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Perché non possiamo fare a meno degli zombie. Intervista a Claudio Vergnani3 min read

2 Settembre 2014 3 min read

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Perché non possiamo fare a meno degli zombie. Intervista a Claudio Vergnani3 min read

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Tempo fa avevo intervistato Claudio Vergnani, uno degli autori italiani horror più interessanti del panorama contemporaneo. Ha pubblicato vari libri con Gargoyle, un ciclo su un vampiro e un romanzone sugli zombie. È su quest’ultimo che gli avevo posto alcune domande che qui ripropongo.

Buona lettura.
Sul perché gli zombie piacciano tanto da invadere senza sosta i cinema, le serie tv e le nostre librerie, si potrebbe scrivere un saggio. Uno di quei libroni che mescolano cultura pop, horror e psicanalisi con qualche spruzzata di sociologia e richiami all’attuale crisi finanziaria. Noi, più brevemente, giriamo la domanda a uno che di zombie se ne intende, Claudio Vergnani.
Se non sapete chi è, fatevi un giro in rete: modenese, Vergnani è autore di una serie di romanzi su un vampiro della sua città (L’ora più buiaIl 36esimo giustoIl 18esimo vampiro) che ha riscosso un grande successo. Ora dai “succhiasangue” è passato agli zombie, sempre per l’editore Gargoyle, con un corposo romanzo dal titolo I vivi, i morti e gli altri. Mezzo migliaio di pagine che non fa sentire il suo peso e vola sul filo di una trama serrata, piena di azione e scene ultraviolenza. Un genere di romanzo che in Italia è una vera rarità, se scritto da un autore italiano, ed è il giusto contro canto alle tante storie strappalacrime di vampiri innamorati che ammorbano l’attuale panorama horror. Ma torniamo al quesito di cui sopra.

Perché tanta attrazione per la morte che risorge?
“Da un lato sono le mode dell’industria dell’intrattenimento a spingere certi temi. Dall’altro, gli zombi ci sbattono in faccia il più grande tabù dell’umanità: la morte. Paradossalmente, dagli zombie ci si può difendere, e dunque, forse, il lettore/spettatore, pur soggiacendo al loro fascino orrido, ha l’impressione fallace di poter combattere contro la morte, che invece è ineluttabile”

Nel suo romanzo, ci sono vari tipi di zombie: freschi, erranti, accaniti eccetera. La cosa mi ha fatto venire un po’ in mente Resident Evil (il videogioco) dove chi gioca deve affrontare zombie diversi per anatomia e livello di pericolosità…
“I videogiochi hanno di sicuro influito su alcuni miei personaggi, non tanto su di me”. 

Che cosa rende i suoi zombie diversi da quelli che invadono la tv e il cinema? 
“Gli uomini e le donne che si misurano con loro. Lo zombie – come qualsiasi elemento soprannaturale nei miei romanzi – sono solo un fondale, per me. È ciò che colloco contro quel fondale che ha importanza e che fa tutta la differenza”. 

Ho letto che ha avuto un passato militare e Oprandi, il protagonista del romanzo, è un ex militare. Cosa e quanto ha “usato” della sua vita in questo romanzo? 
“Parecchio, direi. Più dal punto di vista dell’emozione che da quello tecnico. Chi ha tenuto in mano un’arma da guerra carica, pronto ad usarla sa a cosa alludo”. 

Sulla copertina è definito “il nuovo Bukowski dell’horror”. Si riconosce in tale definizione? E quali autori l’hanno ispirata? 
“Ognuno di noi porta dentro di sé tante diverse identità. Questo “giro” mi è toccato Bukowsky. Poteva andarmi molto peggio. :)”. 

Se l’attuale classe politica fosse morta e poi risorgesse come esercito di zombie, chi, tra i vari parlamentari che si dirigono minacciosi verso di lei, farebbe fuori per primo e chi un po’ meno facilmente? 
“La nostra classe politica (ma non solo la nostra) è già morta da tempo, e ci sta divorando vivi da un pezzo. Tragga lei le conclusioni. La scelta è nostra: continuare a farci spolpare o difenderci. Ma parliamoci chiaro: lo sdegno non serve più a nulla, se mai è servito. Viviamo in un paese dove la gente non solo ha perso lavoro e denaro, ma sta perdendo completamente la fiducia e prima o poi perderà anche la propria umanità. Per ora si parte o ci si suicida, poi vedremo. La storia insegna pur qualcosa, no? Tutte le altre – anche di personaggi illustri – sono solo chiacchiere”.

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