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Annientamento, di VanderMeer: la Natura ha dichiarato guerra all’umanità6 min read

19 Marzo 2015 5 min read

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Annientamento, di VanderMeer: la Natura ha dichiarato guerra all’umanità6 min read

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articolo di Fabio Deotto per Wired.it

La copertina l’ha disegnata Lorenzo LRNZ Ceccotti e non potrebbe essere più azzeccata: il volto in primo piano di una donna emerge appena da un intrico di vegetazione rigogliosa che si richiude su di lei come un bozzolo; o almeno così sembra. Aguzzando la vista si scopre infatti che i capelli della ragazza, verdi come le piante che la circondano, sono in realtà parte della vegetazione; la sua guancia destra, anch’essa verde, è diventata substrato per foglie e boccioli; gli occhi sono quelli sbarrati di una morta. Più che un disegno accattivante, un vero e proprio disclaimer: il protagonista di questo libro non è una donna, né un uomo; è qualcosa di molto meno definibile.

Parliamo di Annientamento di Jeff VanderMeer (Einaudi, 186 pagine, 16 euro), primo volume della Trilogia dell’Area X, un’opera insolita e incatalogabile che lo scorso anno ha smosso le paludi del panorama fantascientifico internazionale scalando classifiche di vendita e ottenendo l’inatteso plauso della critica ritrosa. La trama: un gruppo di quattro ricercatrici viene inviato a esplorare la cosiddetta Area X, una zona della Florida in cui sono stati osservati fenomeni naturali insoliti, tenuta sotto osservazione da un’oscura agenzia governativa. Le undici spedizioni precedenti non sono riuscite a risolvere il mistero, chi oltrepassa il confine dell’Area X non fa ritorno, e anche chi ne esce vivo è ormai l’ombra di se stesso.

Entrare nelle prime pagine di Annientamento è come entrare nell’Area X: all’inizio si ha l’impressione di muoversi in un ambiente noto, pieno di punti di riferimento identificabili e tranquillizzanti. A qualcuno sembrerà di essere sull’isola di Lost, qualcun altro ritroverà le atmosfere del Lovecraft più morboso, altri, semplicemente, crederanno di stare leggendo un tradizionale romanzo d’avventura. Ed è qui che torniamo alla copertina: nell’Area X niente è quello che sembra.

Se anche la voce narrante è affidata a una delle quattro ricercatrici, il protagonista del romanzo è in realtà la Natura stessa, che nell’Area X trova la sua declinazione più inquietante. Non è un caso che nelle 186 pagine di Annientamento non compaia nemmeno un nome: ogni personaggio è identificato con il suo ruolo (la Biologa, la Psicologa, l’Antropologa etc.), in una sorta di classificazione linneana che non concede spazio all’individualità.

È questa forse la caratteristica più insolita, e a tratti rivoluzionaria, dell’opera di VanderMeer: l’abusato mito della lotta tra l’uomo e la Natura viene rovesciato dalle fondamenta. Questa volta è la Natura ad aver dichiarato guerra all’uomo, e non si tratta della solita entità cieca e soverchiante, piuttosto un’architettura ontologica complessa e distribuita, un ecosistema fondato su un equilibrio tanto sottile quanto indecifrabile, una struttura orizzontale che per forza di cose include anche l’essere umano, che ancora non ha compreso di esserne solo un elemento accessorio, e pertanto sacrificabile.

L’Area X è per l’uomo quello che l’uomo è per gli altri animali. Un entità superiore le cui azioni risultano incomprensibili.” È la cristallina definizione che lo stesso Jeff VanDermeer ha utilizzato presentando il libro alla stampa italiana. L’Area X rappresenta infatti l’apoteosi dell’habitat inviolato, il trionfo dell’equilibrio sulla crescita esponenziale, dell’orizzontale sul verticale, della mutualità sull’identità. Chiunque metta piede nell’Area X ne esce svuotato di ogni individualità, il che non significa che venga annullato o ucciso, semplicemente perde tutte quelle particolarità (l’ambizione, lo spirito di competizione, l’ansia di possesso) che gli impediscono di entrare in armonia con l’equilibrato complesso di esseri viventi di cui fa parte. All’inizio del romanzo, le esploratrici si imbattono in una struttura cilindrica che scende nel terreno come una sorta di torre rovesciata. La discesa in questo edificio misterioso viene paragonata alla discesa di un boccone nell’esofago di un enorme organismo. La metafora calza alla perfezione: la Natura è in grado di digerire l’essere umano, di scinderlo in un ammasso di componenti innocui, né più e né meno come un bolo di pasta al sugo.

