blog di Alberto Grandi
Thriller

Intervista a Jeffery Deaver sul suo nuovo thriller al contrario, "October List"5 min read

20 Luglio 2014 4 min read

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Intervista a Jeffery Deaver sul suo nuovo thriller al contrario, "October List"5 min read

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Che cosa fanno  romanzi, a prescindere dal genere letterario di appartenenza? Descrivono un destino, delineano una parabola dall’inizio alla fine. Mettono in ordine le azioni, secondo un procedimento di causa-effetto fino ad arrivare al grande finale, solitamente a sorpresa, se stiamo leggendo un thriller.
Jeffery Deaver, autore americano tra i più venduti (i suoi romanzi sono tradotti in 25 lingue e letti in 150 paesi) e firma di titoli memorabili come Il collezionista d’ossa, con il suo nuovo thriller, October List, (Rizzoli, 358 pagine, 16,15 euro), definito dall’Evening Standard “a work of genius”, sovverte le regole e parte dalla fine. E non è che parte dalla fine per poi ritornare all’inizio e riportare il lettore sulla scena finale con le idee più chiare come succede, tanto per dire, in Pulp Fiction. Parte dall’ultimo capitolo per passare al penultimo e poi al terzultimo e così via. Insomma, preme il tasto “rewind” e torna indietro nel tempo. Nel farlo, conduce il lettore a una conoscenza concentrica della trama. A ogni capitolo il raggio d’azione si restringe per riportare i fatti all’origine.
Deaver ha scritto quindi il romanzo “impossibile da spoilerare”?
Non proprio. Perché per conoscere il finale, bisogna comunque leggerlo fino alla fine (quella vera).

Il romanzo comincia col capitolo 36 della terza parte. Siamo in un appartamento di Manhattan. Una donna di nome Gabriela, a cui è stata rapita la figlia, guarda con apprensione fuori dalla finestra. Per riaverla deve consegnare ai rapitori una misteriosa lista, la “Ocotober List”. Gabriela sta parlando con un uomo di nome Sam che probabilmente la vuole aiutare. Nel dialogo tra i due vengono menzionati altri personaggi. Poi, improvvisamente, nell’appartamento entra un uomo di nome Joseph che solleva una pistola. Stop. Il lettore viene portato al capitolo successivo, o meglio, precedente, il trentacinquesimo: alle ore 17.50, “quaranta minuti prima” come ci fa sapere l’autore. Il tempo è molto importante in questo romanzo, nato da una sfida come Deaver ci spiega in questa intervista.
Molti film fanno un uso particolare del tempo. Ad esempio Pulp Fiction o I soliti sospetti. Il cinema l’ha ispirata nello scrivere questo romanzo?
Sicuramente e più di tutti il film Memento che va davvero a ritroso, in senso lineare, mentre Pulp Fiction compie continui salti da un momento della trama all’altro. L’idea di questo romanzo è nata da una sfida che ho fatto a me stesso. Mi sono detto: tutti e 35 i tuoi romanzi terminano con un finale a sorpresa, riusciresti a fare la stessa cosa scrivendo un libro che termina dove dovrebbe cominciare? Scrivere October List mi ha divertito molto.
Mi racconti qualcosa della stesura del romanzo.
Il libro, originariamente, è stato concepito nel senso cronologico corretto, dall’inizio alla fine. Così ho scritto l’outline. Nella stesura del romanzo, invece, ho inserito la retromarcia. Ogni capitolo lascia una situazione irrisolta, tutto si chiarirà solamente con la lettura dell’ultimo… cioè del primo. La trama in sé è abbastanza semplice, ma questo gioco della narrazione in senso inverso amplifica ancora di più la suspense. Il lettore non si chiede solo come certe situazioni si risolveranno ma perché sono accadute.
Creare i personaggi è stato difficile? Di solito le personalità si delineano insieme alla trama, azione dopo azione, qui invece siamo catapultati fin dal primo capitolo in un contesto tragico: una donna a cui hanno rapito la figlia.
In effetti un personaggio prende corpo con azioni e dialoghi che lo delineano in un romanzo “tradizionale” e i lettori imparano ad amarlo o a odiarlo a seconda di come agisce e delle decisioni che prende. Per quanto riguarda October List nel delineare i personaggi inizialmente ho lanciato degli input, delle suggestioni che poi si sono approfondite e hanno preso forma nel corso della lettura. Prendiamo Daniel. Ho cercato di suggerire nella mente del lettore che il suo personaggio avesse qualcosa a che fare col mare, il mondo nautico. Il lettore formulerà delle ipotesi, magari penserà che è un marinaio. Nel corso della trama, capirà qual è il vero rapporto di questo personaggio col mondo delle barche e dei… [PICCOLO SPOILER, ndr] nodi da marinaio.
La cronaca è una fonte di ispirazione?
In certi casi. Di solito scrivo libri che si svolgono in un ridotto lasso di tempo, pochi giorni. Un ingrediente fondamentale è la molteplicità delle prospettive. Lo stesso fatto, il lettore, lo deve vedere da quattro, cinque prospettive diverse che sono le stesse dei personaggi principali della storia. Se la cronaca si presta a queste premesse, può essere d’aiuto. Ad esempio, qualche anno fa, c’è stato questo caso di un cittadino americano, Anwar al-Awlaki, naturalizzato yemenita che predicava la jihad in Virginia non troppo lontano da dove vivo; ritenuto un pericoloso terrorista e colpevole di vari attentati, fu ucciso da un drone in una controversa operazione militare autorizzata dal governo. Questo fatto di cronaca mi è sembrato interessante, mi dava l’occasione di narrare l’evento da vari punti di vista: l’assassino, l’uomo ucciso, il pubblico ministero che si era schierato contro il governo, ed è stato l’ispirazione per il romanzo La stanza della morte.
Lei si è definito più volte un artigiano della scrittura. Il metodo e la disciplina sono una componente fondamentale alla base della sua opera.
Scrivere è certamente un atto creativo, ma non bisogna mai dimenticare che lo si fa per qualcuno. Del resto l’arte è spesso stata questo anche nel passato: un lavoro che qualcuno commissionava; penso ai grandi musicisti, Mozart, Beethoven. Quando scrivo ho sempre presente che lo faccio per qualcuno che leggerà, non solo per me stesso. Riscrivo, correggo infinite volte fino a quando non mi convinco che il mio committente, il lettore, sarà soddisfatto.

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