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Game of Thrones, l’episodio 8 è quanto di meglio possa offrire un fantasy4 min read

2 Giugno 2015 4 min read

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Game of Thrones, l’episodio 8 è quanto di meglio possa offrire un fantasy4 min read

Reading Time: 4 minutes

Articolo di Alberto Grandi per Wired.it
SPOILER ALERT!
L’ultimo episodio di Game of Thrones ha dato tutto ciò che un appassionato di fantasy possa esigere da questo genere (letterario, cinematografico, televisivo).
Battaglia, pathos, soprannaturale.
Ovviamente quando parlo dell’ultimo episodio mi riferisco alla battaglia finale dei Bruti e dei Guardiani della notte contro gli Estranei. C’è dell’altro, ovviamente. Un dialogo che sembra scritto apposta per compiacere l’ego degli autori di fanfiction, tra Daenerys e Tyrion, dialogo durante il quale sostanzialmente avviene ciò che anche chi non ha letto i libri prefigurava: un’alleanza tra i due. C’è Cersei che continua a “non confessare” e a giurare alla sua carceriera che la sua faccia sarà l’ultima che vedrà in punto di morte, ma c’è soprattutto la battaglia tra i vivi e i White Walkers presso la colonia dei Bruti, Hardhome.
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Breve riassunto: Jon Snow, Lord Comandante dei Guardiani della notte, insieme a Tormund raggiunge i Bruti cercando di convincere questi ultimi a stringere un patto con i loro eterni nemici, i Guardiani della notte appunto, per fronteggiare l’avanzata di una forza apparentemente inarrestabile: gli estranei, i White walkers.
La trattativa è dura e avviene al cospetto di altri personaggi davvero ben tratteggiati, come il capo del clan dei Thenn, la bella Karsi, personaggio inedito a mio parere riuscito benissimo, e un gigante.
Jon Snow riesce a convincere una parte dei bruti a seguirlo e proprio mentre le barche stanno per prendere il largo, dalle vette di Hardhome si preannuncia l’avanzata del grande nemico, che solo il vetro di drago può annientare.
Nei minuti di questa battaglia, Game of Thrones si riscatta da una quinta stagione che aveva lasciato l’amaro un po’ a tutti per i troppi dialoghi, i momenti di riflessione estenuanti (i discorsi da latte alle ginocchia tra Brienne e Podrick), i personaggi che non riuscivano a evolvere (Arya nel tempio del Dio dalle Molte Facce) e quelli che evolvevano in modo sin troppo prevedibile (Cersei in cella). C’era stato sì qualche sprazzo di azione come la prova di forza di Jorah Mormont nell’arena e qualche scena dalla brutalità gratuita come lo stupro di Ramsay nei confronti di Sansa, ma insomma, robetta.
Ieri Game of Thrones è stato in grado di appagare fin nel midollo non dico gli appassionati della serie tv, ma gli appassionati di fiction in generale, dalla nonna che non manca una puntata della Signora in giallo a una specie di teleutenti non ancora ben definita e che tuttavia è esistita e ha visto FlashForward. Perché ha offerto un grande esempio delle emozioni che questo genere può offrire.
Un eroe che arriva in territorio nemico per cultura e natura, la gelida baia di Hardhome. Un concilio, attorno a un fuoco, per decidere il futuro, la sopravvivenza propria e del proprio sangue, al cospetto di personaggi bellissimi, rinnovati da una regia che riesce a non renderli scontati, nonostante appartengano a questo genere letterario come l’hamburger a un pasto in un fast food, parlo del gigante Wun Wun, ad esempio. E poi una battaglia costruita splendidamente dal punto di vista scenografico. Niente orge digitali. Niente panoramiche che finiscono con l’annoiare (qualcuno ha detto La battaglia delle cinque armate?), ma uno scontro tra due fronti duro, realistico, con White walkers convincenti, che non somigliano agli scheletrini di Ghosts’n Goblins, e duelli uno-contro-uno rapidi e da cardiopalma, con sorpresa finale, come quello di Jon Snow. In più, questo episodio segna il ritorno di un personaggio immenso e carismatico che io temevo che gli sceneggiatori avessero congelato e dimenticato, parlo del capo dei White walkers, il Night’s King.
Ve lo ricordate?
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Lo avevamo lasciato nel quarto episodio della quarta stagione. Un cavaliere bianco come l’osso, con degli strani cornini sulla testa e gli occhi azzurro ghiaccio che raggiungeva un tavolo su cui era stato deposto un bambino rendendolo estraneo col solo tocco.
Quello era stato un grande momento di questa serie tv. Un momento inaspettato, spiazzante e di pura suspanse. Ricordo che sensazioni simili me le aveva date Lost, quando John Locke incontrava per la prima volta il fumo nero, spacciato per Jacob, nella capanna (credo che i lostiani sappiano di cosa sto parlando).

Dicevo, pensavo che questo personaggio fosse destinato a rimanere un capriccio irrisolto degli sceneggiatori quando invece eccolo regnare spaventosamente sul finale dell’episodio 8 ed elevarsi a livelli di cattiveria tali che Cersei non sarebbe degna nemmeno di fargli da sguattera e in confronto a lui Joffrey era una brava scolaretta.
Per chi volesse avere informazioni su questo Night’s King, ovviamente non ha che da setacciare il web. Mi limito a dire che se gli sceneggiatori faranno un buon lavoro, potrebbe essere uno di quei cattivoni da annali dell’intrattenimento, a fianco di Darth Vader e Sauron (anche se, diciamoci la verità, a qualcuno, quel mezz’occhio cecato, ha mai fatto paura?).
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