A questa efficace decostruzione del mito dell’uomo-Prometeo, si affianca una chiave di lettura ancora più interessante. Sì, perché l’ambiente descritto dalla voce narrante in Annientamento (una biologa, non a caso) non ha solo i connotati di un ecosistema florido e inattaccabile, è qualcosa di più: una sorta di post-bioma attrezzato per sopravvivere all’uomo; come se dopo essere stata sfruttata e contaminata per secoli la Natura avesse trovato il modo di enucleare la tossina umana, e stesse finalmente sviluppando gli anticorpi contro una specie che da secoli si comporta come un virus.

In un illuminante articolo apparso sulla Los Angeles Review of Books, parlando dell’Area X David Thompkins prende in prestito il concetto di Iperoggetto, coniato nel 2010 dal filosofo Timothy Morton per descrivere “eventi, sistemi o processi che sono troppo complessi, e troppo massicciamente distribuiti nello spazio e nel tempo perché gli esseri umani possano comprenderli”. Una descrizione che sembra ricalcare i timori espressi di recente da Stephen Hawking e Bill Gates sul futuro sviluppo dell’Internet of things.

A un certo punto, verso la metà del romanzo, un personaggio dirà (no spoiler): “Mi sentivo allo stesso tempo libero e prigioniero […] mi pareva di poter fare qualsiasi cosa purché non mi dispiacesse essere osservato.” Parole che sembrano chiamare in causa quella rete iperconnessa di oggetti e dispositivi che, se da un lato libera le persone dal peso di una tecnologia ingombrante e filtrata, dall’altro le espone a un controllo orizzontale e pervasivo.

Da questo punto di vista, Annientamento si discosta dalla tradizionale fantascienza ecologista, allargando il campo a riflessioni che coinvolgono argomenti tutt’altro che remoti, come la progressiva integrazione tra un’intelligenza artificiale sempre più eclettica e un mondo sempre più connesso. Non dimentichiamo che da anni Google sta reclutando le menti più brillanti nel campo delle intelligenze artificiali e del deep learning, con l’obiettivo di sviluppare una sorta di cervello digitale capace di gestire un intero ecosistema di dispositivi mobili, sensori indossabili e piattaforme condivise. Se già oggi è difficile intuire la portata di un simile progetto, da quando BigG ha caricato a bordo quel genio visionario di Ray Kurzweil, l’idea che l’Internet delle cose possa evolversi in un’entità indecifrabile (e potenzialmente incontrollabile) non è più così balzana.

Intendiamoci: Annientamento non è un romanzo luddista o anti-moderno. Da bravo autore di speculative fiction, VanDermeer ha confezionato un’articolata allegoria per smontare l’idea secondo cui l’essere umano possa (o debba)esercitare un qualche tipo di controllo sul mondo in cui vive. Da questo punto di vista, si tratta della più efficace demolizione del mito della superiorità umana che potessimo sperare di leggere.

Per fortuna, oltre a piazzare tantissima carne concettuale sul fuoco, il romanzo si legge che è un piacere. Chi abbia perso la testa per opere come L’isola del dottor Moreau di H. G. Wells, il Ciclo di Ctulhu di H. P. Lovecraft, Ubik di Philip K. Dick o Casa di Foglie di Mark Danielewski, tra le pagine di Annientamento troverà un porto sicuro. Lo stesso dovrebbe valere per molti di quelli che hanno amato Lost, anche se a differenza di J. J. Abrams e soci, VanderMeer non sparge incognite lungo la strada per poi lasciarti appeso a un finale strozzato.

Siamo solo al primo volume di una trilogia (gli altri due verranno pubblicati rispettivamente a maggio e settembre 2015), eppure l’autore si premura già di risolvere buona parte dei misteri presentati durante il percorso. Il che lascia ben sperare che per rimettere tutti i fili nel gomitolo nel terzo libro VanderMeer non chiamerà in causa Dopotutto, questo è chiaro fin da subito, è che nell’Area X non c’è posto per Dio. Né per qualsivoglia epifania religiosa.
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