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Secondo una ricerca, chi legge Harry Potter è meno razzista. Sarà vero?3 min read

17 Settembre 2014 3 min read

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Secondo una ricerca, chi legge Harry Potter è meno razzista. Sarà vero?3 min read

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Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Applied Social Psychology e redatta da un gruppo di ricercatori italiani di Modena e Reggio Emilia, i bambini che leggono Harry Potter sono meno razzisti e più tolleranti. L’eroe della saga schierandosi con i più deboli – elfi domestici, babbani e compagnia – permette al lettore che s’immedesima in lui, di sviluppare un approccio più rispettoso delle diversità e delle minoranze che lo circondano. La ricerca è stata citata anche dal New York Times. È davvero così? Non saprei. È certo che la saga di Harry Potter ibrida in sé molti generi – fantascienza, fantasy, letteratura per l’infanzia, romanzo di formazione, thriller – ed è popolata da una varietà di razze e sottorazze tale per cui il multiculturalismo finisce con l’essere una cifra stilistica.

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Harry Potter, orfano, maltrattato dagli zii, amico di Hermione – che non è una maga pura – il cui padrino, Sirius Black è un fuorilegge, è sicuramente un eroe irregolare. Un personaggio che, per sua stessa natura, non può che accettare i diversi. Tutto ciò invoglia chi legge le storie del maghetto a interessarsi a chi è più sfortunato? Può darsi. Però si potrebbe obiettare che Harry Potter attua anche una semplificazione dei concetti di bene e male e che risulta facile mettersi dalla parte dei buoni come odiare i cattivi. Il nemico è subito dichiarato. L’archetipo non viene intaccato. Ron Weasley rimane il classico amicone che può nutrire invidia verso Harry, ci sono incomprensioni, ma non passerà mai dalla parte del male; Hermione Granger rimane una secchiona e una campionessa di coerenza, l’unica irregolarità che commette è mettersi con Ron anziché Harry, ma la stranezza viene subito dissipata dall’autrice che ammette di aver formato la coppia per questioni di trama. L’unico personaggio equivoco è Severus Piton, ma anche qui lo è per questioni di trama, il lettore viene lasciato nel dubbio fino alla fine, non lo è per complessità psicologica.
La Rowling ha scritto una saga bellissima, la cui ricchezza, per inventiva e numero di personaggi, è pari quasi a quella di Walt Disney. Una saga che dispiega nei suoi romanzi, la varietà del mondo, ma non trasmette il senso di confusione e di anarchia di cui è fatta la vita, né suggerisce che la comprensione del male altrui è l’unico strumento per porvi rimedio. Occhio a considerare i romanzi per l’infanzia o per l’adolescenza esemplari per il loro significato letterale. I personaggi buoni al 100%, spesso nascondono le peggiori scelleratezze. Avete mai letto Cuore di Edmondo De Amicis? Il buono è Enrico, figlio di una famiglia borghese e annota sul diario le peripezie e gli insegnamenti che trae frequentando la scuola. Il cattivo? È Franti, un con una faccia “tosta e trista… che fu già espulso da un’altra sezione”. Un personaggio malvagio tanto quanto Harry Potter è buono. Un personaggio che è giusto che finisca all’ergastolo come poi finirà così com’è giusto che Harry vinca sui cattivi, e che non merita comprensione (immedesimazione). In realtà Franti è molto più complesso e affascinante del buon Enrico, sia da un punto di vista psicologico che sociale, come ci fece notare Umberto in un saggio proprio intitolato Elogio di Franti tratto dalla raccolta Diario minimo.
Harry Potter, nato orfano, da genitori belli e pieni di talento, che muoiono per salvargli la vita, a sua volta pieno di talento, cresciuto in seno a una famiglia babbana che più piccolo borghese non si può, cocco del preside, da tutti riconosciuto, per quanto a tratti implicitamente, riconosciuto come il salvatore, non potrà che vincere. Draco Malfoy, purosangue, figlio dell’aristocrazia, con un evidente complesso edipico irrisolto, allevato come se fosse lui “il ragazzo speciale di Hogwarts”, non potrà che inacidirsi scoprendo che la primadonna è Potter, e scegliere il male per compiacere le aspettative della famiglia. In realtà è quest’ultimo un personaggio molto più interessante dal punto di vista psicologico che Harry Potter. Draco è vittima e artefice della sua sorte, Harry se la cava fin da subito, in quanto predestinato.
E con i predestinati viene facile immedesimarli senza sforzarsi di comprenderli.
Harry Potter contro il razzismo?
Come può esserlo Topolino, io credo.
Tenete conto però, che Walt Disney fu celebre per le sue posizioni anticomuniste e ultraconservatrici.

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