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Perché Jack Reacher è un eroe contemporaneo3 min read

9 Maggio 2015 2 min read

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Perché Jack Reacher è un eroe contemporaneo3 min read

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Il ricercato
articolo di Paolo Armelli per Wired.it
Non potete definirvi veri amanti della letteratura d’azione se non conoscete Jack Reacher, eroe imprescindibile dell’action thriller in puro stile americano. Si tratta del protagonista di una serie di libri creati dall’autore (in realtà inglese) Lee Child, che dal 1997 sforna un’avventura all’anno (nel 2010 addirittura due): un ex agente della polizia militare a stelle e strisce vive facendo il vagabondo di “lusso” per le strade e le ferrovie americane, ma finendo inevitabilmente in guai intricatissimi e spesso violenti, che però riesce a sgarbugliare grazie alle sue abilità fisiche e, soprattutto, mentali.
Jack Reacher ha talmente tanto appeal sul pubblico appassionato al genere che nel 2012 ne hanno realizzato un film con protagonista Tom Cruise, nonostante il personaggio nei libri sia di statura e stazza molto più consistenti del minuto attore hollywoodiano. Nonostante scriva letteratura di genere, poi, Lee Child si è guadagnato estimatori di pregio, come Haruki Murakami e Ken Follett, il quale l’ha definito “il n° 1 fra gli scrittori di thriller“. Per quanto riguarda i libri, nel mercato anglofono uscirà a settembre la ventesima avventura, Make me, mentre in Italia è appena arrivato il diciassettesimo titolo, Il ricercato (Longanesi).
Se pensate però che le avventure di Reacher siano un susseguirsi ultramoderno di trovate tecnologiche e gadget alla James Bond vi sbagliate: ne Il ricercato, ad esempio, lo strumento più avanzato a cui si fa ricorso è il GPS. Eppure l’ex militare riesce sempre a cavarsela, anche nell’enorme casino in cui si trova implicato quasi per caso: credendo di ricevere un innocente passaggio da un’auto su cui viaggiano due uomini e una donna, si ritroverà infatti nel bel mezzo di un intrigo terroristico dove nessuno è fino in fondo chi dice di essere.

Ma come fa a cavarsela, dunque? Le armi di Jack Reacher sono piuttosto analogiche: la deduzione, la lucida analisi dei fatti, le statistiche, l’attenzione minuziosa a dettagli e parole usate. Come fa una persona a viaggiare da tre ore ed avere ancora a disposizione una bottiglietta d’acqua fresca? Quanti abitanti ha Denver e perché è improbabile che un fuggitivo vi si diriga? Qual è la probabilità che un uomo che ti sta puntando la pistola in faccia sbagli la mira di un colpo quasi sicuramente mortale?
Reacher è un eroe contemporaneo perché vive nell’era delle informazioni e, anche se raramente (anzi mai) ricorre a internet o agli smartphone, è abituato ad elaborarle in modo razionale e velocissimo per raggiungere le conclusioni che cerca. Certo, nello smantellare una cellula terroristica anche saper maneggiare una grande varietà di armi e possedere una forza sovraumana, come nel suo caso, è pure d’aiuto.
Se aggiungete a tutte queste qualità una parlantina tagliente e un’ironia spesso disperante, avrete il quadro di un protagonista quasi troppo perfetto per essere vero (in effetti il dubbio che lui abbia già risolto il caso a pagina 20, quando ne mancano altre 300 alla fine, ad un certo punto viene). Eppure Il ricercato è un thriller che si fa fatica ad abbandonare. Anche perché per risolvere il vero mistero del libro – cioè: com’è possibile parlare per un minuto senza mai pronunciare la lettera “a” – bisogna attendere letteralmente fino all’ultima pagina.

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