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Perché Sottomissione di Houellebecq è anche un romanzo italiano3 min read

20 Marzo 2015 3 min read

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Perché Sottomissione di Houellebecq è anche un romanzo italiano3 min read

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Ho appena finito Sottomissione, romanzo del controverso autore francese Michel Houellebecq. A dispetto della sua aria un po’ sfinita, da intellettuale esaurito, Houellebecq sa come scrivere un libro che faccia dibattito, ha fiuto per la polemica ed è abile a farne materia narrativa. I questo caso, la materia è l’Islam e le sue possibili evoluzioni nel prossimo futuro. Limitatamente alla Francia, Houellebecq lo immagina appunto islamizzato. E per lui non è affatto una bella cosa. La presenza effettiva dei musulmani sul territorio, unita a una generale rilassatezza dei francesi, alla perdita di tempra morale e di una classe politica solida, fanno scivolare il paese verso un’islamizzazione sempre più evidente che tocca l’istruzione e poi tutte le abitudini e i diritti che un popolo ha metabolizzato con la (falsa) certezza che non gli verranno mai a mancare.

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C’è un brano del romanzo che ne riassume spirito e poetica, in cui il protagonista – un professore universitario sulla quarantina passata – camminando per strada si accorge che nessuna donna veste più la gonna: “Il rilevamento delle cosce femminili, la proiezione mentale tesa a ricostruire la fica nella loro intersezione, processo il cui potere di eccitazione è direttamente proporzionale alla lunghezza delle gambe scoperte: in me tutto ciò era così involontario e automatico, e per certi versi genetico, che sul momento non me ne ero reso conto, ma il fatto era lì: gonne e vestiti erano scomparsi“. L’islamizzazione della Francia è quindi una lenta sottomissione, un cedere un costume dopo l’altro, un diritto dopo l’altro, a qualcosa di più giovane, forte e compatto. L’unico divertimento, in questo declino generale, rimane per il protagonista il sesso mercenario. La selezione di ragazze anche arabe o magrebine – tanto per dare all’amplesso quel pizzico di rivendicazione sociale – attraverso i siti di escort. Ma anche quello sessuale è un piacere effimero e che si sottomette a una forza ben più grande di quella dei cambiamenti sociali: la vecchiaia.

Avrete capito che Sottomissione non è un romanzo comico, ma triste, come lo sono tutti i romanzi di questo scrittore, morbosamente depresso, geneticamente pessimista. A dire la verità, a tratti io ho sorriso, perché le brutture della vita, a furia di essere esposte così sistematicamente, assumevano un aspetto quasi grottesco. Comunque, la forza del romanzo (che secondo me non è un capolavoro, come non lo era Le particelle elementari dello stesso autore) sta nel non essere eclatante nell’immaginare questo futuro, ma nel descriverlo con discrezione perché i cambiamenti inesorabili non è detto che ci arrivino addosso come una valanga o come la lava eruttata dal vulcano su Pompei. Senza che noi abbiamo il tempo di accorgercene, ecco che le donne non vestono più le gonne e sono sempre meno quelle che lavorano e l’istruzione cambia.

È evidente che per Houellebecq l’Islam non può che portare a un’arretramento la società francese. Se ciò sia vero, se la sua analisi sia corretta o frutto del pregiudizio, non ho gli strumenti per dirlo. Soffermandomi sul tono dimesso con cui è scritto il romanzo, mi ha fatto venire in mente che anche noi italiani abbiamo vissuto una sottomissione ugualmente strisciante e subdola, ed è quella alla cultura della tv e di Berlusconi. Una sottomissione alle risate finte di Drive In (programma da molti considerato innovativo, per me segno del declino della verve comica), al voyeurismo facile di certi programmi come Non è la rai per finire con la bontà anestetizzante delle serie tv multiple su Padre Pio (c’è stato un momento in cui erano in onda due sceneggiati sul frate miracolato, uno su Mediaset e uno sulla Rai) e Don Matteo. Questo per rimanere in ambito televisivo, poi la catastrofe si è avuta anche nella politica e nel lavoro e nelle leggi sempre più a rischio come la 194. Ecco perché Sottomissione, mentre lo leggevo, mi tornava familiare: Houellebecq prefigura bene un senso di rilassatezza e abbandono che potrebbe contagiare la Francia del futuro e che ha contagiato, mutandola in modo irreversibile, l’Italia.

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