Vita formidabile con tratti di normalità: il memoir di Michael Frank

Marina

Raccontare le proprie vicende familiari è da sempre una forte tentazione per chi ama la scrittura. Se molti tentativi fortunatamente naufragano prima di essere stampati, e i più caparbi ricorrono all’on demand, ci sono dei casi che conquistano l’interesse del pubblico in pochi mesi. Soprattutto se i loro autori sono scrittori, o artisti più o meno affermati, che magari hanno avuto una vita più  avvincente e, in più, sanno fiutare meglio di altri cosa può incuriosire i lettori.

Diverso dalla pura autobiografia è il memoir, una raccolta di ricordi in cui la scrittura non risponde necessariamente a una ricostruzione oggettiva né cronologica degli avvenimenti. Negli ultimi due anni un paio di libri appartenenti a questo genere ha raccolto molti consensi. Nel 2017 è stata la volta di Michele Mari con il suo Leggenda privata e quest’anno è toccato a Michael Frank con I formidabili Frank (Einaudi), molto amato sia in Italia che negli Stati Uniti (Jonathan Franzen ne ha parlato con grande entusiasmo).

 

Come l’opera di Mari anche quella di Frank, scrittore e saggista che vive tra New York e la Liguria, a tratti insinua il dubbio di essere stata scritta per “togliersi qualche sassolino dalla scarpa”, vendicandosi di un’infanzia non sempre felice, anche a causa dell’atteggiamento di alcuni familiari. Al netto di questa caratteristica, probabilmente comune a molti memoir (l’ultimo esempio riguarda la figlia di Steve Jobs), I formidabili Frank è un libro ben scritto e ricco d’interessanti spunti di riflessione.

 

Tra i motivi di maggiore fascino c’è l’ambientazione tra le colline di Laurel Canyon, a Hollywood, dove vivono diversi parenti del protagonista. Ambiente e famiglia, i due nodi del romanzo, sono entrambi fuori dall’ordinario: la Hollywood degli anni Sessanta, abitata da eccentrici sceneggiatori e diverse celebrità, è la cornice in cui si muove una complessa famiglia composta da due coppie, di cui una con tre figli maschi, e due nonne. Queste nove persone abitano a pochi metri di distanza le une dalle altre e sono legate da rapporti complessi, ambigui e in continua evoluzione. In particolare, l’anima del romanzo è la relazione tra Michael, autore e protagonista del libro, e Hank, affascinante ed egocentrica zia che condizionerà tutta la vita del nipote.

 

Nonostante la vicenda di Michael Frank sia così straordinaria da essere talvolta poco credibile, ci sono pagine in cui ci si trova a identificarsi con alcune dinamiche familiari, a emozionarsi e “fare il tifo” per i vari personaggi che cambiano continuamente atteggiamenti, ruoli e opinioni. Alcuni passaggi, inoltre, possono essere letti come un invito a riflettere sull’influenza della famiglia su di noi e sulla difficoltà di proteggerci dall’invadenza e dalla prepotenza talvolta incluse nell’amore parentale. Anche quest’ultima, per altro, è una caratteristica comune anche al libro di Mari.

Dell’opera di Frank colpiscono inoltre la lucidità con cui l’autore narra e analizza sentimenti e impressioni provati da bambino e la precisione con cui descrive i vari personaggi e la loro evoluzione nel corso degli anni, tanto che sembra di averli davanti agli occhi.

Per rendere un’opera biografica avvincente, dunque, sono necessarie una scrittura fluida e pulita e la capacità di distinguere gli aneddoti e i personaggi più curiosi e significativi, magari fornendo al lettore, anche inconsapevolmente, la possibilità di ripercorrere e analizzare la propria esistenza.

Poi, se la vicenda personale è particolarmente intricata e fuori dall’ordinario, ancora meglio. E quella della “formidabile” famiglia Frank lo è senz’altro, come racconta lo scrittore in questa video-intervista.

 

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