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Come può la letteratura sci fi misurarsi con videogiochi come Halo?3 min read

4 Dicembre 2014 3 min read

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Come può la letteratura sci fi misurarsi con videogiochi come Halo?3 min read

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In un editoriale comparso sul sito del Guardian, Damien Walter, giornalista e scrittore, si pone una domanda che, di questi tempi, si stanno ponendo molti suoi colleghi: qual è il futuro del romanzo e, specificatamente, del romanzo di fantascienza, nel mondo attuale dove lo stesso genere è ampiamente esplorato da un medium potente come i videogiochi?

Walter, nel tentare di rispondersi, prende in causa un romanzo di Larry Niven – autore certamente più celebre in patria, gli Usa, che da noi – dal titolo I burattinai (Ringworld, 1970) che parla di quattro esploratori che nell’anno 2850 visitano un misterioso Mondo Anello, cioè una struttura artificiale che ha la forma di un anello e circonda una stella. Se parlassimo a qualcuno, ora, di corpi celesti circondati da strutture ad anello, è probabile che qui come in America, la prima cosa a cui penserebbe, non è il romanzo di Niven, ma il videogioco Halo.

Nel primo capitolo del videogioco per Xbox che ha ridefinito il genere dello sparatutto, Halo Combat Evolved, si parla di un pianeta circondato da una immensa struttura ad anello. La grafica di questo videogioco, uscito nel 2001, lascia ancora stupiti per la qualità nel ritrarre i dettagli come nel delineare gli immensi orizzonti del pianeta misterioso. Lo stupore mi aveva accompagnato mentre, giocando ed esplorando il pianeta, mi addentravo per le immense strutture dei covenant, gli alieni nemici dell’umanità, e attraversavo ogni sorta di panorami comandando il mio Master Chief, un soldato modificato.

È normale che uno scenario così sontuoso prenda il posto, nell’immaginario collettivo, di quello descritto sulle pagine di un romanzo. La domanda che si pone Walter è: come può un autore di fantascienza competere, in termini descrittivi, con un mezzo di espressione formidabile come i videogiochi? Ai tempi di Asimov il cinema e la grafica digitale non costituivano una minaccia tale da scoraggiare l’autore dall’erigere sulla pagina lo sterminato universo della Fondazione, ma oggi?

La risposta l’aveva già fornita Francesco Dimitri, apprezzato autore fantasy, in un’intervista che aveva rilasciato a Wired: non può.
In termini meramente descrittivi, la letteratura, specie quella che inscena grandiosi e immaginifici panorami come il fantasy e la sci-fi, ha già perso. Non a caso, quelle stesse opere letterarie che oggi stanno conoscendo uno straordinario successo, come il Trono di spade, devono la loro fortuna proprio a quei medium come Internet e tv, in grado di divulgare il loro universo sul piano visivo. Ed espanderlo.

Ma allora, la letteratura veramente passerà in secondo piano? Sì e magari lo è già, in secondo piano. La crisi dell’editoria e il calo dei lettori parlano chiaro. Ma questo non segnerà l’estinzione della letteratura se mai la riporterà al suo compito originario, quello di emozionare ed evocare. Quando Hemingway parlava della scrittura, citava la teoria dell’iceberg: ciò che si legge sulla pagina è solo la punta, l’ultimo scampolo di un processo interiore di rielaborazione che comunque rimane. La scrittura, cioè, è fatta di quello che si scrive e di quello che non si scrive e viene lasciato all’immaginazione del lettore. Un romanzo più descrittivo che evocativo, secondo me, non sarà mai un grande romanzo.
Citando sempre Francesco Dimitri, quello che la scrittura ha più di ogni altro mezzo espressivo “è la capacità di portarti dentro la testa dei personaggi, in mezzo ai loro conflitti“. E, aggiungo io, il tono dell’autore, lo stile, ciò che rende chiaro che stai comunicando con un essere umano e non con un processore grafico.
Concludendo con le parole di Walter, la fantascienza – intesa come genere letterario – può battere i videogiochi solo sfruttando la sua arma più potente: le parole.

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