I primi Urania: tre tipi diversi di alieni

Stefano Spataro

I viaggi nello spazio e l’incontro dell’essere umano con gli alieni sono due must della fantascienza, vecchia e nuova. In quasi un secolo e mezzo di narrativa di genere ne abbiamo viste di tutti i colori. Gli autori ci hanno reso partecipi delle loro fantasie su creature che vivono su pianeti remoti, ma anche su invasioni terribili di esseri crudeli e abominevoli, stupendoci ed emozionandoci.

Riflettendo su quanti modi possibili di incontrare un extraterrestre abbiamo avuto in letteratura, mi è saltata agli occhi coincidenza particolare: i primi tre romanzi pubblicati su Urania, la più longeva collana di libri italiana dedicata alla fantascienza, si occupano proprio di esseri alieni, e se ne occupano in tre modi molto diversi tra loro. Due di questi sono classici della fantascienza, l’altro è meno interessante, ma dà comunque una bella idea di un tipo di incontro ravvicinato, forse il più usato.

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In Le sabbie di Marte (ed. or. 1951), romanzo di Arthur C. Clarke che ogni vero amante del genere dovrebbe aver letto, il protagonista è Martin Gibson un giornalista e scrittore. Egli è ospite dell’astronave “Ares”, in viaggio verso il pianeta rosso. Le vicende sono dedicate perlopiù alla traversata spaziale, ai suoi incontri, allo stupore di atterrare e vivere su un pianeta diverso da quello d’origine. Ma ciò che più affascina è l’incontro che fa l’equipaggio sulla strada verso una stazione marziana. Bloccati a terra da una tempesta di polvere gli uomini scoprono un gruppo di animali indigeni di Marte. Sono creature simili a canguri, apparentemente poco intelligenti, che si nutrono di piante dalle quali traggono ossigeno per la loro sopravvivenza. Proprio la scoperta di queste piante porterà i ricercatori terrestri a fare un passo in avanti nel processo di terraformazione del pianeta.

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Il secondo romanzo della collana Urania è Il clandestino dell’astronave (ed. or. 1952), di Lester Del Rey, ma non lasciatevi ingannare dal titolo: il clandestino in questione è un ragazzo che si insinua illegalmente su un’astronave diretta, anche questa volta, su Marte (niente risvolti alla Alien, quindi…). Tuttavia, una volta atterrati sul pianeta l’avventura non manca, e neanche i marziani. Tra le varie vicissitudini che l’equipaggio dovrà affrontare c’è proprio quello di avere a che fare con una specie aliena, ma questa volta intelligente. Gli uomini infatti iniziano a constatare la sparizione di diversi utensili da lavoro, finché, durante un’escursione nelle grotte del pianeta agonizzante non assistiamo all’incontro strabiliante con una forma di vita diversa dalla nostra, e a farlo sarà il nostro giovane eroe.

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L’orrenda invasione (ed. or. 1951), di John Wyndham, è uno dei più noti titoli della fantascienza classica e chiude il trittico in bellezza. Un giorno una buona parte dell’umanità si risveglia cieca dopo una pioggia di meteore che è anche causa dell’evoluzione mostruosa di una strana specie di piante di origine artificiale, i trifidi. Questi sono arbusti che hanno la capacità di sradicarsi dal terreno e camminare in posizione eretta. Ben presto sarà chiara anche la loro antropofagia. Il protagonista è uno dei biologi responsabili della coltivazione della specie vegetale, che sebbene accecato, dovrà riuscire a trovare un riparo con il resto dell’umanità sopravvissuta. Qui non assistiamo a una vera e propria invasione dallo spazio, ma alla ribellione di una specie creata in laboratorio dall’uomo stesso, che alla prima occasione ha deciso di mettere in atto il suo piano apocalittico.

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Un pensiero su “I primi Urania: tre tipi diversi di alieni

  1. Populpunk BrazKovalsky

    Trovo quest’articolo utilissimo.
    Ho centinaia di questi libri…e non arrischio mai la lettura perché individuare il romanzo bello tra i tanti orrendi è praticamente impossibile.
    Leggerò l’orrenda invasione.