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L’animale adolescente – recensione di Domizia Moramarco5 min read

26 Giugno 2015 4 min read

L’animale adolescente – recensione di Domizia Moramarco5 min read

Reading Time: 4 minutes

www.mondadoristore
Titolo
: L’animale adolescente
Autore: Jan Weiler
Genere: Narrativa straniera
Casa editrice: Vallardi
Prezzo: 12.00 €

Quando si diventa genitori ci sono due strade da intraprendere. Una consiste nell’armarsi di manuali in grado di fugare i dubbi più impensabili, l’altra nel lasciarsi trasportare dal cosiddetto istinto innato alla genitorialità (ma poi sarà proprio vero che si nasce con la vocazione all’accudimento?…).  Qualunque sarà la scelta che illuminerà i prescelti, non si sarà mai del tutto pronti e soprattutto consapevoli delle battaglie alle quali si andrà incontro. Ci saranno momenti in cui lo scettro verrà impugnato con austera regalità, altre in cui i sudditi da governare si riveleranno temerari despoti sovversivi al punto da far sventolare, con stremata cedevolezza, il vessillo bianco della resa. Regnare sulla propria prole è davvero una battaglia infinita, che riserva insospettate sorprese in ogni fase della crescita. Così quando nasce, il pargolo porta gioia e scompiglio nelle vite dei genitori, disegnando ora ebeti sorrisi, ora segni di stanchezza sui volti perennemente impreparati a quel giro di giostra imprevedibile che è, appunto, la genitorialità.

Jan Weiler, giornalista e scrittore tedesco, in veste di padre questa volta, racconta, in prima persona, il suo viaggio assurdo e bizzarro nel regno dell’adolescenza della figlia maggiore, Carla, che il lettore seguirà nelle fasi salienti della sua teen age, per poi veder cedere, tedofora silenziosa, la fiaccola a suo fratello Nick.

Lo stile utilizzato dall’autore è ironico, a tratti tragicomico, un punto di vista insomma che solo chi ha a che fare con i protagonisti del momento instabile e confusionario  che è l’adolescenza può del tutto condividere. E di fatto il sarcasmo, alle volte, resta l’unica via di fuga da seguire per cercare la salvezza, quando ci si perde nella terra del caos e dell’ignoto per chi attraversa questa fase della propria vita a contatto con un inafferrabile e incorreggibile “animale adolescente”, appellativo che dà il titolo al libro in questione.

Pubblicato nel 2014 in Germania, da Vallardi in Italia, si è subito rivelato un caso editoriale piazzandosi  in classifica per 40 settimane. Il successo è subito spiegato: Weiler si fa portavoce del disagio che incombe fra le mura domestiche quando si convive con un adolescente, coinvolgendo il lettore nelle sue avventure di padre impreparato, ma zelante.

Il libro si apre con un paragrafo intitolato “Prima del terremoto” che mette all’erta il pubblico su quello che lo aspetta: non un confronto fra due generazioni che imparano a conoscersi condividendo la tentazione per le sigarette e la prima sbronza, oppure conversando fra loro in maniera stimolante, no, lo tsunami che sta per travolgere la sua vita di padre e di cui si fa intrepido paladino, si rivelerà un vero e proprio mistero.  Disorientato da ritmi e abitudini totalmente avulsi al suo modo di intendere l’adolescenza,  l’autore comincia allora ad analizzare con metodo scientifico lo strano fenomeno che ha sotto gli occhi, alternando paragrafi di narrazione di vita domestica, condita con una gradevole dose di autoderisione, a pagine caratterizzate da uno stile argomentativo . Con circospezione si introduce infatti nel laboratorio (la stanza della figlia) descrivendo le fasi della sua indagine. In questi momenti  la narrazione procede in terza persona e assume un ritmo più incalzante e toni ironici più accentuati. Un esempio? Paragrafo 13 “Nel laboratorio dell’adolescente 3: La durata del tempo”:  (…) “Esistono formule per calcolare superfici e volumi, per la forza, la velocità, la massa e il tempo. Eppure, di tanto in tanto, bisogna aggiungere qualcosa, come in questo caso: il ricercatore è riuscito a sviluppare una nuova formula nel laboratorio dell’adolescente. Dopo mesi di duro lavoro ha finalmente definito il concetto di tempo per un individuo di sesso femminile dell’età di quindici anni. Si potrebbe anche dire che ha estrapolato questo concetto dall’irrazionalità della visione del mondo adolescenziale per trasformarlo in una formula matematica. Chi in futuro si occuperà della durata del tempo nel processo intellettivo di un’ adolescente si imbatterà nella seguente definizione: tempo= fohn per capelli”.

Ma il narratore è pur sempre un padre, imperfetto, per di più di una figlia femmina, che si lascia sopraffare dai suoi impulsi più naturali, che sono protezione e possessività. Ecco che, goffo e impreparato, pecca spesso di indiscrezione (si intromette nelle conversazioni su Facebook della figlia finendo con l’essere estromesso più volte dal social network per poi pentirsi e scongiurare l’ennesima riammissione), altre volte invece si rivela alleato prezioso per superare le prime prove di responsabilità di Carla, come il soccorso notturno durante una missione di baby-sitting.

Impavido, affronta personaggi e situazioni che gli varranno pesanti giudizi canzonatori (non privi di derisori effetti autocommiserativi), che lo renderanno agli occhi del pubblico un maldestro e impreparato,  instancabile e simpatico eroe-padre dei giorni nostri.

Conclusioni
Il romanzo si rivela una lettura scorrevole e divertente,  che lancia interessanti e utili spunti di riflessione a quei  lettori che intendono intraprendere un percorso di crescita comune mettendosi in discussione, sia come genitori che come figli, con leggerezza, così come la intendeva Calvino, del quale cito con piacere le seguenti parole: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

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