quanto facevano i padri alla loro età. E chi perde il diritto di sognare, di solito, passa alla violenza.
Divario Nord e Sud
Mai come in questi giorni è risultato chiaro che il vecchio continente è spaccato economicamente, socialmente e culturalmente, tra chi vive a nord e chi vive a sud. A sud i cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) cioè i paesi più problematici, col debito più alto, dilaniati dalle loro contraddizioni interne, a nord, la Germania e i paesi scandinavi che perseguono un’idea di Europa senza ideali, basata sull’austerity tutto a loro vantaggio (e a svantaggio degli altri).
Economia al posto degli ideali
L’Europa sembra aver dimenticato di essere un continente cresciuto sul confronto culturale, politico e religioso. La sua dirigenza è delegata alle banche, a una schiera di freddi economisti che antepongono il profitto e la finanza a qualsiasi sforzo di comprensione. Un’élite di oligarchi che vive nei freddi e marmorei templi degli istituti bancari. Perfetti per una distopia, non trovate?
Controllo tecnologico e intrusione della privacy
Questo è un problema proprio di ogni Paese del mondo. Ogni cittadino è profilato, monitorato, influenzato dai nuovi media. La tecnologia penetra nelle nostre case, conosce le nostre abitudini.
Perdita dei diritti 
Molti Paesi, la Grecia per primo, stanno sperimentando una perdita dei diritti – alla sanità, al lavoro eccetera – che avevano guadagnato con dure battaglie. Il debito alle banche sottrae all’individuo porzioni di libertà fino a renderlo totalmente dipendente dal sistema economico. In questo senso, in Europa, una quotidianità tutta basata sul sistema del riscatto di un debito che è alla base di molta distopie, è altamente probabile (del tipo, mi doni un rene e il tuo debito verrà abbassato di tot, tanto per intenderci).
Mito e simbolo
Spesso le distopie di successo sono una rielaborazione del mito e sfruttano l’inconografia del passato. Pensiamo a Maze Runner e al minotauro o a Hunger Games e i giochi del Colosseo. L’Europa è la terra della mitologia, dell’inconografia, dove i simboli hanno sempre accompagnato personaggi storici e politica, dalla Roma antica al nazismo. Una distopia europea potrebbe sfruttare in questo senso le risorse del passato in modo meno scontato e più credibile di quanto facciano autori di altri continenti (certe divisioni in caste sociali come quella di Divergent, appaiono un po’ puerili, o no?).
Il pessimismo del presente
Dal mio punto di vista, i racconti che hanno ad oggi partecipato al contest #RaccontiDistopici, si distinguono per qualità e coerenza degli scenari descritti. Meglio, ad esempio, di quanto avevano fatto i racconti del #FantasyContest. Perché? Penso perché il presente che stiamo vivendo, così precario, destabilizzante, attraversato da cambiamenti difficili da inquadrare, in una sola parola, incerto, sia un’ottima fonte di ispirazione nel delineare una distopia. L’Europa è attualmente il continente più affetto dalle incertezze di questa epoca. Descrivere un futuro negativo partendo dall’oggi non è difficile. A questo punto a un autore si chiede anche lo sforzo di trovare una via d’uscita.

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