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Gli anime hanno influenzato la letteratura italiana?2 min read

22 Gennaio 2015 2 min read

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Gli anime hanno influenzato la letteratura italiana?2 min read

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Per anni i manga si sono rifatti alla letteratura occidentale. Non a caso c’è una parola che definisce questo filone dell’animazione del sol levante, meisaku. Pensiamoci: Heidi, ispirato dall’omonimo romanzo di Johanna Spyri; Lupin, ai romanzi di Murice Leblanc; I cavalieri dello Zodiaco, che saccheggia la mitologia greca per non parlare di Pollon
L’Occidente è stata una fonte a cui attingere a piene mani per i giapponesi e i loro cartoni animati ci hanno mostrato la nostra società da una differente prospettiva, influenzando la psicologia di quanti sono cresciuti tra gli anni Settanta e Ottanta.
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Ora che i bambini di ieri sono diventati uomini (o bamboccioni) che lavorano, producono e, in ambito creativo, scrivono, leggono, dipingono, in che modo gli anime si ritrovano nella loro produzione artistica? Riformulo la domanda in termini più specifici: in che modo la letteratura occidentale e, in particolare, italiana, è stata influenzata dagli anime?
Così, a istinto, mi viene da dire che l’influenza dell’Oriente non è stata pari a quella degli Stati Uniti. Cinema e letteratura del dopoguerra hanno risentito fortemente della produzione statunitense. Pensiamo a Baricco, impossibile leggere un testo come Novecento e non percepire l’eco nemmeno troppo lontana di autori come Salinger o Hemingway. Pensiamo ad Ammaniti: pur essendo un grande narratore, forse il migliore “storyteller” italiano, leggendo romanzi di adolescenti messi alla prova come Ti prendo e ti porto via non si può non riconoscervi l’impronta di Joe R. Lansdale.
Novecento_Baricco_musicastrada1
Per trovare l’influenza dei cartoni giapponesi bisogna inoltrarsi in certa fantascienza di settore, lo steampunk di Alex Girola, ad esempio, i suoi mecha calati in atmosfere risorgimentali o in certi fantasy come quelli di Licia Troisi che ha sempre ammesso il suo debito verso i manga. Tra gli autori “sganciati” dai generi, io vedo solo Aldo Nove che in libri come Woobinda o La più grande balena morta della Lombardia rivisitava un’infanzia affondata nel consumismo e nell’intrattenimento televisivo, tra cui i cartoni giapponesi. O forse mi manca qualche passaggio, mi sono lasciato sfuggire qualche romanzo notevole dove l’influenza della cultura giapponese è chiara. Mi sapete dire quale?

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