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"Il cacciatore di anime": tutto ciò che non è amore2 min read

28 Agosto 2014 2 min read

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"Il cacciatore di anime": tutto ciò che non è amore2 min read

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Violenza sulle donne
Qualche giorno fa, mi sono imbattuto nell’anteprima postata su Penne Matte da Virginia Spada del suo libro Il cacciatore di anime. Due elementi mi avevano colpito durante la lettura e mi lasciavano indeciso se proseguirla o meno comprando l’ebook su Amazon: la scorrevolezza della prosa e il fatto che le parole che stavo leggendo non lasciavano scampo.

Partiamo dalla prima premessa. Io credo che non ci sia uno stile assoluto capace di decretare il successo o meno di un libro. Molti grandi romanzi hanno una prosa intarsiata di figure retoriche che affascina ma può anche stancare la lettura (il primo che mi viene in mente è Lolita di Nabokov). Però è indubbio che una prosa immediata, semplice e che colpisce il lettore in maniera inequivocabile abbia una sua forza. La Spada scrive talmente… non mi viene da dire bene, ma facile che la sua prosa ti scorre fluida sotto gli occhi.
Il cacciatore di anime - Virginia Spada
Ora veniamo alla seconda premessa, quella che mi tratteneva dall’andare oltre la preview.
Mentre leggevo, le parole mi arrivavano così semplici e precise che non trovavo modo di svicolarle, rielaborarle. Era come se la Spada raccontasse una storia nell’unico modo in cui può essere raccontata. Le sue frasi non componevano metafore, non lasciavano niente all’interpretazione del lettore. Raccontavano una realtà che andava accettata o evitata. E dato che si trattava di una realtà spiacevole – la storia è quella di una donna psichicamente e fisicamente vulnerabile per la lunga riabilitazione seguita da un grave incidente, maltrattata dal suo uomo – ero indeciso se approfondirla oppure no.
Ho googlato in rete e ho reperito alcune informazioni sull’autrice (oggi tra i membri di NoNamesLab, laboratorio di scrittura collettiva) e allora mi si è chiarito tutto: quello della Spada è un romanzo autobiografico. La sua prosa è semplice e sgradevole allo stesso tempo perché racconta in modo semplice (e bello!) una realtà sgradevole, la sua. A questo punto ho deciso di leggere per intero il romanzo, cosa di cui non mi sono pentito affatto. È un romanzo che parla di prede (la protagonista femminile, Angela Picchi) e cacciatori (il suo uomo-carnefice, Marco) e del perché la vita, in talune circostanze, ci pone in un ruolo o nell’altro e di come ogni preda lo sia prima di tutto di se stessa (delle proprie paure) e ogni cacciatore voglia uccidere qualcosa che in lui si è perso e di cui vede traccia negli occhi degli altri. È una storia di riabilitazione attraverso un processo di sofferenza e conoscenza di se stessi.
Il cacciatore di anime non è un romanzo di evasione, ma di approfondimento e aggiornamento emotivo (perché si tratta pur sempre di un romanzo, non di un reportage) su una realtà spesso ignorata, quella del maltrattamento delle donne. Pubblicato nel 2010, forse non ha ricevuto il riscontro che merita. Il tema è tristemente attuale, il romanzo, avrete capito che mi è piaciuto, quindi il mio consiglio è: leggetelo!

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