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Arresto di sistema di Charles Stross, il romanzo sui videogiochi (di ruolo)3 min read

22 Maggio 2015 3 min read

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Arresto di sistema di Charles Stross, il romanzo sui videogiochi (di ruolo)3 min read

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articolo di Alberto Grandi per Wired.it
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Un romanzo che ne parli corre spesso il rischio di dare di gomito alla tecnologia, strizzarle l’occhio e cadere nel wannabe, ma non è questo il caso di Arresto di sistema di Charles Stross, pubblicato da Zona42 in Italia, tecnologico fin dal titolo. Perché? Perché qui avviene il processo inverso: il narratore non sembra partire da una base di realtà avendo come riferimento la tecnologia, ma parte da una base di tecnologia avendo come riferimento la realtà. Mi spiego meglio: nel romanzo di Stross siamo così vittime della tecnologia da esserne immersi e anelare a una quotidianità normale in cui la rete, i social network, le logiche dei contratti interinali, l’ecommerce, il lavoro in remoto, le transazioni online, non ci abbiano reso l’esistenza impossibile. La tecnologia è un prolungamento della realtà, una sua estensione che anziché semplificarla, la complica fino a renderla un’esperienza paradossale.
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Il romanzo, come lo stesso autore dichiarò a suo tempo, è un thriller ambientato nelle software house che sviluppano videogiochi. La trama, in sintesi: siamo nel 2017 (il romanzo, finalista al premio Hugo, è stato scritto nel 2007) a Edimburgo, in una Scozia indipendente. L’agente Sue Smith si trova a indagare su un caso mai visto prima: una banca è stata rapinata e fin qui niente di strano, ma si tratta di una banca virtuale, sita nel videogioco di ruolo Avalon Four. I rapinatori sono una banda di avatar orchi. Realmente la rapina ha colpito la Hayek Associates, startup londinese quotata in borsa.
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Il punto di vista narrativo è azzeccato anche se, leggendo un po’ di commenti in rete, i lettori di lingua inglese non l’hanno apprezzato affatto. Il romanzo è scritto in seconda persona singolare, la voce narrante si rivolge direttamente ai personaggi come se loro stessi fossero avatar ed essa ne stesse descrivendo le azioni in tempo reale. I capitoli sono scritti nello stesso stile a metà tra il verbale di polizia e il libretto di istruzioni, con cui in rete si scrivevano le soluzioni dei survival horror degli anni Novanta alla Resident Evil. “Supera la porta, ti troverai in una stanza di zombie, uccidili tutti e dirigiti a destra…“. Un passaggio di Arresto di sistema tanto per darvi un’idea: “È lunedì mattina, e ti girano abbastanza le palle. Giovedì è andata piuttosto male: non sei tornata a casa finché Liz Kavanaugh e i suoi non si sono sistemati per bene e hanno interrogati tutti, uno alla volta“.
Nel 2007 l’autore descrive un 2017 non così lontano dal nostro 2015 tra social network per sbirri, chiamati Copspace, colloqui di lavoro in videoconferenza con intervistatori mascherati dietro avatar che ne rendono indecifrabili le mimiche facciali, videogiochi che, un volta hackerati fanno traballare economia nazionali, occhiali per la realtà virtuale (forse tra le profezie meno riuscite) e droni utilizzati comodamente dai poliziotti per verificare identità. Arresto di sistema nel descrivere il futuro interpreta i tempi correnti in modo corretto, un po’ come aveva fatto l’americano Gary Shteyngart con Storia d’amore supertriste. Ve lo ricordate? Pubblicato nel 2010, come giustamente ha fatto notare in un post Diletta Parlangeli, parlava di un device portatile che trasmetteva dirette e misurava il grado di popolarità degli utenti, in pratica venivano anticipati Meerkat e Periscope. Solo che se le profezie di Shteyngart erano suggerite da suggestioni, con Stross abbiamo a che fare con un esperto.
Già, ecco un motivo in più per dare credito a questo romanzo e alle sue interpretazioni del nostro mondo “tecnologicamente evoluto”. Stross, negli anni Settanta e Ottanta ha scritto diversi articoli su Dungeons & Dragons, il gioco di ruolo e oltre che giornalista freelance è stato programmatore.
Insomma, conosce la materia e, a leggere Arresto di sistema, riesce a non rendercela noiosa.
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