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ll viaggio nel tempo è troppo bello per credere che non sia possibile2 min read

3 Aprile 2015 2 min read

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ll viaggio nel tempo è troppo bello per credere che non sia possibile2 min read

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articolo per Wired.it di Amedeo Balbi

Siamo nel 2015. Trent’anni fa sembrava un anno abbastanza lontano nel futuro da ambientarci il secondo capitolo di una delle trilogie fantascientifiche più popolari di sempre. Parliamo di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis che ci dà occasione di toccare quello che probabilmente è il tema più esplorato dalla fantascienza: i viaggi nel tempo. C’è un aspetto, in particolare, con cui questo film gioca parecchio e che possiamo provare ad approfondire: quello dei paradossi che possono nascere se si altera la storia.

L’esempio più celebre è quello del tizio che va indietro nel tempo e uccide suo nonno, rendendo quindi impossibile la propria nascita. Ma se il tizio non è mai nato, come ha fatto ad andare indietro nel tempo e uccidere suo nonno? Mal di testa a tutto spiano, se si prende la cosa sul serio. Ritorno al futuro non ci prova nemmeno, anzi si diverte a farci vedere la mano di Marty McFly che scompare e riappare, una vecchia foto che cambia mentre la si osserva, un almanacco che passa di mano in mano e di epoca in epoca, e così via.
Il laboratorio di Doc è il magico luogo dal quale prende il via una delle saghe più amate della storia del cinema
Tutta roba che, per la scienza, non dovrebbe accadere: il passato è passato e non si può alterare. Come se ne esce? Un’opzione sarebbe quella di escludere la possibilità dei viaggi nel tempo. E però, per quanto ne sappiamo, non ci sono motivi fisici per giustificare questa scelta. Esistono anzi circostanze ipotetiche in cui la teoria della relatività di Einstein ammette ciò che i fisici chiamano “curve temporali chiuse”. Per carità, nessuno costruirà mai davvero una DeLorean in grado di portarci nel Far West (peccato), però ai fisici le contraddizioni, anche se solo teoriche, non piacciono: vanno affrontate e possibilmente risolte.
Tra quelli che ci hanno provato c’è Stephen Hawking. Nel 1992, il fisico propose una “congettura di protezione della cronologia”, ipotizzando che tra i tasselli ancora mancanti per una descrizione completa della realtà ci sia proprio un principio che impedisca la formazione di curve temporali chiuse, così da “rendere l’universo un posto sicuro per gli storici”. Su una linea leggermente diversa c’è il “principio di auto-consistenza” proposto dal russo Igor Novikov: i viaggi nel passato resterebbero teoricamente ammissibili, ma nella pratica qualunque azione che preveda l’alterazione della storia avrebbe zero probabilità di verificarsi.
In pratica, un tizio che provasse a uccidere suo nonno non ci riuscirebbe. Un’ulteriore possibilità sarebbe quella basata sull’idea che i diversi esiti di ogni evento fisico si realizzino in realtà parallele, come nella “interpretazione a molti mondi” proposta da Hugh Everett III. In questo caso, il viaggiatore nel tempo si ritroverebbe in un diverso ramo della linea temporale, un universo con una storia diversa da quella da cui proviene e le contraddizioni sarebbero aggirate.

Qualunque sia la soluzione che la natura ha scelto per evitare i paradossi dei viaggi nel tempo, una cosa sembra chiara: con la fantascienza ci si diverte di più.

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