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Sull’arte di consigliare romanzi2 min read

6 Gennaio 2015 2 min read

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Sull’arte di consigliare romanzi2 min read

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Con l’inizio del nuovo anno, Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha aperto sul suo social network una pagina intitolata A Year of Books. Chiunque può iscriversi con la premessa che abbia tempo di seguire Zuckerberg nella lettura di un libro ogni due settimane, con lo scopo di commentarlo insieme. Il primo testo proposto dal fondatore stesso di Facebook è La fine del potere (Mondadori) del giornalista venezuelano Moises Naim. Il saggio, pubblicato nel 2013, che analizza i cambiamenti nelle dinamiche di potere nel mondo, ha subito un’impennata di vendite, secondo i dati di Amazon, proprio grazie alla visibilità conquistata dall’iniziativa su Facebook.
Un iniziativa simile l’aveva lanciata alla fine del 2014 Bill Gates sul suo blog: in un post aveva elencato i suoi libri favoriti del 2014, diversi saggi, anche un romanzo, L’amore è un difetto meraviglioso di Graeme Simsion. Due personalità di caratura mondiale come Gates e Zuckerberg che vantano un numero spropositato di follower sono un formidabile trampolino di lancio per qualsiasi autore, ma quanto la loro competenza in materia letteraria può essere valida? Se Zuckerberg consigliasse un saggio sul mondo dei social network, avrebbe senso comprarlo per il solo fatto che lui stesso lo ha consigliato, ma se invece consigliasse un romanzo thriller o noir o di fantascienza o di formazione? Lo comprereste così, a scatola chiusa?
La domanda ne pone automaticamente un’altra: chi ha veramente competenza per consigliare un romanzo? I critici dei giornali? I blogger letterari? Penso che in questo caso più che il nome di chi consiglia – e la fama che lo accompagna – conti come consiglia. Un titolo non basta, insomma, bisogna anche intrigare il lettore con una descrizione del testo azzeccata, coinvolgente, che dia i giusti input. Bisogna saper persuadere.
Per questo, quando ho intenzione di comprare un libro, più che il parere di un critico (su cui si allunga l’ombra della mafia editoriale e dei favoritismi tra editori e giornalisti), mi rifaccio ai pareri dei lettori (sconosciuti) su siti come Anobii (prima che lo comprasse Mondadori spedendolo in coma neurovegetativo), Internet Bookshop o Goodreads.

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