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Una rivista giapponese include Mondo9 di Dario Tonani tra i 10 migliori romanzi sf dell'anno3 min read

18 Febbraio 2015 3 min read

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Una rivista giapponese include Mondo9 di Dario Tonani tra i 10 migliori romanzi sf dell'anno3 min read

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Leggo su Fantascienza.com una bella notizia: una rivista giapponese ha stilato una classifica dei 10 migliori romanzi sf dell’anno, includendo in decima posizione Mondo9 di Dario Tonani; tra gli altri autori menzionati Greg Egan, Kim Stanley Robinson, Gene Wolfe, John Scalzi, Ian McDonald. La cosa mi rende felice in quanto italiano e appassionato di fantascienza. Parliamo sempre del nostro Paese e della nostra letteratura con toni luttuosi o da amante tradito. In realtà, gli autori di genere italiani famosi all’estero non mancano e la fantascienza non è affatto morta.

“La top ten giapponese? Una bellissima sorpresa, anche perché davanti e dietro – in realtà la classifica è una top twenty – ci sono solo autori anglofoni, cioè chi con la fantascienza ha colonizzato il mondo intero. Che dire? Arigato!” ha commentato l’autore che ho raggiunto via chat su Facebook. Mondo9 è stato anche inserito dalla Guida Giapponese allo Steampunk tra le 40 opere imperdibili del genere.
Qui sotto ripropongo i passaggi di un’intervista che avevo fatto a Tonani in occasione di un evento fantasy accaduto ad Arona dove abbiamo parlato proprio di fantascienza e di come questo genere si sia evoluto dentro e fuori il nostro paese.
mondo9-top10

Dario, com’è cambiata la fantascienza italiana con Internet?
Si è fatta meno autoreferenziale. Quello fantascientifico è sempre stato un ambito chiuso e con pochi sbocchi. Al di fuori delle riviste specializzate e delle grandi pubblicazioni, era difficile farsi conoscere. Con la rete e, soprattutto con i social, il genere si è allargato e oggi direi che, rispetto al passato, la fantascienza italiana sta vivendo un periodo fortunato. Prova ne sono i diversi autori tradotti all’estero.

Per quanto riguarda le tematiche, che cambiamenti si registrano?
La più grande novità è che ora ambientiamo le storie in Italia. Prima era impensabile. Ricordi la battuta di Fruttero & Lucentini? “Un disco volante non può atterrare a Lucca“. Non solo gli autori italiani ambientavano storie all’estero, ma si firmavano spesso con pseudonimi inglesi. Ora l’Italia è protagonista di questo genere. Lo testimoniamo autori come Giovanni De Matteo, Lanfranco Fabriani, Francesco Verso, Massimo Mongai e Francesco Troccoli. Autori che non sempre ambientano le loro storie in Italia, ma hanno fatto dell’italianità una loro costante.

Quindi, la fantascienza non è morta.
Assolutamente no. Quest’anno sono stato alla WorldCon di Londra e l’idea che circola è che la fantascienza inglese stia vivendo un nuovo periodo d’oro. In Italia è un genere che funziona poco in libreria e meglio in edicola, ma con la rete le cose stanno cambiando.

Tu in che rapporti sei con la rete?
Sicuramente buoni. Frequento i gruppi sui social e interagisco con i lettori, o meglio, i “suggeritori” che mi aiutano nello sviluppo delle mie storie. La rete si è rivelata un’ottima opportunità sin dalle prime pubblicazioni di Mondo9.

Recentemente, in un post si era parlato del fantasy che ha rubato lettori alla fantascienza, che ne pensi?
Un po’ è vero. C’è da dire che il fantasy offre una letteratura di evasione che oggi la fantascienza non può più proporre. Il problema della fantascienza è che noi viviamo immersi nella fantascienza prim’ancora di leggerla. Gli stessi strumenti tecnologici che adoperiamo ogni giorno ci mettono in relazione col futuro, questo ha fatto sì che non ci sia più la necessità che sentivamo prima di descriverlo, prefigurarlo. E poi sono venuti a mancare dei pilastri fondamentali come l’esplorazione spaziale che oggi interessa poco e un tempo era uno dei temi principali del genere.

Di cosa parlano oggi gli autori?
Magari sempre di futuro, ma si tratta di un futuro condizionato dal presente in senso negativo. Vengono esplorate in modo pessimistico le tematiche dei nostri giorni: pensiamo alla Ragazza meccanica di Paolo Bacigalupi e allo scenario ecologico che ha dipinto. Manca il sense of wander, alla fantascienza, cosa che invece, il fantasy, continua ad avere.

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