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Italo Calvino alla maturità, un grande della leggerezza3 min read

17 Giugno 2015 3 min read

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Italo Calvino alla maturità, un grande della leggerezza3 min read

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Italo Calvino compare tra le tracce della prova di Italiano. L’analisi del testo, nello specifico, riguarda un passo del suo primo romanzo, un classico del neorealismo, Il sentiero dei nidi di ragno. Una storia che per leggerezza e trattazione avrebbe anticipato lo stile e i temi del Calvino maturo.
Ho letto quasi tutto quanto ha scritto Calvino. Forse mi manca solo Sotto il sole giaguaro, romanzo postumo. Sono rimasto incantato dai racconti di Ultimo viene il corvo (tutti bellissimi, mai l’Italia è parsa così bella e poetica a cavallo tra la fine della guerra e la voglia di ricominciare), mi hanno appassionato i tre romanzi della trilogia dei Nostri antenati Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente -, da piccolo mi sono divertito leggendo le disavventure di Marcovaldo; mi sono piaciuti i racconti degli Amori difficili, un po’ meno le Cosmicomiche; Le città invisibili e Il castello dei destini incrociati non li considero all’altezza dei Nostri antenati e nemmeno Se una notte d’inverno un viaggiatore dove lo sperimentalismo sostituisce il sentimento, però c’è da dire che ogni titolo di Calvino mi ha sempre stupito e non mi ha mai fatto rimpiangere di averlo letto.
Italo Calvino
Per apprezzare veramente Calvino ho dovuto crescere. Nel senso che c’è stato un periodo in cui ho pensato che un grande autore per essere grande dovesse essere più verticale che orizzontale, più profondo e intimo che esploratore. Ritenendo che Moravia con Gli indifferenti e Agostino avesse scritto pagine profonde e proibite lo avevo sempre reputato superiore al “piatto” Calvino. E ritenendo Gadda un autore che aveva sviscerato la lingua italiana come nessun altro, un genio assoluto – spesso viene considerato il “nostro Joyce” – avevo sempre considerato Calvino, nettamente inferiore al “gran lombardo”. Poi con l’età e la lettura ho cambiato idea. E ho capito che un autore non è solo bravo per come ti scava dentro, ma per come riesce a portarti in giro, a spasso per il mondo e leggere Calvino significa vedere il mondo da un’infinità di prospettive, esplorarlo con la fame dell’infanzia e dell’adolescenza, scavalcare muri, attraversare cortili abbandonati, esplorare quartieri periferici. Ho capito che scrivere semplice non significa per forza scrivere peggio. Gadda scriveva benissimo, ma tutti i suoi romanzi lasciano un sapore incompiuto – e spesso lo sono. Insomma, alla fine non trovo così ingiusto se Calvino, tra i classici del Novecento, è quello più ricordato e tradotto all’estero.
calvino
Provate ad andare su Pinterest o Flickr, digitate “Italo Calvino”, la ricerca vi darà una miriade di immagini ispirate all’autore del Barone rampante perché l’immaginario di Calvino era più esteso di quello di Gadda e di Moravia e anche più accessibile, mai ripiegato in se stesso (e anche per questo meno profondo, ma in senso positivo). Calvino riporta la letteratura alla sua antica funzione di esplorazione; leggendolo ci si sente giovani peché il mondo non pare mai una cosa vecchia. Quando ho saputo che era nelle tracce dell’esame di maturità di quest’anno sono stato contento. Non mi spingerò a dire che Calvino è il pù grande autore italiano del Novecento – detto per inciso: secondo me non lo è e lui stesso aveva affermato di essere un minore, stando alla testimonianza dell’amico Eugenio Scalfari – ma leggendolo mi viene il sospetto che non bisogna essere necessariamente i più grandi e profondi per essere i più amati. E i più letti.
calvino

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