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"Nessuno escluso", un thriller dalla parte delle donne2 min read

8 Maggio 2015 2 min read

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"Nessuno escluso", un thriller dalla parte delle donne2 min read

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articolo di Alberto Grandi per Wired.it

Se avete letto la trilogia di Stieg Larsson e sentite la mancanza di un personaggio alla Lisbeth Salander, il romanzo dell’inglese M. J. Arlidge, Nessuno escluso (Corbaccio, 16,40 euro), potrebbe fare per voi. Sia chiaro, dare vita sulla pagina a un personaggio profondo e contraddittorio come Lisbeth è impresa ardua, ma anche l’ispettrice Helen Grace ha i suoi lati oscuri. Emotivamente provata da trascorsi drammatici (raccontati nel romanzo precedente, Questa volta tocca a te) l’ispettrice sfoga le tensioni personali e lavorative piegandosi alle frustate di un Master professionista.

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In questo romanzo tra l’altro, il caso su cui deve indagare, sembra fatto apposta per mettere alla prova i suoi nervi: un assassino si aggira nella zona degradata di Southampton per uccidere in modo orribile i clienti delle prostitute e spedire alle loro famiglie brani dei cadaveri. Famiglie distrutte, giornalisti che braccano gli agenti come predatori di notizie senza pietà, tensioni tra colleghi: la storia è una macchina perfetta che accompagna il lettore fino all’ultima pagina. Forse non aggiunge nulla di nuovo a questo genere letterario, ma Nessuno escluso è un thriller che soddisfa.

E non è un caso, M. J. Arlidge è un professionista della suspense. Ha lavorato in tv alla produzione e alla sceneggiatura di crime serial come Torn, The Little House e attualmente alla serie Silent Witness. Gli chiedo se abbia senso oggi scrivere un romanzo thriller quando in tv si vedono serial dal forte spessore letterario come True Detective e lui risponde: “Sì anche perché vedere un crime serial e leggere un thriller sono due azioni diverse: in tv c’è la pubblicità, mangi i pop corn o scambi qualche chiacchiera con chi ti siede accanto davanti allo schermo, quando leggi sei solo e assorbito dalla vicenda”.

Parlando di Helen Grace, Arlidge cita Larsson e spiega: “Volevo creare un personaggio complicato, per questo ho scelto una donna – penso che le donne siano più complicate degli uomini – invece del solito poliziotto violento o che  si abbandona alla bottiglia”. In effetti i personaggi del romanzo sono contraddittori e per niente scontati a partire dall’ispettrice per finire con il colpevole la cui identità verrà svelata con un colpo di scena finale e verso il quale il lettore è portato a provare pietà conoscendone la storia.
Cosa c’è che può non piacere in questo thriller? Davvero poco. La scrittura è rapida pur delineando personaggi e situazioni con la dovuta accuratezza; forse l’ambientazione e la violenza di certe scene potrebbe urtare i più influenzabili. Però, insomma, siamo qui per leggere una storia d’amore o di un thriller che ci immette nel lato oscuro dell’animale umano?
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